L’incontro e il saluto di Papa Francesco agli studenti della scuola "la Zolla" di Milano nell’udienza in san Pietro


L’incontro e il saluto di Papa Francesco agli studenti della scuola "la Zolla" di Milano nell’udienza in san Pietro di mercoledì 16 marzo

Fonte: Vatican.va. Nell'incontro con i duemila studenti della scuola milanese, che festeggia i 50 anni dalla fondazione, Papa Francesco sottolinea il valore della comunità educante in dialogo per la crescita culturale dei ragazzi. Nel corso del saluto il Papa fa pregare per i bambini dell'UcrainaPerché la pace, di cui abbiamo tanto bisogno, si costruisce artigianalmente attraverso la condivisione”. Al termine dell’udienza il Papa rinnoverà la preghiera per la pace con le parole dell’Arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia

Cari studenti dell’Istituto “La Zolla”,

sono contento di accogliervi e rivolgo un cordiale saluto a voi, ai vostri genitori e ai vostri insegnanti, ai vostri nonni: ci sono tanti nonni qui. È molto importante per voi giovani e bambini parlare con i nonni: molto importante, parlare con i nonni. È importante. La vostra scuola di ispirazione cristiana è una realtà preziosa per il territorio milanese e offre un apprezzato servizio educativo in collaborazione con le famiglie. È importante costruire una comunità educante in cui, insieme ai docenti, i genitori possano essere protagonisti della crescita culturale dei loro figli. E questo è il patto educativo, il dialogo tra genitori e insegnanti. Si dialoga sempre, per il bene dei giovani, dei bambini. Questo patto educativo che si è rotto tante volte, dobbiamo sempre curarlo. Il dialogo e anche il lavoro insieme, come fate voi, genitori e insegnanti. È importante costruire una comunità educante, questo è molto importante.

E a voi ragazzi e ragazze vorrei lasciare due parole che mi vengono dal cuore: condivisione e accoglienza. Condivisione e accoglienza, diciamolo insieme: “condivisione e accoglienza”. Solo i ragazzi e le ragazze, i grandi no! Ditelo: condivisione e accoglienza, tutti! [ripetono: condivisione e accoglienza!”]. Ecco, imparate bene quello. Condivisione: non stancatevi di maturare insieme alle persone che vi vivono accanto: i compagni di scuola, i genitori, i nonni, gli educatori, gli amici. C’è bisogno di “fare squadra”, di crescere non solo nelle conoscenze, ma anche nel tessere legami per costruire una società più solidale e fraterna. Perché la pace, di cui abbiamo tanto bisogno, si costruisce artigianalmente attraverso la condivisione. Non ci sono macchine per costruire la pace, no: la pace sempre si fa artigianalmente. La pace nella famiglia, la pace nella scuola… E come artigianalmente? Con il mio lavoro, con la mia condivisione.

La seconda parola: accoglienza. Il mondo d’oggi mette tante barriere tra le persone. E il risultato delle barriere sono le esclusioni, lo scarto. Questo è pericoloso, se si scarta. Anche nella scuola – ascoltate bene questo, ragazzi e ragazze – a scuola alle volte c’è qualche compagno o compagna che è un po’ strano, un po’ ridicolo o che non ci piace: mai scartarlo! Nemmeno fare bullying: no, per favore, non il bullying, niente, siamo tutti uguali. Anche se un compagno è un po’ antipatico, poveretto, mi avvicino a lui con simpatia. Sempre fare dei ponti, non scartare nessuno, per favore! Non scartare. Perché con lo scarto sempre si incominciano le guerre. Il risultato delle barriere sono le esclusioni, lo scarto. Ci sono barriere tra Stati, tra gruppi sociali, ma anche tra le persone. E spesso pure il telefono che continuate a guardare diventa una frontiera che vi isola in un mondo che avete a portata di mano. Quanto è bello invece guardare negli occhi le persone, ascoltarne la storia, accoglierne l’identità; generare, attraverso l’amicizia, ponti con fratelli e sorelle di tradizioni, etnie e religioni diverse. Solo facendo così costruiremo, con l’aiuto di Dio, un futuro di pace. Mi è piaciuto il motto vostro – “Stupìti”: è bello. Sempre meravigliati, vedere la bellezza, stupìti e grati. Ma state attenti, perché c’è pericolo di diventare stupidi: no, no! Stupìti, non stupidi. Capito?

Grazie di questo incontro, grazie della vostra testimonianza. Prego per voi e voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze. Oggi stanno soffrendo; oggi, a tremila chilometri da qui. Preghiamo il Signore. Io farò la preghiera e voi con il cuore, con la mente, pregate con me. “Signore Gesù, ti chiedo per i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze che stanno vivendo sotto le bombe, che vedono questa guerra terribile, che non hanno da mangiare, che devono fuggire lasciando casa, tutto. Signore Gesù, guarda questi bambini, questi ragazzi: guardali, proteggili. Sono le vittime della superbia di noi, gli adulti. Signore Gesù, benedici questi bambini e proteggili”. Insieme preghiamo la Madonna perché li protegga: Ave o Maria, …

E così, in silenzio come stiamo noi, riceviamo la benedizione del Signore: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

E grazie di questo incontro: grazie, grazie. E non dimenticatevi non dimenticate: stupìti e grati. Tutti insieme: stupìti e grati.

 

 
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