Dubbi del MEF su alcune proposte di incremento dei direttori generali al MI

 

Pnrr, l'Economia boccia il Mi

da Italia Oggi - 27 maggio 2021 - di Alessandra Ricciardi


«Proposta asistematica», che «deroga alla ordinaria procedura di reclutamento» e che «comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Il ministero dell’economia boccia, sotto il profilo finanziario ma anche della coerenza normativa, il rafforzamento della struttura ministeriale proposto dal dicastero dell’istruzione per l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Un ministero dell’istruzione extra large, quello tratteggiato con il pacchetto normativo messo a punto dagli uffici del ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, in vista del varo del decreto legge Semplificazioni collegato al Piano nazionale di ripresa e di resilienza.

Dopo anni di tagli lineari ai ministeri e agli organici degli stessi, viale Trastevere propone di mettere a bilancio 5 posti in più da direttore generale, non solo per l’amministrazione centrale ma anche regionale, 29 dirigenti di seconda fascia, per i quali tra l’altro la Ragioneria generale contesta l’esatta quantificazione finanziaria della relazione tecnica (manca il conteggio del trattamento economico accessorio), 65 posti da funzionari di area III, tutti stabili in organico, e altri 250 funzionari invece da assumere a tempo determinato, dal 2021 al 2026. Le procedure saranno svolte, dicono gli uffici di Bianchi, in modo semplificato, attraverso un esame orale.

Il dicastero dell’istruzione ha spiegato, nella relazione tecnica, che le nuove immissioni in ruolo sono indispensabili per assicurare al ministero le professionalità necessarie ad attuare il Pnrr. Un impegno aggiuntivo per l’amministrazione che è indicato come giustificazione anche per lo stanziamento di 800 mila euro per meglio retribuire gli uffici di diretta collaborazione a supporto dell’attività di indirizzo politico del ministro Bianchi.

Argomentazioni in larga misura confutate dalla Ragioneria generale dello stato. «Preliminarmente», si legge nella nota a firma del Ragionere generale Biagio Mazzotta, «si rappresenta l’inadeguatezza della relazione tecnica, la stessa deve essere maggiormente dettagliata in merito all’impatto finanziario derivante, alla quantificazione degli oneri e ai criteri utilizzati per la quantificazione». E poi ,visto che proposte sulla governance dei ministeri per il Pnrr stanno arrivando anche da altri dicasteri, l’Economia mette le mani avanti: è necessaria «una preventiva verifica politica al fine trattare l’argomento in modo omogeneo e unitario per tutte le amministrazioni interessate».

Circa l’incremento di posti a tempo indeterminato: «Non appare coerente con l’incremento della dotazione organica già realizzato di recente con il dl 1/2020». Inoltre le 250 assunzioni a tempo determinato sono suscettibili di determinare «nuovo precariato…in netta controtendenza anche con il recente monito della Compassione europea del 34 dicembre 2020 di preannunciata attivazione di una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia in materia di precariato». E comunque va dimostrato che i profili necessari non sono rinvenibili nel personale già in servizio, «ciò con particolare riferimento al richiesto incremento di posti di livello dirigenziale, in assenza del quale si esprime parere contrario».

In merito agli 800 mila euro di finanziamento aggiuntivo per gli uffici di diretta collaborazione, «si ritiene necessario che la relazione tecnica sia integrata con maggiori elementi di dettaglio sulla destinazione delle predette risorse aggiuntive», chiede l’Economia.

In corso di valutazione presso palazzo Chigi le altre norme proposte: si prevede che in caso di inerzia nell’espletamento dei lavori relativo ai fondi del Pnrr nelle scuole, il ministero, previa diffida ad adempiere entro 30 giorni, si possa sostituire all’ente locale competente; che le scuole possano acquistare dispositivi connessi al Pnrr anche senza ricorrere al Mepa, il mercato elettronico per la pubblica amministrazione, e che i presidi possano affidare gli interventi senza delibera del consiglio di istituti. Nuove norme anche per la verifica della regolarità amministrativa, con la creazione di una piattaforma digitale ad hoc. Costo da indicare.





 

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