Lina Maghenzani: mamma di Giovanni Guareschi e maestra per 49 anni

 

Dalla mamma di Guareschi una lezione per prof e ragazzi

Il Sussidiario -  20.11.2020 - Alfio Pennisi

La mamma diGuareschi, Lina Maghenzani, era maestra elementare. Insegnò fino a 70 anni,instancabile. Perché i ragazzi, ieri come oggi, sono lì che aspettano

La mamma di GiovanninoGuareschi, Lina Maghenzani, era maestra elementare. Nata nel 1878, insegnò finoa settant’anni e oltre: di mezzo, vale la pena di ricordarlo, due guerremondiali. La incontriamo, Lina Maghenzani, nelle pagine del Corrierino dellefamiglie, la raccolta di racconti del 1954 i cui protagonisti sono ifamiliari stessi dell’autore. Ne Il diploma della signora maestraGiovannino intesse con la mamma un dialogo e le comunica che, dal ministerodella Pubblica Istruzione, è finalmente arrivato il suo “Diploma di benemerenzadi prima classe”.

Non che cisia troppo da rallegrarsene: il Diploma contiene un errore (parla di 40 anni diinsegnamento, ma sono 49), qualifica il servizio della maestra Lina Maghenzanicon un “buono” che non dice neanche lontanamente l’abnegazione e l’amore concui lei ha seguito i suoi alunni; ma soprattutto – ed è la cosa più grave,quella che fa davvero imbestialire Giovannino – è arrivato troppo tardi, il 17ottobre del 1950: la maestra Lina Maghenzani se n’era andata il 13 luglio diquello stesso anno.

Guareschi,come detto, non la prende bene: al pensiero che la sua mamma è stata privatadella gioia di un giusto riconoscimento, il suo cuore – come egli stesso scrive– “è pieno di veleno” e lo scrittore, con una ironia risentita assai più delsolito, irride “l’ignavia statale” e la “sordida indifferenza burocratica”.Vicenda esemplare, se è permesso l’accostamento.

In tempicome i nostri, che una guerra mondiale la stanno anch’essi sostenendo, cisarebbero mille motivi per prendersela con l’ignavia statale e l’indifferenzaburocratica, che non han pensato a nulla nei mesi estivi e oratirano fuori decreti policromatici uno dopo l’altro. Per la scuola, a onordel vero, i “piccoli ignoti uomini” del ministero, qualcosa l’hanno pensata: adesempio, hanno preso i famosi, vecchi, arcinoti compiti per casa e li hannoribattezzati “attività asincrone” perché, quando gli alunni le svolgono, ilprofessore non c’è…

E se, nellockdown primaverile, l’impreparazione generale aveva costretto tanti a unaimprovvisazione creativa fatta di strumenti approssimativi ma duttili, ora ladidattica a distanza è stata irreggimentata in linee, piattaforme, procedurerigidissime.

Stremati,perché oberati da mille incombenze, i professori: lezioni e supplenze lamattina; e poi, al pomeriggio e fino a sera, ancora ore e ore di fronte alloschermo per programmazione, consigli, incontri con le famiglie e preparazionedelle attività dell’indomani, tanto da sentirsi “una pallina gialla inseguitada Pac-Man, di corsa e sempre sul punto di essere divorata”.

Confusi espaesati i ragazzi, ai quali la scuola, la vita a scuola, manca come l’aria:“Non morirò di Covid, morirò di depressione” ha detto un ragazzino pieno divita e interessi del secondo anno di Scientifico.

Ma lamaestra Lina Maghenzani, ci dice Giovannino Guareschi, “non si stancava mai dilavorare”. Le cose stanno proprio così. C’è chi non si stanca di lavorare,e anche se si stanca, va avanti, perché i ragazzi sono lì, che aspettano.

Accadevaprima del Covid e sta accadendo pure di questi tempi; tengono duro, gliinsegnanti, e – magari smoccolando un po’, ogni tanto – s’inventano qualcosache si rivela più forte della fatica, della confusione e della solitudinedavanti allo schermo. Come una mano d’aiuto ad un collega più anziano checon il pc proprio non ce la fa. O come l’apertura dell’aula virtualequando ancora mancano 15 minuti all’inizio della lezione; non per cominciareprima (più di tre quarti d’ora non si può), ma per far sentire qualche nota dimusica classica.

E scoprire,con sorpresa, che gli alunni – uno, due, tanti – si collegano, e stanno lì adascoltare, grati per la musica; e perché qualcuno li aspetta.

 

 

 



 

Copyright © 2021 Di.S.A.L.