ScuolaMondo/Come vanno le cose nel resto del mondo

 

Come va con le scuole nel mondo

Storie dicasi di successo e di altri che invece molto meno

Il post –29/8/2020

 

Lariapertura delle scuole in questi giorni è tra gli argomenti più discussi, inItalia e non solo. Se in Italia esistono ancorasolo indicazioni parziali, a circa tre settimane dalle riaperture,in altri paesi le scuole sono già state aperte, in qualche caso da diversesettimane: qualche volta con successo, qualche volta con conseguenze negative. Percomprendere come sono andate le cose nei diversi paesi bisogna però tenereconto di diverse variabili, prima di tutto l’andamento dell’epidemia.

Nelle sueultime linee guida, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che tuttigli studenti dai 12 anni in su dovrebbero indossare la mascherina, ricordandoche questo è un «momento insidioso» per le scuole e quindi serve procedere con grande cautela. Secondo Hans Kluge,direttore regionale dell’OMS per l’Europa, «non è possibile aprire le società senza prima aprire lescuole»: ma «il nodo della questione è che la riapertura dellescuole dipende essenzialmente dal livello di trasmissione nelle comunità, e perquesto le misure di base vanno applicate ovunque».

Secondo unrecente rapporto dell’UNICEF, dall’inizio della pandemiaun miliardo e mezzo di bambini in tutto il mondo sono rimasti a casa per viadelle norme di sicurezza imposte per evitare la diffusione del contagio dacoronavirus: l’UNICEF stima che in questi mesi, con le scuole chiuse, 463milioni di bambini non abbiano avuto accesso all’istruzione per via dellamancanza di strumenti adatti alla formazione a distanza.

Danimarca
La Danimarcaè stato il primo paese in Europa ariaprire le scuole lo scorso 15 aprile, ed è riuscita a farlo senza grossedifficoltà anche grazie a un efficace sistema di tracciamento dei contatti. Perquesto, è stata vista come uno dei paesi più virtuosi da prendere come esempioper la gestione della riapertura delle scuole.

In Danimarcai bambini da 2 a 12 anni vengono separati in “bolle protettive”, cioè piccoligruppi che non entrano in contatto fra loro, così che in caso di contagio la“bolla” della persona contagiata si possa isolare facilmente senza che l’interaclasse debba stare a casa in quarantena. Inoltre sono state previste entratescaglionate e orari diversi, anche per il pranzo; la mascherina non èobbligatoria, però gli studenti devono lavarsi le mani ogni due ore e non èconsentito l’accesso dei genitori alle scuole.

Nell’ambitodi quella che il ministero dell’Istruzione danese aveva definito una «riapertura controllata della società», ancheuniversitari, ricercatori e i ragazzi dai 12 ai 16 anni hanno potuto riprenderegli studi dal 18 maggio, con provvedimenti analoghi. A oggi in Danimarca sonostati riscontrati 16.500 casi di contagio e 623 morti su quasi 6 milioni diabitanti.

Israele
Uno deipaesi dove le cose non sono andate bene è Israele, dove le scuole erano già state riaperte a maggio ma con risultatinegativi. Contando su una notevoleriduzione dei contagi – 628 al giorno di media nella settimana del 3 aprilecontro la ventina della settimana del 17 maggio – il governo aveva autorizzatola riapertura delle scuole. Tuttavia, un focolaio riscontrato in una scuolasuperiore di Gerusalemme aveva costretto il governo a chiudere più di 240istituti. Alla fine dell’anno scolastico, a giugno, erano risultati positivi 977 studenti.

