Scuole chiuse: sempre più numerose le voci a favore di una riapertura degli istituti

 

Tenere aperte le scuole si può

Tempi - 18 novembre 2020

Diventanosempre più numerose le voci a favore di una riapertura degli istituti. Non cisi può arrendere alla didattica a distanza

Perché lescuole medie e superiori devono rimanere chiuse, arrabattandosi con ladidattica a distanza? La domanda inizia a farsi sempre più largo anche sullepagine dei giornali. Ieri sulla Stampa il ministro Lucia Azzolina hascritto una lettera in cuiribadisce la sua intenzione di riaprire il prima possibile tutti gli istituti edi voler fare in modo che non ne chiudano nel frattempo. Il ministro assicuradi aver ricevuto dal Comitato tecnico scientifico rassicurazioni sullapossibilità di far svolgere lezioni in presenza, ma al contempo lamenta di nonpoter essere lei a decidere se tenere aperte o meno le scuole.
Intanto le Regioni vanno nella direzione opposta a quella auspicata dalministro. Basilicata e Calabria hanno previsto ulteriori restrizioni, così comel’Abruzzo anche se in maniera più leggera. Il problema è, come sempre, lalettura dei dati che spesso sono incompleti o difformi da regione a regione.

Prioritàeducativa

La verità èche, in una situazione così confusa, a fare la differenza dovrebbe essere lapolitica e il coraggio di fare delle scelte. Negli altri paesi europei –Francia, Inghilterra e Germania, ad esempio – pur predisponendo delle serrate,si è deciso di tenere le scuole aperte. È una scelta politica, appunto, edunque rischiosa, ma che almeno ha il merito di fissare nell’educazione unapriorità. Una posizione condivisa da questo giornale che nei giorni scorsiaveva lanciato un appello per nonchiudere le scuole.

Tra l’altro,ieri al Foglio FrancoLocatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, componente del Cts, hadetto che non esiste correlazione fra riapertura delle scuole e la ripresadella curva dei contagi: «La nostra scuola è nelle condizioni di assicuraresicurezza degli studenti fino alla fine dell’anno scolastico. E lo scandisco.Fino alla fine dell’anno scolastico. La scuola deve essere tutelata al massimocome si fa con le attività lavorative».

La scuolasacrificata

Le parole diLocatelli arrivano solo un giorno dopo rispetto a quelle pronunciate daAgostino Miozzo, coordinatore del Cts, al Corriere:

«C’èun’emergenza che dobbiamo affrontare subito ed è quella delle scuole. Moltipolitici hanno scelto di sacrificare la scuola come segnale di efficientereazione in risposta all’emergenza. Banalizzo e sintetizzo questionidrammaticamente serie, ma ho la percezione che la tradizionale cultura didisprezzo del bene primario che è la scuola e la formazione dei nostri giovanisi traduca bene nelle reazioni di molti improvvisati politici del nostrodisgraziato Paese».

«Per lastragrande maggioranza dei bambini, i vantaggi di tornare in classe superano digran lunga il basso rischio di ammalarsi di coronavirus e le scuole possonointervenire per ridurre ulteriormente i rischi. I dati ci dicono che èdifficile discriminare che l’infezione di un ragazzo sia avvenuta a scuolapiuttosto che nei momenti precedenti o successivi».

Un drammacon effetti devastanti

Sempre sul Corriere della Seraè apparso un lungo e interessante editoriale di Francesco Drago e LucreziaReichlin in cui ci si domandava a quale prezzo abbiamo deciso la chiusura dellescuole.

«La chiusuradanneggia tutti gli studenti anche quando viene attivata la didattica adistanza. Chiusure prolungate hanno effetti permanenti sul rendimentoscolastico, sulle abilità cognitive, sulla propensione all’abbandono scolasticoe sullo stato psicofisico dei nostri studenti. Non è innocuo chiudere per uno odue mesi oggi, specialmente in un Paese in cui la scuola era statagià penalizzata dalla chiusura di marzo. Montagne di studi nelle scienzesociali ci dicono che chiudere la scuola oggi rappresenta una ipotecasul futuro di una intera generazione. Costi certi e benefici incerticaratterizzano anche la chiusura di altre attività, ma la scuola è unsettore in cui i danni associati alla sospensione della didattica non sirecuperano più. Sono perdite permanenti per gli studenti e quindi per tutto ilPaese».

«La scuola eraun’emergenza prima della pandemia. Oggi è un dramma che se non affrontato avràeffetti devastanti e duraturi».

Numeri daemergenza

Un’emergenzasotto tanti aspetti che ieri il Giornale vedeva confermata nell’ultimomonitoraggio elaborato dalla Direzione generale dell’Istruzione Ue pubblicatola settimana scorsa. «Su 7 degli indicatori chiave identificati dallaCommissione europea, l’Italia è sotto la media Ue in lettura, matematica escienze, abbandono scolastico, livello di istruzione terziaria, istruzionedegli adulti. Soltanto per quanto riguarda la frequenza dei più piccoli finoalla scuola dell’obbligo la percentuale dei frequentanti è superiore alla mediaeuropea. Il tasso di abbandono scolastico anche se in calo resta tra i più altiin Europa, soprattutto al sud e tra i giovani nati all’estero. Nel 2019 oltreil 13 per cento dei giovani nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anniha abbandonato precocemente l’istruzione e la formazione».

 

 

 



 

Copyright © 2020 Di.S.A.L.