La scuola perde i suoi alunni (un quinto)


   La scuola perde i suoi alunni (un quinto)

 

Fonte: La Repubblica del 7 maggio 2022. Articolo di Ilaria Venturi ,  Corrado Zunino.."Dietro la lavagna" e la denatalità: in dodici anni ci saranno 1,4 miloni di studenti in meno. La risposta sono 8.700 docenti distribuiti nelle classi pollaio e dal 2026 il taglio delle cattedre. Ancora scioperi fatti e minacciati, Invalsi, storie e libri

 

La denatalità entra a scuola. Vi raccontiamo con quali effetti e come ha reagito il ministero all'Istruzione. Banchi che si svuotano, cattedre da non perdere. E poi lo sciopero, quello già fatto e quello in vista. E i vostri interventi sui concorsi - ma quanti errori -, le storie di scuola e le nostre iniziative.

In 12 anni 1,4 milioni di studenti in meno

di Corrado Zunino

La denatalità italiana fa irruzione nella scuola. Il Decreto per l’arruolamento e la formazione obbligatoria, entrato in Gazzetta ufficiale sabato 30 aprile, illustra, tra le molte cose, come a partire dalla stagione 2026-2027 ci sarà una riduzione di 9.600 cattedre per i docenti nell’arco di cinque stagioni. Questi tagli derivano dal fatto che nei prossimi dodici anni si prevedono 1.365.883 studenti in meno. Sono numeri notevoli e illustrano un fronte di crisi nell’istruzione partito nel 2015 e che si va acuendo.

L'elenco dei tagli agli organici di diritto è tutto spiegato all'interno del decreto licenziato: 1.600 posti saranno sottratti per il 2026-'27, 2.000 posti per il 2027-'28, 2.000 posti per il 2028-'29, 2.000 posti per il 2029-'30 e 2.000 posti, infine, per il 2030-'31.

Con sole 404.000 nascite certificate nel 2020, 156.000 in meno rispetto al 2008, la desertificazione delle classi attuali appare un percorso segnato. Oggi gli alunni italiani, in tutti gli ordini, sono 7.405.014: centoventimila in meno rispetto all’anno precedente. Tra cinque anni, prima proiezione disponibile, saranno 6.793.066 con una perdita totale di 612.000 ragazzi. A partire dal 2026-2027 il declino sarà, ogni anno, di 100.000-130.00 unità e questo fino al 2033. Nell’ultima stagione presa in considerazione, il 2033-’34, la flessione sarà più contenuta: 71.971 studenti in meno. Il calo complessivo nei prossimi dodici anni si configura come un vero e proprio crollo: 1.365.883 studenti, il 18,4 per cento della platea attuale.

La perdita di allievi, particolarmente forte alle superiori, ora è presente anche negli allegati al Recovery Plan inviato a Bruxelles. Le medie superiori, in dodici anni, perderanno poco più di 500.000 alunni, le medie inferiori 320.000, le elementari 310.000, l’infanzia quasi 20.000.

 

Vent’anni di calo demografico

Le statistiche Istat degli ultimi vent’anni dicono che, sul fronte “nuovi nati”, assistiamo a un crollo del 28 per cento rispetto all’inizio del millennio: 125.550 nati in meno in venti anni esatti. Il calo brusco è coinciso, nel 2008, con la crisi economico-finanziaria che si è registrata a partire dagli Stati Uniti e dal quale il mondo intero è uscito solo nel 2014. Con la pandemia la situazione è ulteriormente peggiorata: 10.000 nati in meno nel 2021. Questi dati, confrontati con il tasso di mortalità sopra il 10 per mille, portano a un netto calo del numero dei residenti.

Analizzando le province italiane, si scopre che in Puglia, a Barletta, Andria e Trani, la caduta demografica rispetto al 2002 è del 40 per cento, a Parma solo del 13 per cento.

La denatalità ha svuotato le scuole di Brescia, per esempio: alle secondarie di primo grado quest’anno ci sono stati 564 iscritti in meno, alle primarie 335. Qui, crescono lievemente le superiori: da 10.500 iscritti a 10.600. Dopo il picco del 2016-‘17, nelle ultime cinque stagioni si è assistito a un’emorragia di studenti.

In Veneto ci sono 7.141 iscritti in meno rispetto all’anno scorso. “Ogni anno, da oltre un decennio, il bollettino declina in concreto cosa vuol dire il drammatico fenomeno della denatalità nella nostra regione”, spiega l’assessore all’Istruzione Elena Donazzan. “Nemmeno gli immigrati stranieri, che incidevano positivamente sulle nascite e le iscrizioni nelle nostre scuole, ora riescono a modificare il saldo finale”. Nella provincia di Verona mancano 819 studenti, a Treviso 725, a Padova 567.

 

Il ministro Bianchi riduce le classi pollaio

Il governo risponde alla crisi di natalità investendo sulla costruzione di asili e scuole materne. E provando a mantenere l'organico dei docenti per i prossimi quattro anni. Poi, dal 2026, partiranno le contrazioni. I 120.000 studenti in meno della stagione in corso avrebbero significato più di 10.000 insegnanti da tagliare. Il ministero dell’Istruzione ha conservato i docenti e 8.700 li ha redistribuiti – attraverso l’Ufficio scolastico regionale – nelle scuole con tassi di sovraffollamento più alti. Altri 2.000 insegnanti sono stati destinati all’Educazione motoria.

L’abbattimento delle classi pollaio e l’investimento infrastrutturale sul primo ciclo scolastico è uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’altro, è l’aumento del tempo pieno al Sud.

A questo proposito, il sindacato Anief chiede non più di 15-18 alunni per classe. E almeno 15.000 nuovi plessi scolastici, così da favorire quel distanziamento che, soprattutto alle scuole superiori, si è potuto attuare solo alternando didattica in presenza e a dista
 
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