Il nuovo modello del PEI. Come sfruttare l'opportunità!


Nuovo PEI: occasione da valorizzare
da La scuola e l'uomo - anno LXXVII gennaio-febbraio 2021 - di Franco Lorusso

Oltre la cultura dello scarto  

I recentissimi richiami di Papa Francesco a uscire dalla “cultura dello scarto”, sia esso il comune atteggiamento difensivo verso l’immigrato o la commiserata e pietistica percezione della persona povera o disabile, costituiscono una sfida al pensare e all’agire comune, in particolare per chi si occupa di processi educativi. 

Si insinua progressivamente nelle coscienze, anche se in diverse modalità, la consapevolezza dei limiti di una civiltà caratterizzata da uno sfrenato individualismo, basata sul possesso, sul potere, legata prevalentemente al paradigma “produzione e consumo” e alle conseguenti dinamiche competitive e distruttive, tanto negli ambienti naturali quanto in quelli sociali, a discapito del “bene comune”. 


L’intenzione di questa riflessione è rimarcare nei contesti scolastici e, più in generale, educativi e formativi, la necessità di un auspicabile nuovo corso nella cura delle persone, affinchè, a partire dai soggetti più fragili, si riconoscano le fragilità di ciascuno.

Superando la logica di un generico pietismo, o peggio l’intenzione di creare opportunità lavorative per il personale specializzato, l’auspicio è che le fragilità e la conseguente necessità di personalizzazione dei percorsi didattici e formativi costituiscano un aspetto importante di una sfida culturale “epocale” tesa al bene di tutti.  

È evidente, in queste note, il richiamo alle grandi preoccupazioni che animano le ultime encicliche “Laudato sí” e “Fratelli tutti” e gli eventi mondiali del “Global Compact for Education” e “Economy of Francesco”.


La tensione che anima il nuovo PEI e che va accolta nelle sue potenzialità, sta nel sollecitare ed evidenziare la responsabilità verso la fragilità, intesa non come una performance residuale, affidata -come prevalentemente è accaduto sinora- ad un addetto (insegnante) di sostegno e alla tolleranza del team docente e della classe, ma come una attenzione complessiva di tutti,  sia a livello orizzontale (la classe e tutto il team docente) che a livello verticale (interistituzionale: sanitá, scuola e sociale).

È questo un cammino che deve ancora esplorare tutta la fecondità dei suoi sentieri; questi non passano solo dalla acquisizione di competenze tecniche, che da sole non bastano a dar conto del valore delle dimensioni esistenziali se con incontrano “le ragioni del cuore”, dell’essere e delle sue infinite potenzialità. Quest’ultime -è qui il passaggio cruciale- non possono costituire un optional, ma sono un essenziale dell’educazione di tutti, che deve incontrare nei docenti e negli operatori la motivazione, la creatività, il prendersi cura della “vita” nella molteplicità delle sue dimensioni. Solo in questa direzione sarà possibile scoprire nuovi tesori, il cui valore potrà dispiegarsi dal livello cognitivo a quello relazionale, offrendo all’esperienza della classe, guidata da docenti motivati, quell’indispensabile vitalità che sola può generare creatività, pienezza e senso.


Il nuovo PEI

Il 13 gennaio scorso, dopo il passaggio al Consiglio Superiore dell’Istruzione, con una nota del Ministro dell'istruzione viene trasmesso alle scuole il decreto sul Piano Educativo Individualizzato per alunne e alunni con disabilità, che dovrà essere adottato a partire dal prossimo anno scolastico. 


Il decreto è corredato di apposite linee guida, dei quattro nuovi modelli di PEI - rispettivamente per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado-, della scheda per l’individuazione delle principali dimensioni interessate dal bisogno di supporto per l’alunno e delle condizioni di contesto facilitanti, con la segnalazione delle entità delle difficoltà riscontrate (c.d. Scheda per l’individuazione del “debito di funzionamento”), nonché da una tabella per l’individuazione dei fabbisogni di risorse professionali per il sostegno e l’assistenza.

L’idea chiave del PEI, annuncia opportunamente il Ministero in una nota «ruota attorno al rafforzamento del principio della presa in carico dellalunno da parte di tutta la comunità scolastica. Anche per questo la legge di bilancio, oltre al Piano di assunzioni sul sostegno, prevede fondi per unadeguata formazione sui temi dellinclusione per tutto il personale».

