Sentenze/Crocefisso in aula


Non discrimina: Cassazione, via libera a una domanda sul destino

Ilsussidiario -  10.09.2021 – Monica Mondo

 

Una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che tenere il crocefisso nelle aule scolastiche non è “discriminatorio”. La realtà si è imposta

Di questi tempi le mezze buone notizie bisogna cercarle col lumicino, a forza, distogliendo per un attimo lo sguardo sdegnato dalle donne velate di Kabul, dai corpi martoriati dei giornalisti afghani dopo le torture; dalla follia disumana di una fiera dei bebè, ora a Parigi, prossimamente nella Milano di San Carlo, uno spot indegno all’utero in affitto che spero rimorda al sindaco in campagna elettorale. 

Parrebbe un capitolo agghiacciante di un romanzo di fantascienza, di quelli che ti lasciano l’angoscia nel cuore. Per questo, leggere che tutto sommato l’erba è ancora verde, per parafrasare Chesterton, consola. Affiggere il crocefisso in aula non è discriminatorio. L’avremmo sempre pensato, e invece ha dovuto spendere tempo la Cassazione, con una sentenza depositata ieri

C’era stata la denuncia del solito docente che si sente offeso dall’esposizione di un segno, per chi crede, di un simbolo, per chi non crede, “a cui si legano l’esperienza di una comunità e la tradizione vissuta di un popolo”. Parole sante. Eppure c’è voluta una delibera a maggioranza dell’assemblea di classe degli studenti, contraria alla richiesta del professore, che vedeva lesa la sua libertà di opinione ad insegnare in una classe con la croce cristiana. E comunque la Corte stessa ha redarguito il preside dell’istituto, che alle rimostranze del prof testa calda aveva semplicemente ordinato di riappendere il crocefisso. “Non è conforme al modello di una comunità scolastica dialogante”. 

C’è da chiedersi se valga la pena fare il preside, prendersi tutte le grane senza poter decidere nemmeno le cose più semplici. Senza poter derogare dalla dittatura del politically correct, che esalta e si piega alle minoranze a scapito delle maggioranze. Non a caso la politica si lacera sul ddl Zan, che riguarda violenze e abusi già sanzionabili dalle leggi attuali, ma in numero limitato, benché siano odiosi. E non a caso Sala ammutolisce alla richiesta del mercato di uteri e bambini, per non essere tacciato di discriminare una minoranza che vede un figlio alla stregua di una macchina o un cane. Tout se tient, a saper ben guardare. 

Tocca ricordare lo slancio coraggioso di Natalia Ginzburg, grande scrittrice di sinistra, quando la sinistra faceva la sinistra, e il suo appello accorato a non togliere dalle aule scolastiche e dagli uffici pubblici il segno interrogante del dolore estremo dell’uomo. Il crocefisso non può far male. “Il crocefisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del  nostro umano destino”. Correva l’anno 1988. Siamo tornati indietro.

 

 

Cassazione: “Ma scuola non può imporlo”

Ilsussidiario -  09.09.2021 – Andrea Murgia

 

Le motivazioni della sentenza della Cassazione su un contenzioso tra docente e preside di una scuola di Terni per l’uso del crocifisso in aula: “Va trovata una soluzione condivisa.

L’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche “non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione”. Lo afferma la Corte di Cassazione con le motivazioni di oggi di una sentenza nella quale spiega come al crocifisso “si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo”. La decisione arriva perché un docente si appellava alla libertà di coscienza, in quanto desiderava fare le sue lezioni senza il simbolo religioso appeso alla parete dopo l’ordine di esposizione da parte del preside di un istituto professionale di Terni.

Secondo la Corte va trovata una soluzione tra docente e istituto: la circolare del preside è stata infatti ritenuta non conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”, e quindi è stata annullata la sanzione disciplinare – la sospensione per 30 giorni – che era stata inflitta al professore. Allo stesso tempo, però, mancando l’aspetto discriminatorio nella scelta di affissione del crocifisso non è stata accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento”.

 

CROCIFISSO IN AULE SCOLASTICHE, CASSAZIONE: “VA CERCATA UNA SOLUZIONE TRA DOCENTE E PRESIDE”

Il docente, ha spiegato la Cassazione a proposito della decisione sull’affissione del crocifisso in aula, “non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso: deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione”. Secondo la Corte di Cassazione, la disposizione del regolamento degli anni venti del Novecento – che tuttora disciplina la materia, mancando una legge del Parlamento – è suscettibile di essere interpretata in senso conforme alla Costituzione.

In un altro caso, a Padova, una coppia di genitori atei aveva fatto ricorso per richiedere l’abolizione del crocifisso a scuola scatenando la polemica politica: in particolare, il sottosegretario del Ministero dell’Istruzione Rossano Sasso (Lega) aveva reagito con forza all’ennesima richiesta di eliminare dalle aule scolastiche il simbolo per eccellenza della fede cattolica. «Giù le mani dal crocifisso nelle scuole!», il vecchio post su Facebook del sottosegretario.

 

 

 
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