Legge di bilancio. Taglio di 850 istituti.: in 4 anni -10% di posti di DS e DSGA



Fonte: Tuttoscuola. Articolo del 28 novembre 2022. Secondo Tuttoscuola nel giro di un quadriennio sarà ridotto il numero degli istituti e un posto su dieci di Dirigente scolastico e di DSGA verrà tagliato. Sullo stesso argomento anche un articolo di Orizzonte scuola.

Lo prevede la bozza della legge di bilancio presentata dal Governo Meloni (probabilmente già impostata su questo punto dal precedente Governo Draghi).

Un provvedimento che, per esigenze di cassa verosimilmente imposte dal Ministero dell’Economia, sembra andare in direzione opposta a quanto mostrano tutte le evidenze sui fattori che incidono sulla qualità del servizio scolastico. Se oggi, per fare un esempio, un dirigente scolastico deve dividersi in media tra 5 scuole (reggenze escluse), tra qualche anno saranno di più. Si fanno piccoli risparmi su categorie che incidono per meno dell’1% sul totale della spesa per stipendi, ma guarda caso sono le figure singolarmente più determinanti nel contesto della scuola. Per Dirigentiscuola “la bozza relativa al DDL per la legge di bilancio 2023 lascia il mondo della scuola decisamente con l’amaro in bocca”.

Al di là dell’evidente miopia dal punto di vista strategico, c’è un vizio di fondo anche dal punto di vista tecnico nella decisione di ridurre il numero delle istituzioni scolastiche per effetto soprattutto del decremento della popolazione scolastica, come prevede l’art. 89 del testo ufficioso della legge di bilancio 2023.

La riorganizzazione del sistema scolastico, prevista nel PNRR è legata al decremento demografico, a decorrere dall’anno scolastico 2024/2025, comporterà infatti la riduzione del numero di istituzioni scolastiche e, conseguentemente, anche la contrazione degli organici dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi.

A nostro parere, è un errore concettuale mettere in diretta relazione di dipendenza tra loro due indicatori del sistema d’istruzione, alunni e dirigenti scolastici, come se l’entità dei secondi dipendesse da quella dei primi.

I dirigenti scolastici non gestiscono solo alunni, ma prioritariamente personale, docente e ATA, i cui organici non hanno, tra l’altro, una stretta correlazione con la dimensione della popolazione scolastica. Un esempio banale, per capirci: una classe che passa da 25 a 20 alunni (decremento del 20%) mantiene lo stesso numero di docenti che può aumentare per la nuova presenza di un alunno con disabilità.

Da diversi anni, pur in presenza del calo di alunni, il numero dei docenti è andato aumentando soprattutto per l’incremento dei posti di sostegno e l’introduzione del potenziamento.

Per dare un’idea del crescente peso di gestione e responsabilità dei capi d’istituto, basta mettere a confronto le situazioni di dieci anni fa con quelle dell’anno scorso: nel 2012-13 le 9.139 istituzioni scolastiche gestivano 697.101 docenti con una media di 76 docenti per istituzione.

Dieci anni dopo le 8.160 istituzioni hanno gestito un carico di 862.681 docenti per una media di 106 per docenti per istituzione scolastica.

Il carico gestionale è aumentato in media del 40%.

Il carico di responsabilità (e difficoltà) gestionali per i dirigenti scolastici e per il Dsga è andato aumentando soprattutto a causa del dimensionamento che ha determinato il minor numero di istituzioni scolastiche.

Sarebbe stato logico attendersi che il dimensionamento previsto dal PNRR portasse ad un aumento di istituzioni scolastiche e al conseguente incremento di organico dei DS e dei DSGA, e, invece, la legge di bilancio ha deciso la loro riduzione, facendo cassa con i risparmi per la contrazione degli organici.

Dal 2024-25 la legge prevede la “riduzione graduale del numero delle istituzioni scolastiche; per i primi tre anni scolastici si applica un correttivo pari rispettivamente al 7%, al 5% e al 3%”.

Nel 2024-25 le 8.007 istituzioni scolastiche diventeranno, pertanto, 560 in meno, cioè 7.747; l’anno dopo saranno ridotte di altre 372 unità, diventando 7.375; nel 2026-27 saranno ridotte di altre 221 unità, scendendo a 7.154 (-9,5%). Assurdo.