Questo sarebbe un obiettivo che, enunciato da anni, a partire dal 1977, stenta ad essere adeguatamente perseguito in tutte le realtà scolastiche, al di là dei pronunciamenti formali: consapevoli che garanzia di reali processi di inclusione e di benessere sono la competenza e l’autentica disposizione interiore di ciascun attore  (dal collaboratore, al docente, al dirigente scolastico) e la fecondità delle dinamiche relazionali tra docenti, tra docenti e alunni, tra alunni e tra alunni e alunni con disabilità, tra scuola e famiglia. 

Benessere che, oltretutto, (è questa la sfida culturale) non è solo del singolo alunno con disabilità ma dell’intera classe (e scuola), che dalla qualità dell’intervento sul disagio non può che trarre vantaggio nelle dinamiche relazionali e nei risultati cognitivi.

All’esame dell’impianto, si confermano (già preannunciati nella bozza) i passaggi procedurali interistituzionali in cui si inserisce l’elaborazione e l’adozione del PEI:

  • accertamento e la certificazione della disabilità da parte dell’INPS, 
  • elaborazione del “Profilo di Funzionamento”, secondo una logica ICF bio-psico-sociale (Certificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della salute). Tale elaborazione è realizzata, in collaborazione con la famiglia e con un rappresentante della scuola, dall’UVM: struttura dell’organizzazione sanitaria territoriale composta da un medico specialista o un esperto della condizione di salute della persona, uno specialista in neuropsichiatria infantile, un terapista della riabilitazione, un assistente sociale o un rappresentante dell'ente locale di competenza che ha in carico il soggetto 
  • elaborazione successiva del PEI da parte dell’istituzione scolastica, sulla base delle indicazioni emerse dal Profilo di Funzionamento; essa è affidata al GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e dall’UVM, presieduto dal dirigente scolastico.
  • intervento dell’Ente Locale, per l’attivazione del Progetto Individuale, nella dimensione legata ai servizi territoriali quali centri diurni, percorsi riabilitativi, progetti di inclusione socio-culturale e territoriale. 


Caratteristiche innovative

Vediamo, quindi di esaminarne gli aspetti salienti, riprendendo e integrando alcune valutazioni già esplicitate in una precedente analisi elaborata sulla bozza del cosiddetto decreto inclusione.

Profilo di Funzionamento. Risulta centrale il Profilo di Funzionamento, quale strumento innovativo, che aggancia la valutazione del singolo alunno non solo alla condizione “patologica” bensì alla sua specifica identità personale e funzionale, secondo il modello ICF, biopsicosociale. Va registrato che spesso nei documenti si precisa che, in sua assenza, si rimanda alla “diagnosi funzionale e al profilo dinamico funzionale”: difficilmente, in piena pandemia e avvio della campagna vaccinale nazionale gli uffici sanitari locali, potrebbero impegnarsi efficacemente per attrezzarsi al nuovo compito richiesto.

GLO e partecipazione della famiglia. Va apprezzato che tale organo, centrale nell’elaborazione del PEI, è composto dal tutti i docenti del consiglio di classe, precisandosi, ancora una volta avvertendosene -evidentemente- la necessità, che l’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti e che il docente di sostegno è docente della classe. “A pieno titolo” ne fa parte l’Unità di Valutazione Multidimensionale (redattrice del Profilo di Funzionamento). Rispetto alla famiglia, purtroppo, ci si limita ad affermarne la sola “partecipazione”. Inoltre, il “Dirigente scolastico può autorizzare, ove richiesto la partecipazione di non più di un esperto indicato dalla famiglia”, precisandosi inoltre che “la suddetta partecipazione ha valore consultivo e non decisionale”.  Emerge ancora una volta un atteggiamento “scuolacentrico” e una vaga resistenza alla piena valorizzazione del ruolo della famiglia e di quelle figure esterne spesso fondamentali nel supporto e nella crescita delle persone con disabilità.  

Assegnazione ore sostegno e assistenza 

Particolarmente critico il ruolo della “Tabella Fabbisogno e Risorse professionali per il sostegno didattico e l’assistenza” (allegato C1), che propone in alternativa al vecchio automatismo (caratterizzato dal rapporto sinallagmatico tra situazione di gravità e rapporto 1:1) un nuovo automatismo per la quantificazione delle ore di sostegno, di assistenza specialistica, ma senza cambiarne la logica. La necessità delle ore di supporto per l’anno successivo non dovrebbe valutarsi solo in base allanalisi del raggiungimento degli obiettivi didattici, di autonomia e di comunicazione dellanno concluso, ma anche in base alle attese e agli investimenti progettuali per gli anni successivi e per il progetto di vita dell’alunno con disabilità. Inoltre, come partner di questa valutazione non dovrebbe essere esclusa la famiglia, che anche in questa procedura risulterebbe svalutata.

