Reclutamento personale: come avviene alle paritarie?

 

L’ultima beffa dello Stato alle paritarie (con una telefonata)

Il Sussidiario -  15.10.2020 - Pierluigi Castagneto

 

Le scuoleparitarie spesso formano giovani insegnanti che gli vengono sottratti con unatelefonata che può valere, dopo anni di precariato, il posto fisso

Uno Statoarrogante, un ministero dell’Istruzione autoritario, che prende quando e dovevuole, senza guardare in faccia nessuno. Accade quest’anno è già accaduto inpassato. Gli uffici scolastici regionali, con le articolazioni provinciali,dopo la tornata dei precari, sta passando alla nomina dei docenti cosiddettiCovid. Sono coloro che vanno a sostenere le scuole per le supplenze e persostituire o supportare i lavoratori cosiddetti fragili da Covid-19, che nonpossono insegnare in presenza, ma fanno lezione a distanza. Gli impiegati cheal telefono propongono l’incarico annuale per ottenere subito il risultatodicono che è un’occasione unica per entrare a insegnare nelle scuole statali.Si fa punteggio e si inizia la carriera del precariato che potrebbe portare inpochi anni alla stabilizzazione del posto.

Molti chericevono la proposta però sono docenti assunti nella scuola paritaria eaccettano di passare a quella statale senza nemmeno pensarci, causando gravidifficoltà alla scuola di appartenenza.  Un direttore di scuola paritariache l’altro ieri si è trovato in questa situazione ha scritto ai colleghi: “Nonsi trovano più maestre con diploma magistrale o socio-psico-pedagogico ante2001/2002 (quelle abilitate senza necessità della laurea in formazione primariandr)  e le neo-laureate aspettano la ‘chiamata’ dello Stato per la ScuolaPrimaria. Non so come fare e se non assumo qualche insegnante non riesco agestire la situazione e a sostituire le  dimissionarie”. 

Casi comequesti sono frequenti, ma non era mai accaduto ad anno pienamente iniziato.Perché accade? innanzitutto la scuola italiana soffre di una carenza didocenti, sempre più marcata. Lo Stato poi offre contratti vantaggiosi, lavoromeno stressante (i  genitori sono solo utenti e non clienti che pagano unaretta) e soprattutto il miraggio del posto fisso. Sembra un fenomenoincomprensibile, inaspettato sino a pochi anni fa, da evitare con normative adhoc, anche perché la scuola statale e non statale dovrebbe essere gestita inmodo ordinato, per garantire a tutti gli studenti italiani uguaglianza ditrattamento e senza che la scuola del ministero dell’Istruzione faccia la partedel leone. Nello Stato tra l’altro il meccanismo del passaggio daun’istituzione scolastica all’altra non è previsto. I docenti annuali una voltanominati non possono spostarsi o dimettersi, pena la cancellazione dallegraduatorie.  Invece accade di continuo nelle paritarie ed è addiritturalo Stato a incentivare il passaggio. 

Gli effettidi questo meccanismo cominciano a farsi sentire. Innanzitutto viene impoverital’offerta formativa delle scuole non statali, che tutti gli anni devono formarei docenti, ricominciando da capo. In pratica accade che le scuole paritarie forminoil personale appena laureato, permettendo ai giovani docenti di acquisireesperienza, per poi prenderseli con una semplice telefonata. Una concorrenzasleale, da vero Stato totalitario. In Lombardia, in Emilia Romagna o in Liguriamolti gestori hanno dovuto sostituire nel giro di pochi giorni decine di insegnanti, nell’indifferenza dei direttori degli uffici scolastici regionali eprovinciali, che non sembrano mai interessati alle problematiche delle scuoleparitarie. 

“Colleghinon è pensabile di poter andare avanti così! – continua la lettera -. Sonoveramente preoccupato e temo altre dimissioni con le stesse tempistiche. Nelle telefonateche vengono fatte alle docenti viene detto che devono accettare immediatamenteoppure ‘perdono l’occasione’ e devono scorrere le graduatorie. Poteteaiutarmi/aiutarci e porre la problematica a livello nazionale e al MinistroAzzolina prima che sia troppo tardi?”.

“Non èsemplice trovare soluzioni”, precisa un funzionario  di una Usr del NordItalia che non vuole comparire in prima persona, ma il “problema sussiste e vaaffrontato se non vogliamo che oltre alle difficoltà economiche le scuoleparitarie declinino anche per qualità della didattica e per un turnover delpersonale docente esagerato”. È un campo scivoloso in quanto è difficile cheuno Stato che si considera ancora il monopolista  del sistema d’istruzione corregga se stesso,in quanto  detta le regole e le norme generali sulla scuola, stabiliscegli stanziamenti, sanziona gli inadempienti e non accetta un effettivopluralismo educativo.

La stradadella parità scolastica sancita dalla legge 62/2000, di cui quest’anno sicelebrano i vent’anni dalla promulgazione, è ancora irta di ostacoli edifficoltà.  

 

 



 

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