Il ministro Bianchi al lavoro per un inizio anno al 100%


Il ministro Bianchi: "A settembre tutti gli studenti in classe. Un piano per i precari"
da La Repubblica - 6 maggio 2021 - Ilaria Venturi

“Voglio riportare a settembre tutti gli studenti in aula
e in sicurezza”. L’orchidea spunta tra le tante carte e i libri, sulla scrivania del ministro-professore s’impone il faldone del piano di ripresa e resilienza presentato dal premier Mario Draghi. Cardigan blu dei momenti di pausa, Patrizio Bianchi in realtà non ne ha molti nei giorni in cui la scuola deve arrivare alla fine dell’anno. Ed è da far ripartire in presenza. Tra le proteste, le Regioni in ordine sparso, i presidi che reclamano attenzioni, i malesseri dei ragazzi, le paure dei professori. Il mondo della scuola arriva stremato da oltre un anno di pandemia. “Ma sono fiducioso, so che si è consapevoli che il problema è di tutti, una sfida condivisa. E che in questa partita il Paese c’è, più di quanto si pensi”.

Ministro Bianchi, ormai tutti guardano avanti: come ripartirà la scuola a settembre?
“L’obiettivo è avere tutti gli studenti in presenza, anche quelli delle superiori. E per farlo il nostro primo problema è garantire la sicurezza. La scuola oggi ha bisogno di certezze e siamo a lavoro per questo. Con il decreto sostegni abbiamo già dato 150 milioni alle scuole per la sicurezza sanitaria. Adesso, in accordo con il generale Figliuolo, stiamo facendo ripartire le vaccinazioni per tutto il personale scolastico: siamo al 70%, a settembre avremo tutti vaccinati”.

È in arrivo il vaccino anche per gli adolescenti, cosa ne pensa?
“Insistevo da tempo su questo e, ora che le case farmaceutiche sono alle fasi finali della sperimentazione, se darà esito positivo, spero si cominci in fretta con i ragazzi”.

Rimarranno gli ingressi scaglionati?
“Stiamo lavorando con i ministri Gelmini, Lamorgese e Giovannini, con le Regioni e gli enti locali, insieme ai tavoli dei Prefetti, che hanno funzionato bene, per organizzare la gestione dei trasporti anche rispetto agli orari di ingresso e di uscita a scuola”.

Occorrerà avere tutti i docenti in cattedra, ma sono oltre 200 mila insegnanti precari. Si parla di sanatoria, il M5S si oppone. Quale soluzione arriverà?
“Io non intendo fare sanatorie. Il problema però esiste e va affrontato. È chiaro che non nasce adesso e non è imputabile a questo governo. Il mio obiettivo è arrivare a un sistema a regime con concorsi annuali. Stiamo concludendo il concorso straordinario e prima possibile avvieremo i due ordinari già banditi. Nel prossimo decennio andranno in pensione 28-30mila insegnanti all’anno e dovranno essere sostituiti con assunzioni a tempo indeterminato. Sui precari bisogna tener conto delle diverse situazioni: chi ha specializzazioni, chi ha già superato concorsi, chi ha tanti anni di servizio. Porremo attenzione alle persone, riconoscendo le loro esperienze professionali, e alle esigenze degli studenti, per garantire loro la continuità didattica”.

In che modo e con che tempi?
“Stiamo lavorando con la Presidenza del Consiglio e con il ministero dell’Economia per anticipare i tempi per garantire a settembre la ripartenza con soluzioni adeguate al Paese. Precostituire blocchi, ricorrere a veti, non serve. Credo che nessuno, in una fase di emergenza come questa, voglia farlo. Abbiamo tutti una responsabilità nei confronti della scuola e del Paese”.

Altro nodo della ripartenza sono le classi-pollaio.
“La riduzione del numero di studenti per classe fa parte di un nuovo disegno del sistema scolastico a cui stiamo lavorando e che abbiamo già previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le cosiddette classi-pollaio riguardano in particolare le superiori dei grandi centri urbani. Nelle zone interne e di montagna abbiamo il problema opposto: non riuscire a comporre le classi perché gli studenti diminuiscono a causa della denatalità. Andremo comunque verso classi ridotte progressivamente già dal prossimo anno. Ricordo infatti che per settembre abbiamo confermato l’organico dei docenti, anche a fronte di una riduzione degli alunni. Anzi, avremo seimila unità in più tra insegnanti di sostegno e potenziamento. Inoltre, abbiamo già destinato un miliardo e 125 milioni alle Province per intervenire su edilizia e messa in sicurezza delle superiori”.

Intanto si avvicinano gli scrutini e si potrà bocciare a differenza dello scorso anno. Giusto valutare e come?
“La valutazione è parte fondante della scuola e non è un fatto ispettivo o punitivo. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati, in una logica che deve essere educativa per accompagnare ciascuno di loro in un percorso di crescita personale, che consideri dove sono arrivati e anche come sono cambiati dopo un anno così difficile”.

C’è chi parla di una generazione perduta, la generazione Covid.
“È una definizione che i ragazzi non si meritano. Un’etichetta sbagliata e ingiusta”.

Il tema più urgente è il recupero, come?
“Il recupero deve essere sia di competenze che di socialità e a questo andrà dedicato tutto l’anno prossimo a partire dall’estate. Il nostro progetto-ponte, dall’estate verso il nuovo inizio, dispone risorse per 510 milioni, di cui 150 ripartiti tra tutte le scuole, 320 di fondi Pon dedicati in particolare al Sud e 40 di progetti sulla povertà educativa. Già 2.500 istituti hanno iniziato le pratiche per accedere a questi finanziamenti. È la riprova del grande impegno che il mondo della scuola ha messo e sta mettendo nel tempo della pandemia”.

Ma quando partirà l’anno scolastico?
“Dal primo settembre le scuole saranno aperte per la fase dell’accoglienza. Stabilire la data di inizio delle lezioni è un compito delle Regioni e io mi auguro si arrivi a una data condivisa tra il 10 e il 15 settembre”



 
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