Buone letture:#iorestoacasa

 

Propostedi letture

 

Buone letture

 

Riferendosialla situazione creatasi per l’emergenza da COVID 19 DiSAL ha scritto nelComunicato stampa dell’11.03.2020: “Ma è proprio questa situazione che stafacendo emergere il bisogno di rete tra le persone, di riconoscersi parte di,di riscoprire quanto siano vivi anche tra dirigenti scolastici affinità elegami e quanto indispensabile siano, in un momento dove tutto sembrerebberenderli soli ed in difesa, il confronto professionale e la solidarietà nellavoro attraverso scambio di pareri, di informazioni e di materiali. E diamicizia”.

Apartire da queste considerazioni offriamo ai dirigenti scolastici, coordinatorididattici e docenti in questa pagina l’indicazione di qualche compagno dilettura, che possa aiutare a non chiudere lo sguardo su momenti angustidefiniti solo da urgenze e necessità, per rispondere alle quali occorrecomunque avere orizzonti più ampi.

 

Eccoallora qualche proposta.

 

1.                  Zsuzsa Bank I giorni chiari,Neri Pozza - 2012 - pp.457

Unasaga che l’autrice costruisce attorno alle figure di tre bambini - seguendolidalla loro infanzia alla loro maturità - e soprattutto a quella delle lorosplendide madri. In situazioni tra le più varie, tutte però non prive difatiche e di problemi spesso irrisolti, la possibilità di affrontare tutto constupore e di trasfigurare anche il dolore. Forse in certe pagine, soprattuttonella parte conclusiva, la prosa indugia troppo su dettagli, ma è un peccatotutto sommato veniale.

2.                 David Grossman A un cerbiatto somigliail mio amore, Mondadori- 2008 - pp.780

            Certamente un libro impegnativo enon solo per il numero di pagine. Ha avuto una gestazione complessa, comespiega lo stesso David Grossman nella postfazione: lautoreisraeliano ne ha scritte parecchie stesure, lultimadelle quali in una circostanza molto particolare che dà una connotazione moltoforte alle pagine. Il titolo viene dal Canticodei Cantici; è dunque un romanzo sulla guerra e sull’amore, o per meglio diresull’amore che cerca di contrastare la guerra. Detto così può sembrare unacontrapposizione persino banale. La verità è che l’amore e soprattutto l’amorematerno non vuole (non può) contemplare la possibilità della morte.

E’il topico del viaggio a reggere una storia complicata, che tocca temi importanti e intimi, coinvolgendo duegenerazioni di israeliani, dal dopoguerra ai giorni nostri, e mostrando comequella del Medio Oriente sia una storia di sofferenze e difficoltà.

3.                  Daniele Mencarelli La casa degli sguardi,Mondadori - 2018 - pp.228

            Un racconto autobiografico intenso esemplice nella narrazione.  Attraverso letortuosità di una vita la cui regola sembra essere la sofferenza, perché il protagonistaavverte, quasi nonostante sè, una voglia irrefrenabile di vivere e di costruirequalcosa? Percorrendo le pagine del romanzo ci si immerge nel racconto di unapossibile resurrezione.

4.                  Stefania Auci I leoni di Sicilia, Nord - 2019 - pp.436

            Si tratta della saga dei Florio,come recita il sottotitolo di questo romanzo che prende le mossa da quando ifratelli Florio sbarcano in Sicilia da Bagnara Calabra nel 1799 e guardanoavanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. Gliuomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e hannobisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali, che diventano per loroun porto sicuro. Attraverso la storia della famiglia, uno spaccato della Siciliaestremamente coinvolgente.

5.                  TeresaGutiérrez de Cabiedes Van Thuan. Libero tra le sbarre, Città Nuova - 2018 - pp.350

            È il 1975 quando François XavierNguyen van Thuan, da poche settimane nominato arcivescovo coadiutore di Saigon(Hochiminhville, Vietnam), viene accusato di tradimento e arrestato.Trascorrerà in prigione 13 anni di cui 9 in isolamento. Riuscendo a restare“libero”…

Unacompagnia interessante in un periodo come quello che stiamo attraversando.

6.                  Alice Herz-Sommer Un giardino dell’Eden in mezzoall’inferno - Excelsior - 2008 - pp.382

            Era il 1942, racconta questabiografia quando Alice Herz-Sommer vide partire sua madre, 72enne, per un campodi concentramento. Con il marito ed il figlio, che allora aveva sei anni, fu asua volta deportata una mattina di luglio del 1943. Quando il marito fuammazzato, lei continuò a lottare con quello che sapeva e poteva fare: «La musica rafforzò il mioottimismo e salvò la vita a me e al mio bambino. Era il nostro nutrimento. E,infondendo gioia nelle nostre anime, ci preservò dallodio,cancellando la paura e rammentandoci le cose belle dellesistenzaanche negli angoli bui di questo mondo». Imiracoli, quindi, esistono, anche in tempi bui. Con i necessari e dovuti distinguo,adesso è chiesto a ciascuno di fare meglio di prima quello che sappiamo epossiamo fare, per servire gli altri e dare loro speranza.

