Scuole chiuse: riapertura per il 4 dicembre?


Da Azzolina a Locatelli, il fronte della scuola aperta: "È sicura"

HuffPost – 17/11/220

La ministra agli studenti sulla Stampa: "Una sconfitta chiudere". Il presidente del Css sul Foglio: "In classe sicurezza assicurata fino alla fine dell'anno"

Si moltiplicano le voci di chi chiede al più presto un ritorno della scuola in presenza per tutti. A cominciare dalla ministra per l’Istruzione Lucia Azzolina, che in una lettera alla Stampa si rivolge direttamente agli studenti: “Lasciarvi a casa è una sconfitta, cari ragazzi, riapriremo le scuole”.

“Non dovete essere voi a pagare il prezzo più alto di questa emergenza. Le scuole sono un ambiente controllato, ci sono regole severe che vengono rispettate con attenzione anche grazie agli studenti. Le scuole devono stare aperte. Una loro chiusura prolungata rischia di impattare negativamente e a lungo termine sulla formazione, sulla capacità di apprendimento, sui livelli di istruzione. Sull’emotività dei ragazzi”. Perché, aggiunge Azzolina, “a scuola, e non è retorica, si costruisce il futuro, un futuro che cammina sulle vostre gambe”. Poi la ministra scrive che “chiusure e aperture degli Istituti scolastici non sono decise dal Ministero dell’Istruzione. Serve un lavoro di squadra, insieme ai responsabili degli Enti locali e a i Presidenti di Regione. Amministratori di cui comprendo le preoccupazioni. Li sto chiamando uno ad uno. Dobbiamo essere tutti d’accordo sul fatto che lasciarvi a casa sarebbe una sconfitta per tutta la comunità”.

Chiudere la scuola non è il modo migliore per proteggerci dal contagio, secondo Franco Locatelli. “Se vogliamo dire la verità bisogna avere il coraggio di dire che non è vero”, afferma al Foglio il presidente del Consiglio superiore di sanità, che elogia la “visione lucida” e “l’impegno massimo” di Lucia Azzolina. “La nostra scuola è nelle condizioni di assicurare sicurezza degli studenti fino alla fine dell’anno scolastico. E lo scandisco. Fino alla fine dell’anno scolastico. La scuola deve essere tutelata al massimo come si fa con le attività lavorative”. Secondo Locatelli “continuare con la didattica a distanza espone i ragazzi a una deprivazione sociale, culturale e affettiva”. Per questo “il sacrificio di chiudere le scuole deve essere fatto per periodi limitati e con l’obiettivo prioritario di riaprirle al più presto”.

Nel governo però ancora non è chiaro cosa succederà dopo il 4 dicembre. Dalla prossima settimana, se i dati di rallentamento generale della circolazione del virus saranno confermati, si comincerà a riflettere sul da farsi.

Per ora - scrive il Corriere della Sera - si lavora per cercare di ricucire gli strappi delle regioni che hanno deciso di chiudere tutte le scuole, anche elementari e medie: l’Abruzzo, dove la decisione per ora è stata evitata nonostante il parere del Cts regionale che spingeva a bloccare tutto, la Basilicata, la Calabria, la Campania. Ora anche la Valle d’Aosta ha avviato una campagna di screening prima di decidere se è il caso di tenere ancora aperte le scuole elementari e medie.

L’Istituto superiore di Sanità ha presentato venerdì scorso un monitoraggio specifico sulle scuole, paragonando i dati dei contagi a livello nazionale con quelli della fascia di età dai 3 ai 18 anni. Con alcune avvertenze, come quella che i dati delle due ultime settimane - forniti dalle Asl - non sono completi e dunque rischiano di ridurre la portata dello studio, i grafici dimostrano che da quando si sono chiuse le scuole superiori i contagi nella fascia d’età 14-18 sono diminuiti e - si legge nelle conclusioni - “dal 20 ottobre i dati suggeriscono che i casi tra i bambini e ragazzi non crescano allo stesso ritmo dei casi in età non scolare e che abbiano raggiunto un plateau”.

 

Scuole chiuse, Iss: meno casi tra gli adolescenti. Il rebus della riapertura dopo il 4 dicembre

Corriere della Sera – 17/11/2020 - Gianna Fregonara

I dati del monitoraggio: raggiunto il plateau. Il Cts con Azzolina: riapriamo le scuole. Ma servono un piano trasporti e i test per lo screening, la ministra scrive a Bonaccini

Che cosa succederà dopo il 4 dicembre, se le scuole superiori potranno riaprire, oggi non c’è nessuno nel governo che lo sa dire. Neppure al ministero dell’Istruzione la ministra Lucia Azzolina, che da quando hanno chiuso sta lavorando per tenere alta la bandiera del ritorno in classe, si sente di fare previsioni. Dalla prossima settimana, se i dati di rallentamento generale della circolazione del virus saranno confermati, si comincerà a riflettere sul da farsi.