Linee guida  

Le Linee guida predisposte costituiscono un valido strumento per la redazione e compilazione del PEI, con una ricognizione e sistematizzazione dei numerosi provvedimenti normativi, che si sono susseguiti nel tempo sui diversi aspetti dell’ordinamento scolastico, con particolare riferimento agli alunni con disabilità.

Di particolare interesse e stimolo all’innovazione e creatività didattica è la “Sezione 6 Osservazione sul contesto: barriere e facilitatori”. Viene qui esplicitata la prospettiva bio-psico-sociale alla base di ICF CY, che identifica, nei fattori contestuali, due grandi ambiti, che interagiscono tra di loro: fattori ambientali (estrinseci ed esterni all’alunno/a) e fattori personali (intrinseci ed “interni”). Entrambi i fattori sono in relazione con le Funzioni del Corpo, le Attività Personali e la Partecipazione sociale, migliorandone o rendendone possibile il funzionamento (facilitatori) oppure ostacolandolo (barriere). La descrizione del “Contesto” diventa propedeutica a quella indispensabile “messa in gioco” della personale creatività responsabile dei docenti: “Partendo dalla constatazione che negli ambienti dell’apprendimento la diversità individuale è la regola e non l’eccezione e che l’istruzione dovrebbe orientarsi considerando le variabili e non un livello di apprendimento standard, è opportuno valorizzare due strategie di intervento”. Che vengono identificate nella didattica flessibile e nelle proposte ridondanti e plurali (rinforzi visivi e convolgimento plurisensoriale). 

In queste ultime osservazioni è evidente come una sapiente e competente attenzione al disagio possa costituire una risorsa straordinaria per la generale innovazione della didattica caratterizzata da consapevolezza e flessibilità per l’intera classe, che faccia propria la personalizzazione degli apprendimenti e la valorizzazione della creatività degli insegnanti. 


 Formazione

Una lettura attenta dell’intera documentazione, accompagnata da una consapevole padronanza e previsione della ricaduta e dei processi che accompagnano la elaborazione e la gestione ottimale del PEI, non dovrebbe trascurare le difficoltà reali del mondo della scuola: da un lato essa è oberata da eccessi di procedure burocratiche e dall’altro è frenata da resistenze (più o meno evidenti) all’innovazione sia dei processi organizzativi sia (soprattutto) della didattica. In questo senso un ruolo decisivo potrebbe essere svolto da una competente formazione orientata sia a fornire strumenti operativi, sia (soprattutto) ad attivare motivazione e creatività.

Tra le righe dei documenti emanati di concerto dal Ministro dell’Istruzione e dal Ministro dell’Economia pare emergere, infatti, la consapevolezza che la sfida dell’inclusione sta nell’avvio e nel consolidamento di processi di formazione (e di motivazione) rivolti a tutti i docenti delle classi con alunni con disabilità: infatti, all’art.1, comma 961, della legge finanziaria si prevede un incremento del fondo destinato alla formazione “obbligatoria”, finalizzato a garantire il principio di contitolarità nella presa in carico di alunni con disabilità. 


Operativamente 

Nell’immediato, le istituzioni scolastiche continueranno ad avvalersi dei modelli PEI finora utilizzati, aggiornandoli alle nuove indicazioni.

Il nuovo modello di PEI dovrà essere adottato dal GLO in “forma provvisoria” fin da quest’ anno scolastico (anche per i neo iscritti) entro il prossimo 30 giugno, sia per verifiche finali sia per formulare le proposte relative al fabbisogno di risorse professionali per l’anno successivo.

Quattro gli assi attorno a cui è costruito il Piano, di cui saranno poi osservati gli esiti:

– Dimensione della Socializzazione e dellInterazione

– Dimensione della Comunicazione e del Linguaggio

– Dimensione dellAutonomia e dellOrientamento

– Dimensione Cognitiva, Neuropsicologica e dellApprendimento


Conclusioni

Confermando le perplessità critiche enunciate, in particolare per lo scarso rilievo attribuito alla famiglia nel GLO e per l’automatismo statico delle procedure di individuazione delle ore di sostegno e di assistenza, il nuovo PEI costituisce, in linea di massima, un passo avanti pur con dei rischi di burocratizzazione delle procedure. 