 

 

E’facilmente verificabile nell’esperienza personale quanto afferma un notoadagio: non possiamo scegliere le circostanze in cui ci imbattiamo nella nostravita, ma il “come” viverle spetta a noi.

Se non è vero in assoluto - perchésperimentiamo facilmente anche la fragilità della nostra volontà - lo è dicerto almeno in parte.

E’ ciò che ci raccontano anche vari poeti,ed il percorso che suggeriamo qui di seguito in prosecuzione con quello giàprecedentemente proposto, attraverso alcuni testi o brani di testi, offrespunti che possono accompagnare il nostro vivere in questi giorni inediti edrammatici.

 

 

…Dantedì…

Avrebbedovuto essere la giornata celebrativa del sommo poeta il 25 marzo 2020 e allorapartiamo con alcuni versi della sua Commedia. Ma soffermiamoci unistante sul titolo dell’opera: commedia, appunto. Come Dante stesso spiega, sitratta di una materia tragica, dura, ma che non finisce tragicamente, poiché siconclude con il raggiungimento di quel fine per cui l’uomo è fatto. Anche daltitolo, dunque, possiamo trarre un appoggio per nutrire la nostra  speranza.

 

La rabbia

 

Capaneo,personaggio del mito classico, è uno dei sette re che assediarono Tebe. Staziolo descrive come gigantesco, di empia tracotanza, al punto che osò sfidareGiove mentre scalava le mura della città e fu da lui fulminato. Dante ce neparla nel Canto XIV dell’Inferno e lo colloca tra i bestemmiatori sdraiati nelsabbione rovente sotto la pioggia di fuoco. Capaneo sembra trascurare iltormento provocato dalle fiammelle che cadono dall'alto e ne dà ragione dicendodi essere da morto tale quale era da vivo e dichiarando che Giove (Dio) nonpotrebbe vendicarsi di lui neppure scagliandogli contro tutte le folgoriprodotte da Vulcano.

E’ a questo puntoche interviene Virgilio redarguendo Capaneo: la tua superbia, la tua rabbia èla tua punizione.

E’ convenientechiuderci nella nostra ira di fronte a quel che ci succede? Far prevalere lasuperbia delle nostre ragioni?

 

E quelmedesmo, che si fu accorto 

ch’iodomandava il mio duca di lui, 

gridò:«Qual io fui vivo, tal sonmorto.                           51

 

Se Giovestanchi ’l suo fabbro da cui 

crucciatoprese la folgore aguta 

ondel’ultimo dì percossofui;                                         54

 

o s’ellistanchi li altri a muta a muta 

inMongibello a la focina negra, 

chiamando"Buon Vulcano, aiuta,aiuta!",                             57

 

sì com’elfece a la pugna di Flegra, 

e mesaetti con tutta sua forza, 

non nepotrebbe aver vendetta allegra».                      60

 

Allora ilduca mio parlò di forza 

tanto,ch’i’ non l’avea sì forte udito: 

«O Capaneo,in ciò che nons’ammorza                                 63

 

la tuasuperbia, se’ tu più punito: 

nullomartiro, fuor che la tua rabbia, 

sarebbe altuo furor dolor compito».                           66

 

 

Di chi è la colpa?

 

Siamo nel cuore della Commedia, a metà del percorso cheDante - e, attraverso di lui l’umanità - sta compiendo dall’Inferno alParadiso. E proprio qui, in posizione baricentrica, egli affronta Il problemacapitale, quello della libertà. E lo fa dialogando con Marco Lombardo,personaggio di cui si hanno scarse notizie, forse da identificare con un uomodi corte della Lombardia (intesa come la Pianura Padana), più precisamentedella Marca Trevigiana, saggio e valente, vissuto nella seconda metà del XIIIsec. che in vita fu uomo di mondo e conobbe quella virtù cortese che ormaitutti hanno abbandonato.

Dante lo prega di sciogliere un dubbio che lo assale. Ilmondo, privo di ogni virtù, è pieno di malizia: quale ne è la ragione? Così cheegli possa mostrarla agli altri, poiché alcuni la attribuiscono alle influenzecelesti e altri alla condotta degli uomini. Marco afferma che gli uominiriconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinassenecessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo,e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Ilcielo, prosegue Marco, dà inizio alle azioni umane, almeno ad alcune, ma inogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado divincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal propriointelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.

