Emergenza pandemia: usare meglio il tempo a disposizione

 

Trepiste di lavoro per usare al meglio il tempo del lockdown

- Ezio Delfino

 

Per le lezioni in presenza è dinuovo tempo di sospensione. Ma l’emergenza non può far dimenticare ciò che hafatto già emergere, dalle relazioni alla Dad

Oggi, purtroppo, per le lezioni inpresenza è di nuovo tempo di sospensione, benché non generalizzata. Esarebbe un peccato dimenticare l’esperienza straordinaria, seppur fragile, chele scuole hanno vissuto nel periodo di lockdown, anche se è facile nonricordare quanto veramente accaduto, sommersi dalle preoccupazioni perla tenuta del sistema scuola. In quella esperienza, proprio perché verificatasiin una situazione difficile, ci sono prospettive da tenere in considerazioneche riguardano il motivo profondo per cui docenti e presidi continuano a fare scuolae che, soprattutto, indicano la necessità di un pieno coinvolgimento di tuttigli operatori nella capacità di coniugare l’intelligenza dell’insegnamento conquella dell’apprendimento.

Ecco allora, tra quelle emerse conmaggior evidenza, alcune indicazioni di lavoro che fin da oggi vanno custodite,analizzate, sperimentate e proposte alla considerazione degli operatori dellascuola e dei decisori politici per realizzare, ora e in prospettiva, ambientiformativi autenticamente innovativi.

L’emergenza, intesa anche nel sensodi “emersione” di ciò che era già presente e che proprio grazie alla pandemia èdivenuto più chiaro, ha messo in luce innanzitutto, allora come ora, chel’opera del fare scuola richiede primariamente l’impegno di costruirerelazioni, necessarie a generare il contesto in cui si realizza la vita diuna comunità educativa. Si può dire che in questi mesi è apparso evidente chela scuola, prima che un sistema organizzato e un ambito di metodologie perl’apprendimento, è una realtà di vita: fare scuola rappresenta una formaparticolare di “amicizia”, di bene, a livello di singolo istituto, diterritorio, di ambiti.

Si è inevitabilmente avviato un tempo nuovo nel quale attuare esostenere modelli di scuole che si concepiscono come “comunità di destino”,come “comunità di apprendimento” e come “comunità di comunità”, capaci di orientare continuamentele proprie azioni al fine formativo, promuovendo processi condivisi. È insommainiziato il tempo di una restituzione, a quel campo aperto che è la scuola, delsuo scopo irrinunciabile: la trasmissione non solo di saperi, capacità,competenze, ma di una cultura come percorso di conoscenza e di vita.

Una seconda indicazione è chel’emergenza ha imposto una formazione obbligatoria e accelerata di tutti glioperatori – presidi, docenti e amministrativi – in particolare nel campodigitale, suggerita non da programmazioni centralizzate, ma dall’urgenza dicreare spazi di comunicazione e di lavoro indispensabili a sostenere l’azioneeducativa e didattica a distanza. Un primato della prassi sulleconcettualizzazioni che ha obbligato le scuole a uscire dallo sterile dibattitotecnologie sì/tecnologie no e a rimettere al centro la necessità di ampliare lagamma di soluzioni didattiche finalizzate all’apprendimento efficace. Per tuttiè stato inevitabile avviare un percorso di riflessione sull’esperienza diinsegnamento, affinando ragioni, finalità, contenuti: in una parola, avviandoprocessi culturali innovativi.

Un terzo spunto è che in questi mesi ha ripreso forza il tema dell’impostazionepersonalizzata dei percorsi formativi. La necessità di scoprire come i ragazziimparano, l’attenzione alla varietà di tempi e opportunità di apprendimento cheli caratterizza e la scoperta del ruolo fondamentale delle relazioni tra parinei gruppi di lavoro, hanno generato negli adulti impegnati a scuola, un lavoropuntuale per offrire stimoli a ciascun alunno, accompagnarlo con premura adapprendere, aiutarlo a collocarsi in modo originale e autentico nel camminodella propria classe. Questa maggior conoscenza di approcci didatticipersonalizzati, acquisita tramite l’esperienza, potrà d’ora in poi offrire alladidattica integrata e mista prospettive e spazi di sperimentazione oltrel’emergenza, mobilitando varie modalità di insegnamento/apprendimento.

Anche la valutazione, riscopertanel suo fondamentale valore formativo, potrà rientrare proprio tra le pratichedi personalizzazione, senza più l’esclusiva ossessione di “posare”semplicemente voti sul registro. Similmente gli esami conclusivi dei cicli discuola, riformulati lo scorso anno scolastico in periodo di emergenza, potrannoessere ridefiniti non solo in chiave di verifica delle competenze acquisite,ma, soprattutto, in chiave formativa e personalizzata, come d’altronde giàprevisto dal Dlgs 62/2017.

Sono, quelli sopra evidenziati,aspetti di indubbia novità che, se supportati da aggiornamento esemplificazione della normativa scolastica non più procrastinabili,costituiscono elementi fondativi di rinnovate esperienze di autonomia delleistituzioni scolastiche e leve strategiche per il rilancio di un sistemascolastico all’altezza delle nuove sfide.





 

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