Permane, infatti, il rischio di farraginosità burocratica con conseguenti tempistiche, di fatto, non sempre fluide e sincroniche, che rischiano di ostacolare lo sviluppo di un linguaggio comune e di un proficuo e concreto dialogo tra operatori di diversi comparti (scuola, sanità e  sociale).

In positivo, si auspica che operatori della sanità, della scuola e del territorio convergano insieme sul progetto di vita dell’alunno disabile, e sul suo benessere, inteso come opportunità di crescita dell’intero sistema sanità/scuola/territorio.  Si propone una visione e un orizzonte interessante, mettendo al centro la persona per un suo progetto di vita attraverso il Profilo di Funzionamento  ICF, che come modello concettuale di approccio globale al funzionamento della persona, si definisce solo nell’interazione e nella reciprocità tra persona e contesto ambientale, offrendo –ai diversi operatori- un linguaggio comune. 

Nonostante il momento storico, che vede tutti  gli operatori della scuola, delle ASL e del sociale  in affanno a causa delle drammatica situazione pandemica, dobbiamo augurarci che si riesca

  • ad  elaborare da parte delle UVM  con adeguata cura i Profili di Funzionamento secondo l’approccio biopsicosociale per tutta la popolazione scolastica con disabilità,
  • ad interagire per gli aspetti extrascolastici (nella documentazione fortemente trascurati) sul territorio  con gli operatori  sociali per una efficace interazione tra PEI e “Progetto individuale”.

Va apprezzata la scelta di investire sulla formazione, che andrebbe in questo caso estesa anche agli operatori sanitari e del sociale, e che può costituire l’elemento centrale e motore di armoniosi processi innovativi a condizione che sia espletata in modo efficace, interagendo con i docenti in una logica di empowerment situazionale  e non di mero adempimento.

Ma la portata maggiormente innovativa sta nell’impianto culturale che sottende sia (probabilmente)  le intenzioni del legislatore (o quantomeno degli estensori delle linee guida) sia le indicazioni didattiche declinate in chiave di personalizzazione degli apprendimenti, arricchite da proposte e approcci aperti a “molteplici forme di fruizione-somministrazione-valutazione”. Ed è a questo livello che si esplicita il valore universale di quel delicato passaggio, nettare della professionalità e della responsabilità educativa, che dalla cognizione e dalle attenzioni verso la  persona fragile si espande sulla consapevolezza delle fragilità di tutti, sui diversi stili di apprendimento, di espressività e di potenzialità creative. Riemerge ancora una volta il valore universale della sfida dell’inclusione, che pur lanciata da chi più in difficoltà, rappresenta le istanze di tutti. E qui risuona “l’essere tutti nella stessa barca” e la dimensione della “convenienza” di una visione inclusiva, che spalanca orizzonti culturali e di ricerca di benessere per tutti. È qui che si intravede, a livello educativo, il tramonto di un “paradigma esistenziale ed educativo” basato su approcci competitivi e confermativi di saperi cristallizzati (penso a quella diffusa didattica che vuol sentire solo ripetuto dall’alunno il sapere del docente). E si dischiudono gli albori di una antropologia e di una didattica “generativa”, che rispetta e valorizza l’umanità di ciascuno e di tutti. In un’epoca storica come l’attuale, in cui i drammi delle periferie a livello umanitario e ambientale, non riguardano solo chi è lontano, ma tutti, si scopre la necessità e la convenienza di un rinnovamento della visione del mondo, in cui siamo tutti parte di una stessa umanità. Homo sum, nihil humanum a me alienum puto.

Un’autentica attenzione alla fragilità diventa, pertanto, a livello di organizzazione scolastica e di didattica,  la tessera, probabilmente la più importante (essendo proiettata al futuro), di un ormai (o finalmente) necessario rinnovamento in direzione della sostenibilità educativa, ambientale e sociale. 

In tal modo la scuola nel suo insieme può approfondire la sua missione, contribuendo a superare fino in fondo la cultura dello scarto ed elevando “quel livello di civiltà del popolo che - parafrasando il presidente della Repubblica Mattarella- si misura dalla capacità di assicurare per tutti, a partire dalle persone con disabilità piena inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione

 
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