Nuove Indicazioni I ciclo: valorizzare le due ore di programmazione

 

Che fine hanno fatto le due ore di programmazione settimanale nella primaria?

Tuttoscuola - 24 giugno 20

Nel commentare gli esiti del monitoraggio sulle Indicazioni per il primo ciclo, pubblicato sul sito del Miur (www.istruzione.it), è emersa nella scuola primaria una situazione fortemente critica relativamente alla cosiddetta programmazione settimanale di modulo.

Per capire di cosa si tratta, bisogna ricordare che prima del ’90 l’insegnante (unico) della classe aveva un orario di insegnamento di 24 ore. A seguito del riordino della scuola elementare, due di quelle ore vennero destinate alla programmazione settimanale per consentire al team docenti della classe (modulo) di assicurare unitarietà all’insegnamento: l’orario divenne 22+2.

Per i primi anni le due ore di programmazione settimanale funzionarono più o meno secondo le finalità previste; il CCNL ne consentì la scansione anche con cadenza quindicinale. Poi, con l’aumento di docenti di classe (specialisti di lingua, di religione, di sostegno), la programmazione è diventata sempre più difficile. La riforma Gelmini, riducendo le compresenze e azzerando il modulo, ha provocato in quasi tutte le classi della primaria una forte rotazione dei docenti. Ora, di fatto, le due ore settimanali di programmazione sono “saltate”. Eppure, secondo il monitoraggio sulle Indicazioni, quasi due terzi dei docenti dichiarano di continuare a programmare secondo le precedenti modalità. Il che sembra oggettivamente impossibile, tanto che il commento ministeriale in proposito è piuttosto eloquente: “La modifica strutturale dell’organizzazione delle classe pone interrogativi di fondo sulla conferma di validità della programmazione tra docenti della classe così come era stata prevista a suo tempo dalle norme legislative e contrattuali”.

È evidente che, per una serie di ragioni che si sono venute accumulando negli anni e che hanno raggiunto il culmine con l’ultima riforma della primaria, le due ore settimanali di programmazione non sono più praticabili e, nonostante l’affermazione di due terzi dei docenti che dichiarano di continuare a programmarle come prima, quelle ore non esistono più o sono diventate un’altra cosa. E non si può più fare finta di niente.

 

Un impiego intelligente delle 2 ore di programmazione nella scuola primaria

Tuttoscuola - 24 giugno 20

La scuola primaria è l’unico settore per il quale, da oltre vent’anni, è previsto che l’orario settimanale di servizio dei docenti comprende, oltre all’orario di cattedra (22 ore), anche un orario di programmazione (2 ore) per la classe. La destrutturazione del modulo, la molteplicità di docenti in ogni classe e la rotazione di docenti titolari in molte classi, ha vanificato di fatto quelle due ore, che non sono più fattibili come aveva previsto inizialmente la legge.

Quella risorsa oraria, quindi, deve essere recuperata in altro modo o in altra forma se si vuole rispettare la sua iniziale funzione. Altrimenti va restituita all’insegnamento o all’organico funzionale di istituto.

Due ore per insegnante non sono una cosa da poco. In una scuola tipo di dieci classi con una trentina di docenti in servizio, settimanalmente la risorsa oraria già riservata alla programmazione corrisponde ad una risorsa oraria di 60 ore, pari a 1980 ore all’anno. Una risorsa non da poco.

I sindacati della scuola negli ultimi contratti non hanno affrontato la crisi della programmazione, anche perché, a quanto sembra, nemmeno l’Amministrazione se ne è preoccupata; ma si può continuare a ignorare il problema?

A quanto risulta a Tuttoscuola, sembra che alcune scuole non abbiano atteso accordi o indicazioni contrattuali per passare ad un utilizzo funzionale delle due ore di programmazione e, avvalendosi dei poteri dell’autonomia scolastica, stanno organizzando per il prossimo anno scolastico un impiego delle due ore settimanali per docente, progettando interventi a favore degli alunni, con previsione soprattutto di attività di recupero per alunni in difficoltà e per stranieri in particolare, da effettuarsi nel corso dell’anno e a lezioni terminate a giugno.

Se le RSU d’istituto non porranno ostacoli, l’esempio potrebbe essere seguito.

 



 

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