Apprendimento: poche eccellenze, tanti mediocri


Poche eccellenze, tanti mediocri: la crisi dell’Italia secondo Timss

Il Sussidiario -  12.12.2020 – Tiziana Pedrizzi

 

I risultati dell’indagine Timss 2019 mettono ancora una volta in evidenza il ritardo dell’Italia. Le cause sono note e andrebbero aggredite in modo mirato

Timss 2019 è la settima edizione dell’indagine Iea su matematica e scienze per il 4° ed 8° grado scolastico (quarta primaria e terza media italiana). L’indagine è iniziata nel 1995 e la sua periodicità quadriennale permette di avere il trend dei paesi partecipanti in questi 25 anni. Il suo focus è decisamente più scolastico di quello di Pisa ed infatti utilizza anche un questionario docente, oltre a quello dello studente. Il suo framework è derivato, anche in questa edizione,  da una comparazione fra i curriculi dei 64 paesi partecipanti ed è articolato in domini ed operazioni cognitive, secondo la matrice che anche Pisa adopera. Trattandosi di un’indagine campionaria, in Italia  ha coinvolto 162 scuole primarie e 158 secondarie con un equilibrio completo del campione degli studenti per genere, al fine di mettere a fuoco questo aspetto dei risultati degli allievi.

Le prove sono state in questa edizione Cbt, cioè somministrate attraverso il pc, come già da qualche anno quelle Invalsi dalla media in avanti. Una parentesi: questa modalità, oltre a diminuire se non azzerare le copiature, permette di utilizzare prove che simulano situazioni reali o di laboratorio. In tal modo è possibile seguire i percorsi del ragionamento degli studenti ed aprire una prospettiva per la valutazione delle cosiddette soft skills.

Il 9 dicembre si è tenuta, in contemporanea alla presentazione internazionale, la presentazione italiana via web a cura di Invalsi. Tutte le slide delle presentazioni, i dati rilasciati da Iea oltre alla registrazione del webinar sono reperibili sul sito InvalsiOpen.

Graduatoria internazionale e posizionamento dell’Italia

L’East Asia prende le distanze al galoppo, i paesi anglosassoni e la Russia tengono, sfuma il primato dei paesi nordici, i paesi arabi produttori di petrolio sono le new entries delle parti alte della classifica. I paesi latini mediterranei si sistemano come sempre, soprattutto in matematica, nella parte bassa della classifica dei paesi ricchi (choc della Francia) e l’Italia è fra loro. Quando nei report si dice con un certo sollievo se non soddisfazione che l’Italia si assesta sulla media o leggermente sopra la media internazionale, è opportuno ricordare che a questa media contribuiscono anche paesi ben più poveri economicamente e socialmente del nostro.

Nel complesso si ha l’impressione, come in Pisa, di una certa stasi. Soprattutto sembra in crisi l’ipotesi, molto patrocinata nel primo decennio Pisa, che le politiche dei governi, le riforme del curricolo, della struttura del sistema educativo ed il trattamento degli insegnanti possano avere significativi effetti a breve termine. I cambiamenti sono difficili per le vischiosità dei sistemi, si vedono alla lunga distanza e soprattutto forse vengono da fuori cioè dalla società, dall’economia, dall’ideologia, dalla storia.

Sud Est asiatico

Questi paesi sembrano impegnati nell’accumulazione originaria di marxiana memoria e sono caratterizzati da un autoritarismo e rispetto delle regole che viene dalla loro tradizione culturale: donde l’hard work (duro lavoro) che Andreas Schleicher nel suo recente libro Una scuola di prima classe cita a più riprese come la causa più convincente dei loro successi formativi. Soprattutto la matematica sembra richiedere uno sforzo nello studio, nell’impegno, nella concentrazione che è difficilmente eludibile.

Questo non significa certo che modalità di apprendimento meramente ripetitive siano oggi sempre efficaci (qualche volta ancora sì), perché le competenze richieste sono oggi più sofisticate sicuramente per chi vuole svolgere lavori apicali, ma per tutti per essere cittadini. L’idea tuttavia che il problema stia solo nelle metodologia degli insegnanti e che agli allievi basti la mera benevola (quando c’è) esposizione alle suddette modalità, idea che sembra allignare nei nostri paesi ricchi e sazi, non sembra molto efficace e probabilmente ci sta portando alla decadenza.

Tornando all’Italia, Timss 2019 sembra segnare una stasi, con un miglior livello della performance della primaria rispetto alla secondaria. Nel passaggio sembra aumentare – come peraltro avviene a livello internazionale – il disinteresse se non l’ostilità per la matematica, forse perché banalmente diventa più difficile e le difficoltà di concentrazione aumentano nella adolescenza anticipata di oggi. Le articolazioni interne fra le macroaree del paese sono sempre le stesse. A titolo di esempio in quarta primaria il punteggio è 521 e 524 nel Nord Ovest e nel Nord Est, 521 nel Centro, 503 nel Sud e 498 nel Sud Isole. Nei livelli scolastici successivi le distanze si allungano e mezza Italia va sotto il 500. Rispetto alle ultime indagini Timss, in quarta primaria si registra un miglioramento, soprattutto per l’apporto delle ragazze, mentre in scienze la tendenza è a diminuire; in terza media i risultati sono sostanzialmente costanti.

Negli interventi del webinar ha avuto un  ruolo importante il problema del persistente gap italiano in matematica delle bambine, a fronte di una situazione internazionale in positiva evoluzione. Ma forse, come ha messo in evidenza la presidente Ajello, il problema viene soprattutto dal di fuori della scuola e dall’educazione domestica. Deliziosamente esemplificativo l’episodio avvenuto in una scuola dell’infanzia intenta all’educazione all’eguaglianza di genere: i bambini portano i giocattoli da casa, ovviamente astronavi e pentolini, scambio reciproco a fini formativi ed ecco che le bambine si mettono a lucidare l’astronave. Il che non vuol dire che la scuola non debba fare tutto quanto può, ma servirebbe anche puntare il faro sulle caratteristiche della nostra società.

Meno a fuoco invece, al solito, il gap italiano delle “eccellenze”: 3-4% a fronte del 5-7% internazionale. Media realizzata, si ricordi sempre, con i soliti paesi ben meno ricchi del nostro. Certo, se Singapore  ha il 54% di top performer, non c’è gara. L’Italia, fin dall’inizio delle valutazioni standardizzate internazionali, è questo: un po’ meno studenti della media internazionale fra quanti non raggiungono neanche i livelli minimi, ma molti meno studenti della media fra le eccellenze. È una fotografia della mediocre identità culturale del paese, che però contrasta con l’abituale esaltazione delle eccellenze intellettuali italiane che abbiamo ancora sentito nel breve intervento iniziale della ministra Azzolina, il primo finalmente in un’iniziativa Invalsi. È un mistero appassionante questo, che può dirci forse che la nostra élite presenta caratteristiche di estrema segregazione scolastica e sociale, soprattutto al Sud. Oltre a curare gli ultimi, dovrebbe essere fra gli obiettivi di chi vorrebbe il progresso della nostra società anche quello di aprire le porte.

 

 

 

 
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