E’ la prosecuzione di una politica messa in atto da oltre vent’anni dai governi di tutti i colori (come dimostra il dossier di Tuttoscuola “DIRIGENTI, CHE STRESS. Allarme presidi: troppi alunni e troppe incombenze”), incluso ora il Governo Meloni, salvo opportuni ripensamenti.

Si può definire in un solo modo questa politica: miope. Le conseguenze le abbiamo viste e – a quanto pare – le continueremo a vedere.

 

 

Taglio di circa 700 istituti in 2 anni: la norma sul dimensionamento scolastico in manovra pone diversi dubbi

Fonte: OrizzonteScuola. Articolo di Fabrizio De Angelis del 28 novembre 2022. La Manovra 2022 prevede un possibile taglio di 700 istituti in un biennio dovuto al dimensionamento scolastico.

Lo scenario proposto dalla legge di bilancio approvata in Consiglio dei Ministri il 21 novembre non sembra essere roseo per diversi istituti specialmente al Sud, con un possibile taglio di 700 istituti in un biennio dovuto al dimensionamento scolastico.

Il testo approvato dal Governo presente nella Manovra 2022 riporta: “Le Regioni, sulla base dei parametri individuati dal decreto di cui al primo periodo provvedono autonomamente al dimensionamento della rete scolastica entro il 30 novembre di ogni anno, nei limiti del contingente annuale individuato dal medesimo decreto, ferma restando la necessità di salvaguardare le specificità derivanti dalle istituzioni presenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Con deliberazione motivata della Giunta regionale può essere determinato un differimento temporale, non superiore a 30 giorni. Gli Uffici scolastici regionali, sentite le Regioni, provvedono, alla ripartizione del contingente dei dirigenti scolastici assegnato”.

“Al fine di garantire una riduzione graduale del numero delle istituzioni scolastiche, per i primi tre anni scolastici si applica un correttivo pari rispettivamente al 7%, al 5% e al 3%, anche prevedendo forme di compensazione interregionale. Gli Uffici scolastici regionali, sentite le Regioni, provvedono, ciascuno per il proprio ambito di competenza territoriale, alla ripartizione del contingente dei dirigenti scolastici assegnato. 5-quinquies. Fino alla data di adozione del decreto di cui al comma 5-ter, ovvero di quello di cui al comma 5- quater, si applicano le disposizioni di cui ai commi 5 e 5-bis”.

Il problema, fa notare Il Fatto Quotidiano, sorge se entro quella data, il 31 dicembre, non si dovesse trovare un accordo con le Regioni: in tal caso il Governo entro il 31 agosto emanerebbe un decreto di natura non regolamentare (che si usa per le materie concorrenti tra Stato e Regioni) in cui decide i contingenti dei dirigenti sulla base di un coefficiente “non inferiore a 900 e non superiore a 1000” e in cui si terrà conto del numero “degli alunni iscritti nelle istituzioni scolastiche statali e dell’organico di diritto” e “integrato dal parametro della densità degli abitanti per chilometro quadrato”.

Il correttivo di cui abbiamo riportato in precedenza, “pari rispettivamente al 7%, al 5% e al 3%, anche prevedendo forme di compensazione interregionale” potrebbe portare alla situazione che Regioni in sofferenza, come Sardegna, Calabria o Basilicata ma anche Abruzzo, Molise e Campania (dove oltre tutto finora il dimensionamento ‘spontaneo’ è stato più lento) potrebbero dover chiudere molte scuole, a partire dalle sotto- dimensionate e gestite con le reggenze. Al contrario, altre Regioni come Lombardia, Puglia ma anche Emilia Romagna potrebbero risultare dover avere più istituti, ma sdoppiamenti con apertura di nuove scuole sono improbabili. 

Se la norma non dovesse mutare, in base alle prime stime si arriverebbe a chiudere tra le 600 e le 700 scuole in un paio di anni e soprattutto al sud. 

L’allarme era stato lanciato anche da Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e rappresentante della Commissione Affari Sociali della Camera, nel corso di una video intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola pochi giorni fa: “Si è parlato anche di dimensionamento scolastico, la norma contenuta di Legge di Bilancio rischia di tagliare fuori quasi 1000 scuole. Vero è che sarà graduale nei primi tre anni. Saranno penalizzati i comuni montani, le piccole località. Questo tema sarà da attenzionare nei prossimi mesi”.

 

 
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