Marco spiega a Dante che l'anima, una volta creata, ècome una fanciulla inconsapevole, che è mossa dalla bontà di Dio e si indirizzaverso ciò che le dà piacere. Essa rivolge il proprio amore anche a benipiccoli, immediati, pensando che siano il suo bene. Se non è educata la libertàconfonde il piccolo bene con il grande bene. E per essere educati a guardaredalla parte giusta ci vogliono guida e freno, ci vuole un maestro.

 

Voi chevivete ogne cagion recate 

pur susoal cielo, pur come se tutto 

movesseseco dinecessitate.                                       69

 

Se cosìfosse, in voi fora distrutto 

liberoarbitrio, e non fora giustizia 

per benletizia, e per male averlutto.                            72

 

Lo cielo ivostri movimenti inizia; 

non dicotutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica, 

lume v’èdato a bene e amalizia,                                  75

 

e liberovoler; che, se fatica 

ne leprime battaglie col ciel dura, 

poi vincetutto, se ben sinotrica.                                   78

 

A maggiorforza e a miglior natura 

liberisoggiacete; e quella cria 

la mentein voi, che ‘l ciel non ha in sua cura.               81

 

Però, se’l mondo presente disvia, 

in voi èla cagione, in voi si cheggia; 

e io te nesarò or veraspia.                                             84

 

Esce dimano a lui che la vagheggia 

prima chesia, a guisa di fanciulla 

chepiangendo e ridendo pargoleggia,                           87

 

l’animasemplicetta che sa nulla, 

salvo che,mossa da lieto fattore, 

volontiertorna a ciò che latrastulla.                              90

 

Di picciolbene in pria sente sapore; 

quivis’inganna, e dietro ad esso corre, 

se guida ofren non torce suo amore.                       93

 

 

Clemente Rebora - Poesia

E se fosse un’occasione?

Poesia: Gira la trottola viva

 

Gira la tròttola viva

Sotto la sferza, mercé la sferza;

Lasciata a sé giace priva,

Stretta alla terra, odiando la terra;

*

Fin che giace guarda il suolo;

Ogni cosa è ferma,

E invidia il moto, insidia l’ignoto;

Ma se poggia, a un punto solo

Mentre va s’impernia,

E scorge intorno, vede d’intorno;

*

Il cerchio massimo è in alto

Se erige il capo, se regge il corpo;

Nell’aria tersa è in risalto

Se leva il corpo, se eleva il capo;

*

Gira, – e il mondo variopinto

Fonde in sua bianchezza

Tutti i contorni, tutti i colori;

Gira, – e il mondo disunito

Fascia in sua purezza

Con tutti i cuori, per tutti i giorni;

*

Vive la tròttola e gira,

La sferza Iddio, la sferza è il tempo:

Così la trottola aspira

Dentro l’amore, verso l’eterno.

 

La vita delluomoè come una trottola: abbandonata a se stessa è schiacciata a terra dalproprio stesso peso. Quest’esistenza vuota, mancante, “odiante”, si ravviva inun movimento impresso dall’alto. Ad emergere è il senso di una mancanza, cheandrebbe riempita col restauro di una purezza originaria, l’idea di un puntofisso. Al divenire occorre un’origine, una spinta amorosa – la metaforasemplice della trottola, che si richiama all’immaginario infantile – che fungada canale simbolico per una definizione evidente del reale. Questa poesiaaspira, così, alla permanenza, per rispondere all’assenza e alla caduta nelcaos della materia.

 

Wislawa Szymborska*

Il lavoro dello stupore

Poesia: Disattenzione

 

Ieri mi sonocomportata male nel cosmo.

Ho passato tutto ilgiorno senza fare

domande,

senza stupirmi diniente.

Ho svolto attivitàquotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione,espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbepotuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodopiantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivanocambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.

Su un tavolo piùgiovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano comenon mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra giravaintorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 orebuone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivrecosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

 

* Maria Wisława Anna Szymborska (Kórnik,2luglio 1923Cracovia, 1ºfebbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobelnel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmenteconsiderata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni. Con questa sua lirica ci ricordache nulla è più facile della scontatezza.

Anche dopo lo choc provocato dai primi giorniridefiniti nella loro quotidianità dalle misure restrittive dettatedall’emergenza sanitaria, possiamo trascorrere il tempo senza fare domande,attendendo solo che le ore passino, al massimo tesi a non lasciarci sopraffaretroppo dalla paura o dalla noia. Occorre accorgersi del reale, accettare laconstatazione che nulla ci è dovuto. Anche nell’angustia delle mura domestiche,nella misura in cui non ci si sottrae a questo “lavoro” del rendersi conto, sipuò essere sorpresi dallo stupore.

 

 

Video

Cattura di Cristo -Caravaggio

 



 

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