In questigiorni il ministro dell’Istruzione israeliano Yoav Gallan ha detto che le scuole riapriranno regolarmenteil 1° settembre: per il momento senza l’uso della mascherina, per via delgrande caldo. Nel caso venga accertato uno studente positivo la scuola resteràaperta, mentre soltanto la classe dove viene riscontrato l’eventuale contagiodovrà trascorrere un periodo di quarantena a casa. La situazione desta comunquepreoccupazione perché, secondo quanto ha ricostruito El Diario, in questi giornila media settimanale dei contagi registrati in Israele è più che duplicatarispetto al picco della pandemia: ad aprile la media settimanale di contagi eradi 628 casi, mentre nell’ultima settimana è stata di 1.389, su quasi novemilioni di abitanti.

Germania
Il New York Times ha scritto che in Germania con la riaperturagenerale delle scuole ci si aspettano le «montagne russe». L’approccio dellaGermania varia in larga parte in base alle caratteristiche di ciascun “land”,il nome con cui si indicano gli stati federali tedeschi: già il 3 agosto, peresempio, le scuole hanno potuto riaprire nel land del Meclemburgo-PomeraniaAnteriore e il 12 nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ma anche nelle cittàdi Berlino e Amburgo.

In Germanianell’ultima settimana sono stati registrati in media 1.377 nuovi contagi algiorno, con un lieve aumento rispetto alle settimane precedenti; a Berlino, unasettimana dopo la riapertura delle scuole, sono stati accertati contagi in almeno 41 delle 825 scuole presenti. Ibambini e i dipendenti della scuola contagiati sono stati messi in quarantena,ma secondo le autorità locali citate dal quotidiano tedesco Berliner Zeitungsi tratta di casi isolati e non di focolai.

Nelle scuoletedesche bisogna mantenere il distanziamento fisico ma l’obbligatorietà dellamascherina varia da land a land: a Berlino bisogna indossarla nelle aree comunidelle scuole ma non nelle aule; in Renania Settentrionale-Vestfalia, la zonapiù popolosa della Germania e una di quelle considerate più a rischio, èinvece obbligatoria anche durante le lezioni.

Länder comela Baviera e il Saarland avevano chiuso le scuole abbastanza presto, il 13marzo, quando la Germania non era ancora stata colpita in maniera violentadalla pandemia: in quel momento erano stati accertati 2.369 casi e 6 morti percause legate al coronavirus, mentre in Italia i positivi registrati erano17.660 e i morti 1.266. Le scuole sono state poi riapertegradualmente da fine aprile, quando tra le altre cose è iniziata lasperimentazione di un modello ibrido di istruzione a distanza e in classe, conpochi studenti alla volta. 

Regno Unito
È stato unodei paesi più indecisi sul da farsi all’inizio della pandemia, e anche aridosso dell’apertura delle scuole ha dato delle indicazioni poco chiare:inizialmente il primo ministro Boris Johnson si era opposto all’uso dellemascherine a scuola, dicendo che «non si poteva insegnare col volto coperto,così come non ci si poteva aspettare di imparare con il volto coperto». Negliultimi giorni, però, il governo ha fatto marcia indietro e deciso che gli studenti dagli 11 ai 18 annidovranno indossare la mascherina in tutte le aree comuni delle scuole, inottemperanza alle indicazioni dell’OMS.

La decisionedel governo è arrivata all’ultimo momento, quando nel Leicestershire,nell’Inghilterra centrale, le scuole erano già state riaperte, causandoperaltro una certa irritazione tra gli insegnanti. Per i bambini sotto gli 11anni la mascherina non è obbligatoria, ma i presidi delle scuole potrannocomunque decidere di farla indossare se lo riterranno opportuno. Anche inScozia gli studenti delle scuole medie e superiori dovranno indossare lamascherina nei corridoi, nelle aree comuni e sugli scuolabus ma non nelle aule,dove sono state messe in atto misure per agevolare il distanziamento fisico.