Il Cts e la ministra

Per ora si lavora per cercare di ricucire gli strappi delle regioni che hanno deciso di chiudere tutte le scuole, anche elementari e medie: l’Abruzzo, dove la decisione per ora è stata evitata nonostante il parere del Cts regionale che spingeva a bloccare tutto, la Basilicata, la Calabria, la Campania. Ora anche la Valle d’Aosta ha avviato una campagna di screening prima di decidere se è il caso di tenere ancora aperte le scuole elementari e medie. Ma intanto sulla scuola ci sono chiaramente due partiti. Al suo, quello di chi vorrebbe riaprire, la ministra Azzolina da ieri ha arruolato definitivamente il Cts,che dovrà dare il suo parere sulle scelte future del governo. Nell’intervista al Corriere il coordinatore Agostino Miozzo ha annunciato ufficialmente che sulle chiusure bisogna ripensarci.

I governatori

Il messaggio era intanto rivolto ai governatori che temono l’aggravarsi delle situazioni locali, spesso anche per mancanza di dati chiari sui contagi dei giovani. Ma anche il governo sull’argomento è diviso con il Pd e Leu che spingono per mantenere la chiusura e il Movimento Cinquestelle e Italia Viva che insistono per lasciare aperte almeno infanzia, elementari e medie. E come il governo è divisa l’opinione pubblica. Il comitato priorità alla scuola, sull’onda della protesta di Anita, la ragazzina di Torino che tutte le mattine va davanti alla scuola fare didattica digitale, ha organizzato per oggi una nuova protesta davanti a Montecitorio dove vuole portare studenti e professori a fare lezione.

I dati dell’Iss

Ma ci sono dati sui contagi in classe e che cosa dicono? L’Istituto superiore di Sanità ha presentato venerdì scorso un monitoraggio specifico sulle scuole, paragonando i dati dei contagi a livello nazionale con quelli della fascia di età dai 3 ai 18 anni. Con alcune avvertenze, come quella che i dati delle due ultime settimane - forniti dalle Asl - non sono completi e dunque rischiano di ridurre la portata dello studio, i grafici dimostrano che da quando si sono chiuse le scuole superiori i contagi nella fascia d’età 14-18 sono diminuiti e - si legge nelle conclusioni - «dal 20 ottobre i dati suggeriscono che i casi tra i bambini e ragazzi non crescano allo stesso ritmo dei casi in età non scolare e che abbiano raggiunto un plateau».

La diminuzione

La spiegazione sulla diminuzione dei contagi, secondo i tecnici del ministero dell’Istruzione, oltre che alle chiusure in sé, sarebbe anche da ascrivere al fatto che, non andando più a scuola, i contagi tra adolescenti non sono più controllati come avveniva nelle prime settimane di scuola. I focolai restano comunque pochi, il 2.2 per cento del totale. Le tabelle regionali mostrano l’impennata dei casi in Sardegna, Umbria, Piemonte, Campania e Bolzano da fine settembre, tutti poi in diminuzione dalla fine di ottobre, dopo il primi provvedimenti di chiusura.

Test e trasporti

Quali siano le condizioni per poter riaprire le scuole però si comincia a delineare: un piano per i trasporti e quei test per gli studenti e i professori che erano stati annunciati in estate ma che si sono persi nell’emergenza di queste settimane. Della questione test per le scuole si dovrà occupare il Cts, al quale il ministero dell’Istruzione ha chiesto un parere. Per quanto riguarda i trasporti invece Azzolina ha scritto al presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini chiedendogli che le regioni forniscano agli uffici scolastici un piano con le situazioni critiche per poter procedere a rimodulare gli orari e gli scaglionamenti degli ingressi e delle uscite.

Il nodo dei supplenti

«Ma per riaprire bisogna che in classe ci siano i professori - avverte il presidente dell’Anp Lazio Mario Rusconi -mancano ancora tantissimi supplenti annuali, prima di dicembre o gennaio le cattedre non saranno complete». Monica Galloni, preside del liceo scientifico Augusto Righi, primo della Capitale secondo la classifica di Eduscopio, ha lanciato un appello pubblico per tornare in classe: «Abbiamo bisogno di esserci. Abbiamo bisogno di venire e stare a scuola. Abbiamo bisogno della nostra vita».

 

 

 

 
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