L'eredità della pandemia sui Dirigenti Scolastici


E se il Covid avesse creato presidi-manager più bravi?

da Il Sussidiario.net - 24 maggio 2021 - di Ezio Delfino


La situazione emergenziale vissuta nelle scuole in questi ultimi due anni scolastici ha messo alla prova e mobilitato le competenze educative, organizzative e manageriali dei dirigenti scolastici che, in diverse aree del Paese, hanno fatto fronte alle criticità proponendo modalità di affronto strategico della direzione.

Ne rappresenta un’autorevole documentazione il volume Management educativo alla prova. Lezioni dai dirigenti scolastici durante l’emergenza Covid–19 (Guerini Next) di recente pubblicazione. Un titolo evocativo che condensa parole importanti vissute dal sistema scolastico in questi tempi difficili: “management”, termine riferito alla gestione di ambiti complessi, “educativo”, che ne contestualizza la finalità secondo una prospettiva di senso e di valore, “lezione”, termine che si addice più ai docenti che ai dirigenti scolastici i quali, nei contributi riportati nel volume, ne diventano questa volta protagonisti eccellenti. E un “tempo”: i mesi del lockdown dell’a.s. 2019/20 a cui si riferisce la ricerca.

Si tratta di un’indagine coordinata da Tommaso Agasisti, autore del volume, professore ordinario al Dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano, nell’intento di offrire un contributo al miglioramento della gestione delle autonomie scolastiche, realizzato con l’approccio della metodologia della ricerca. Un volume nel quale, dopo una prima parte di ricognizione puntuale delle competenze manageriali del preside, si entra nel vivo della gestione quotidiana di scuole in tempo di pandemia attraverso il racconto di nove dirigenti scolastici di diverso ordine e grado che offrono uno spaccato del contributo che questa figura professionale può dare, incidendo sul clima relazionale, sui modelli di insegnamento e sui risultati, garantendo livelli di efficienza del sistema.

Una terza parte del volume, infine, certifica la validità scientifica della ricerca secondo un modello che, a differenza di molta ricerca accademica che sviluppa modelli a partire da teorie preventive, rintraccia invece, attraverso una rigorosa riflessione sull’esperienza condotta dai nove presidi campionati, un modello che trova la teoria nella pratica virtuosa, con un approccio di ascolto e, appunto, di riflessività.

Una postfazione di Damiano Previtali, dirigente del ministero dell’Istruzione per la valutazione del sistema di istruzione e formazione, aiuta ad approfondire una tesi originale: che le finalità della scuola e le competenze fondamentali del dirigente scolastico non cambiano con le emergenze, ma anzi vengono da esse rafforzate e amplificate.


Un volume che testimonia che le scuole (soprav)vivono se diventano anche luoghi di ricerca e di riflessione e che, se coinvolte sinergicamente con gli ambiti istituzionali e quelli della ricerca come le università, si creano circuiti virtuosi generativi di teorizzazioni, dinamiche e matrici innovative.

La pubblicazione rappresenta l’unico studio di ricerca che, con riferimento ai tempi di lockdown, sia stato svolto in maniera puntuale, rigorosa e pertinente rispetto all’ambito del management scolastico.

Un libro di agile lettura che consente di mettere a fuoco tre evidenze. Innanzitutto che l’efficacia gestionale-organizzativa è propriamente valorizzata quanto più tutte le azioni di una scuola perseguono l’obiettivo proprio del miglioramento e dello sviluppo integrale dei propri studenti. In secondo luogo che non esiste un profilo astratto di dirigente scolastico, ma persone concrete chiamate ad esercitare un ruolo con le loro competenze, la loro esperienza e le loro qualità manageriali, fattori decisivi per la qualità della gestione e dei risultati.


E, infine, che le competenze necessarie per esercitare la direzione di una scuola non sono un dono innato, ma si possono sviluppare e consolidare proprio attraverso l’esperienza agita quotidianamente, la formazione, la disponibilità a coinvolgere altre persone ed attraverso l’intenzione perseguita di investire sul capitale umano proprio e altrui. E con la volontà di capitalizzare continuamente quello che si impara per reimpararlo in modo nuovo, più adeguato ed efficace di fronte ai molteplici problemi che quotidianamente si affacciano, fossero anche quelli della portata di una emergenza pandemica come è accaduto in questi tempi.



 
Salva Segnala Stampa Esci Home