Stati Uniti
Malgradonegli Stati Uniti l’epidemia da coronavirus si stesse ancora diffondendovelocemente e i picchi di contagi fossero stati registrati meno di duesettimane prima, l’apertura delle scuole era stata autorizzata già per i primidi agosto, con pesanti conseguenze fin da subito un po’ in tutti gli stati. Peresempio nel distretto scolastico della contea di Cherokee, inGeorgia, nel sud-est degli Stati Uniti, sono stati segnalati diversi contagigià il primo giorno dell’apertura e nel giro di pochi giorni sono rimaste acasa in quarantena quasi 1.200 persone tra studenti e personale scolastico. InMississippi a oggi sono stati segnalati contagi in 71 degli 82 distrettiscolastici.

Come ha spiegato il New York Times, lariapertura delle scuole è un tema che ha diviso le autorità locali e l’opinionepubblica in tutti gli Stati Uniti: ciascuno stato ha una certa autonomiadecisionale, ma presidi, insegnanti e genitori si sono scontrati su ciò chesecondo loro sarebbe stato più giusto o più sicuro fare, in particolare nellecomunità rurali, mentre l’amministrazione Trump ha spinto per una riaperturapraticamente indiscriminata.

Inoltre, ha raccontato sempre il New York Times,con la scusa di mantenere la privacy delle persone risultate contagiate, inalcuni distretti scolastici della Florida e della Georgia le scuole avrebberola tendenza a non segnalare e comunicare i casi di contagio, per evitarequarantene, chiusure e preoccupazione, ma impedendo così sia il tracciamento deicontagi che il contenimento dell’epidemia. A oggi, negli Stati Uniti sono statiregistrati quasi 6 milioni di contagi e sono morte almeno180mila persone per cause legate al coronavirus.

Altri paesi
Attualmentela Spagna, che è stata spesso paragonata all’Italia per il numero e ladiffusione dei contagi, è il paese europeo con il maggior numero di contagiper milione di abitanti negli ultimi 14 giorni, con una media di circa 7mila algiorno. Dato il peggioramento della situazione, il 27 agosto si è tenuto un incontro tra il ministro della Sanità SalvadorIlla e la ministra dell’Istruzione Isabel Celaá per definire misureplausibilmente più rigide per la ripresa della scuola. El País ha sottolineato che il ritorno a scuola dovràessere «diverso e flessibile», un po’ come lo è stata l’intera gestione dellapandemia, affidata in larga parte alle regioni per valutare meglio lecaratteristiche e i rischi di ciascun territorio.

In Corea delSud il governo mercoledì ha ordinato la chiusura della maggior parte dellescuole nell’area della capitale Seul, dopo che nelle ultime due settimane almeno143 studenti e 43 dipendenti scolastici erano risultati positivi alcoronavirus. Dallo scorso mercoledì è ripresa la didattica a distanza, cherimarrà in vigore fino almeno al prossimo 11 settembre. Da maggio in Corea delSud era entrato in vigore un sistema per cui solo un terzo degli studenti (dueterzi, per le scuole superiori) poteva assistere alle lezioni in aula, a turno,mentre il resto poteva seguirle online.

IlSudafrica, che con 615mila contagi e 13.502 morti è il quinto paese con piùcontagi accertati al mondo, a fine luglio aveva imposto la chiusura delle scuole per un mese: lamaggior parte dei ragazzi è tornata a scuola lo scorso 24 agosto, ma con grossepreoccupazioni.

Secondo lanota ong Human Rights Watch, la situazione più grave è quella dei paesi subsahariani,in particolare nell’Africa orientale e meridionale, dove da marzo a oggi pervia dell’assenza di internet e altri strumenti per la didattica a distanzacirca la metà dei bambini non avrebbe ricevuto alcun tipo di istruzione. I datiraccolti nel rapporto dell’UNICEF, inoltre, evidenziano che i bambini cheabitano nelle aree rurali sono quelli maggiormente danneggiati dalla chiusuradelle scuole durante la pandemia da coronavirus: a livello globale, tre quartidei bambini che non hanno accesso all’istruzione a distanza abitano in areeremote o famiglie molto povere.

 

 



 

Copyright © 2020 Di.S.A.L.