Invalsi, scoppia il caso del «bollino di fragilità» agli studenti. Ricci: «Solo uno strumento per distribuire i fondi»



Fonte: Corriere della sera. Articolo di Valentina Santarpia del 21 novembre 2022. Un’associazione mette sotto accusa la procedura che permette l’individuazione degli studenti fragili ai fini della destinazione dei fondi del Pnrr. La replica durissima del presidente dell’Invalsi: nessuna etichettatura, solo un indicatore per distribuire le risorse

 

L’Invalsi, il sistema di valutazione degli andamenti scolastici, ancora una volta nel mirino. Stavolta è l’associazione Roars a denunciare una sorta di «schedatura di massa» che starebbe avvenendo alla luce degli ultimi risultati ottenuti ai test dai bambini dai sette anni in su. Grazie ad una delle misure del PNRR, l’istituto Invalsi ha introdotto i nuovi indicatori di fragilità individuali. Uno strumento utilissimo che servirà appunto ad individuare le scuole a cui destinare più fondi, perché hanno un numero maggiore di studenti in difficoltà. Ma secondo Roars «di fatto, si sta realizzando una profilazione di massa per individuare precocemente gli studenti che maggiormente sono esposti ai rischi connessi all’insuccesso scolastico. Le famiglie stanno ricevendo una sorta di certificazione di disagio (di livello 1 o 2 o di disagio potenziale) per tutti gli studenti che hanno fallito i test. Il bollino si guadagna se si ricade nella coda dei peggiori nello svolgimento di prove, il cui contenuto non è noto a nessuno, se non allo studente che ha fatto il test e a coloro che lo hanno corretto (semiautomaticamente). Per le famiglie i cui figli risulteranno schedati dall’Invalsi- secondo Roars- stavolta non ci saranno colloqui da prenotare, mail di chiarimento da scrivere o incontri con i docenti per capire: gli insegnanti sono i primi a non conoscere la prova svolta dai loro studenti, quindi non sono in grado di argomentare alcunché».

Durissima la replica di Ricci:«Sono falsità. Nessuna famiglia sta ricevendo lettere di fragilità. E i fondi del Pnrr sono stati distribuiti anche sui dati Invalsi, ma secondo il criterio che viene auspicato da tutti, cioè per aiutare i fragili». In pratica, spiega Ricci, visto che la Comunità europea vuole che dei dati comparabili per poter distribuire le risorse, e i dati scolastici (i voti, per capirci) non sono comparabili, l’Invalsi è intervenuto per fornire alle scuole uno strumento in più per poter capire il grado di fragilità dei propri studenti e per poter chiedere risorse in proporzione. «Più hai allievi con risultati bassi, più soldi hai: e parliamo di diverse decine di migliaia di euro», semplifica Ricci. È per questo che l’istituto ha restituito ad ogni scuola l’indicatore di fragilità per ogni studente. «Nessuna etichettatura, nessuna certificazione di fragilità- aggiunge Ricci- Semplicemente, la scuola chiede ad Invalsi di attaccare il valore di questo indicatore a ciascuna scheda studente, sempre in forma anonima, e il dirigente ne fa quello che ritiene più opportuno. Se poi la scuola vuole aggiungere, o sottrarre o modificare dei dati può farlo: significa che accanto ai dati Invalsi si potranno considerare altri aspetti della fragilità dello studente. È un file elettronico dove non abbiamo nomi e cognomi, che non possono e non devono uscire dalla scuola: la scuola ha solo un dato che può decidere come usare. Nessuna certificazione, nessuna etichettatura. L’idea è proprio quella di fornire indicatori che probabilisticamente individuano dei fragili. Come dire: se ho determinate caratteristiche fisiche, sono esposto a determinati rischi, e mi controllerò per prevenirli. Un’altra lettura delle cose favorisce l’oscurantismo».

La procedura

Ma facciamo un passo indietro. Quando sono cambiate le cose? A giugno il ministero dell’Istruzione ha stabilito per decreto di assegnare a circa il 40% delle scuole (3198, per l’esattezza) 500 milioni di euro per progettare attività di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, in attuazione della corrispondente linea di investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), rimandando a successivo decreto i dettagli sulle modalità di attuazione di tali attività. Con l’inizio della scuola, la macchina è partita A fine ottobre, l’Invalsi ha rivolto na serie di seminari informativi a dirigenti scolastici e collaboratori delle varie scuole italiane, per chiarire il suo ruolo: e cioè la restituzione a tutte le scuole italiane dei cosiddetti livelli di fragilità di tutti gli studenti, uno per uno. Le scuole potranno scaricare i codici Invalsi e quindi convertirli in nomi e cognomi di tutti gli studenti definiti “fragili”, classe per classe. Tutto ruota attorno ai test: italiano, matematica e inglese (per alcune classi), a partire dalla scuola primaria. Lo studente disagiato potenziale è colui che nel test raggiunge i livelli 1 e 2. Per l’Invalsi, il livello 3 identificherebbe un rischio fragilità, mentre i livelli dal 4 in su, nessuna fragilità. Le scuole stanno quindi raccogliendo i nomi dei “fragili”, e ad essi indirizzeranno attività aggiuntive finanziate dal PNRR.

I numeri

Possiamo farci un’ idea di quanti saranno gli studenti fragili secondo l’Invalsi considerando quanti sono quelli che ogni anno svolgono i test e qual è la percentuale collocata nei livelli di disagio stabiliti sempre dall’Invalsi. Le prove Invalsi 2022 hanno interessato 920.000 allievi della Scuola primaria, circa 545.000 studenti della Scuola secondaria di primo grado e poco più di 953.000 di studenti della Scuola secondaria di secondo grado: un totale di circa 2,5 milioni di bambini e ragazzi. Se prendiamo in esame il disagio in matematica, vediamo che circa il 30% degli studenti delle scuole primarie risultano collocati nei livelli 1/2 in Matematica: circa 276 mila bambini con disagio matematico. Le cose peggiorano man mano che procediamo verso gli altri gradi scolastici.Si passa ad oltre il 40% in terza media: circa 228 mila ragazzi, per arrivare a quasi il 50% nelle scuole secondarie di secondo grado: 470 mila studenti. In totale, circa 970 mila studenti.Da qui era nato il dato del «milione di studenti» «bollati» come fragili avanzato da Roars. Ma Invalsi chiarisce: nessun bollino, solo un dato utilizzato per distribuire equamente i fondi.

 

 
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