Dispersione scolastica: ci classifichiamo fra le ultime nazioni in Europa

 

Dispersione, i numeri aumentano e nessuno muove un dito

Il Sussidiario -  28.07.2020 - Maurizio Delfino

 

L’Italia siclassifica fra le ultime nazioni in Europa nella dispersione scolastica. Emergedal rapporto Banca Intesa e Fondazione Lang

Il mondodella scuola è stato indubbiamente fra i protagonisti della grande scena, cheinevitabilmente spesso diventa sceneggiata, aperta dalla pandemia che hastravolto il pianeta e che continuerà a lungo a segnarne il destino. Si èpassati dalla drammatica urgenza di inventare il modo di organizzare corsi elezioni ognuno da casa sua, alla storica avventura di esami di maturitàriveduti e corretti per evitare i rischi sanitari, alle dispute su come equando tornare alla cosiddetta normalità.

Su ognuno diquesti aspetti si sono scritte e dette centinaia di parole, nonché aperte erinfacciate le tante contraddizioni. Basti pensare alla normale calcastudentesca che si è vista fuori dagli istituti per poi assistere ad esami conprecauzioni e distanze simili ai processi ai narcotrafficanti che si vedono neifilm. Oppure l’ultima, di queste ore, e cioè che i risultati di questa tornatadi esami vedono parecchio salita, su base nazionale, la media dei voti. Imaturati della pandemia 2020 sono andati molto meglio dei predecessori. Maallora la frustrazione stress-correlata? Le dinamiche dell’apprendimento legatealle relazioni interpersonali? Tutto da (ri)studiare.

E aproposito di cose da studiare risulta davvero interessante il rapportorilasciato in queste settimane a cura del Fondo di Beneficienza di IntesaSanpaolo in collaborazione con la Fondazione Lang. Il Fondo di Beneficienza,gestito dalla Presidenza del Cda del gruppo bancario, che ha erogato qualcosacome 34 milioni nel triennio 2017-2019, ha individuato tre grandi temi socialidi intervento ed uno è appunto la dispersione scolastica, oggetto del rapportoappena citato, dal titolo Presenti… Inclusi. Il lavoro, prima diraccontare le esperienze concrete a cui il gruppo bancario ha dato sostegno perapprocciare il problema, offre una splendida sintesi (anche concettuale) dicosa sia questo problema. E la fotografia è rilevante, per capire il paese.

I numeriimpietosi, come si usa dire, parlano da soli: l’Unione Europea nel 2010 si eradata l’obiettivo per il 2020 di un tasso di abbandono scolastico a meno del 10%e di un livello di giovani laureati di almeno il 40%. L’Eurostat per il2018 attesta che su 27 paesi dell’Unione in 17 hanno raggiunto l’obbiettivo.L’Italia è fra quelli che non l’hanno raggiunto e che, già al quartultimo postocon il 14,5% vede una risalita (un peggioramento) nel 2017 e 2018. Questo perla cosiddetta dispersione esplicita, cioè di chi non è dentro un percorsoformativo, dopo aver conseguito un titolo di scuola secondaria di primo gradoovvero fra i 18 e i 24 anni non abbia una qualifica dopo un corso di studi di 2anni. Ma poi i moderni modelli propongono anche la misurazione della cosiddettadispersione implicita, cioè il riscontro di chi pur proseguendo verso ildiploma, presenta gravi lacune nelle aree tematiche di riferimento. In questocaso l’Italia avrebbe una dispersione del 20%. Né può certo dirsi che non vannoa scuola perché vanno a lavorare, se incrociamo il dato con quello delladisoccupazione giovanile.

Il rapportodi Banca Intesa e della Fondazione Lang va oltre i numeri, perciò scopriamo chea differenza di altri paesi, in Italia la dispersione è sia delle aree ruraliche delle periferie urbane. Si evidenzia (l’Istat lo ha confermato in questigiorni) che dove ci sono mamme lavoratrici, oltre a migliorare il tasso dinatalità, migliora il contenimento alla dispersione, che ha una strettissimacorrelazione con la condizione economica e il livello di istruzione dellefamiglie, fatto salvo il discrimine sempre forte (in Italia) fra le zonegeografiche e le etnie di provenienza. Ma più di tutto si scopre come il temasia al centro e “rappresenta il risultato dell’inefficacia di più sistemi:formativo, sociale, economico e culturale di riferimento del soggetto”.  Peroccuparsi seriamente di dispersione scolastica bisogna guardare seriamente allasocietà e all’economia della comunità nazionale. Significa giudizio politico eculturale. Perciò andiamo male.

Spiacedirlo, ma alzi la mano chi ha sentito un politico fare cenno al problema. Oimmaginate che figurone, mentre si bisticcia di Mes e di condizionalità, se unofosse andato (o andrà) a Bruxelles con in tasca (insieme giusto a un altro paiodi cose) un grande piano quinquennale per dimezzare la dispersione scolastica.Che le scuole stiano messe male lo sapevamo da tempo, almeno da quando unpresidente del Consiglio disse che ne avrebbe visitata una al mese… Ma questo ètutto un altro discorso. Questo è uno di quei punti, come ricordava di recenteil filosofo Umberto Galimberti parlando della differenza fra istruire ededucare, su cui si gioca il destino se non di un’epoca, senz’altro di unpopolo. Perché se ricevi un’istruzione e un’educazione, poi puoi pure usarlaper ripudiarla o per ribellarti ad essa. Ma senza nulla si diventa facili prededi una mediocrità appena più scaltra della propria.  “Se pensate chel’educazione sia costosa, provate l’ignoranza” cita giustamente il rapporto,dopo le conclusioni.

 

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