ISTAT: nell’istruzione Italia fanalino di coda

 

Livello diistruzione: Italia fanalino di coda in Europa. Il rapporto Istat

da Tuttoscuola – 23/7/2020

 

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In Italia, la quota di popolazionecon titolo di studio terziario continua a essere molto bassa: il 19,6% controil 33,2% dell’Ue. Nel Mezzogiorno rimangono decisamente inferiori sia i livellidi istruzione (il 54% possiede almeno un diploma, 65,7% nel Nord) sia i tassidi occupazione anche delle persone più istruite (71,2% tra i laureati, 86,4%nel Nord). Il divario territoriale nei tassi di occupazione dei laureati è piùampio tra i giovani e raggiunge i 24,9 punti. Migliora il tasso di occupazionedei giovani diplomati e laureati alla fine del percorso
di istruzione e formazione (+2,2 punti sul 2018; 22,8 punti di divariodall’Ue). E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat sui livelli diistruzione.

La quota di popolazione trai 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superioreè il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese. Ildiploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabileper partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro. InItalia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2% (+0,5 punti rispettoal 2018), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7%nell’Ue28) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione: 86,6% inGermania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta ePortogallo hanno valori inferiori all’Italia. Non meno ampio è il divariorispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studioterziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo paria un terzo (33,2%). Anche la crescita della popolazione laureata è più lentarispetto agli altri paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 puntinell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimoquinquennio (+3,9 punti).

La popolazione residentenel Mezzogiorno è meno istruita rispetto a quella nel Centro-nord:poco più della metà degli adulti ha conseguito almeno il diploma di scuolasecondaria superiore e nemmeno uno su sei ha raggiunto un titolo terziario (alCentro oltre i due terzi è almeno diplomato e quasi uno su quattro haconseguito la laurea). Le differenze territoriali nei livelli di istruzionepermangono, indipendentemente dal genere. Nel Mezzogiorno, i vantaggioccupazionali dell’istruzione sono maggiori rispetto al Centro-nord; inparticolare le donne residenti nel Mezzogiorno che raggiungono un titoloterziario aumentano considerevolmente la loro partecipazione al mercato dellavoro e riducono il divario con gli uomini e con le donne del Centro-nord. Ciononostante,i tassi di occupazione nel Mezzogiorno restano molto più bassi che nel restodel Paese e quelli di disoccupazione molto più alti, anche tra chi ha un titolodi studio elevato.

giovani sonopiù istruiti del resto della popolazione: nel 2019, oltre i tre quarti (76,2%)dei 25-34enni ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore, a fronte diappena la metà (50,3%) dei 55-64enni, del 57,7% dei 45-54enni e del 68,3% dei35-44enni. Lo svantaggio dell’Italia rispetto al resto dell’Europa nei livellidi istruzione della popolazione, pur riducendosi nelle classi di età più giovani,resta comunque marcato.

L’abbandono precoce delsistema di istruzione e formazione – il fenomeno degli EarlyLeavers from Education and Training (ELET) – è di rilevante importanza anche alivello europeo. La quota di 18-24enni che possiede al più un titolo secondarioinferiore ed è già fuori dal sistema di istruzione e formazione è uno degliindicatori della Strategia Europa2020; per il quale il benchmark europeo èstato fissato al 10%. Nel 2019, nonostante il valore in Italia scenda al 13,5%(per un totale di 561 mila giovani), in linea con la tendenza di più lungoperiodo, la percentuale di ELET resta sopra al valore benchmark, quasiraggiunto in media dall’Ue28, dal Regno Unito e dalla Germania e già superatoda diversi anni in Francia.

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