Riapertura scuole: le difficoltà operative


Ritorno a scuola prima di Natale, i sindaci: ‘Sì, ma solo con ingressi davvero scaglionati e incremento dei trasporti’. Le ipotesi

Tuttoscuola - 26 novembre 2020

 

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha incontrato i sindaci in un vertice che ha avuto come oggetto il ritorno a scuola. L’incontro è terminato con una sorta di impegno a riportare, gradualmente, gli studenti alle lezioni in presenza già prima di Natale. Una data precisa ancora non viene indicata (anche se si parla del prossimo 9 dicembre), ma quel che sembra certo è che il ritorno dovrà essere accompagnato da una serie di misure di “prevenzione”, piuttosto precise: dalla corsia preferenziale per le scuole nelle Asl al potenziamento del servizio di trasporto pubblico, fino ad arrivare a un reale scaglionamento did ingressi e uscite.

“Abbiamo offerto la nostra massima disponibilità a collaborare con il governo: l’obiettivo comune è di riaprire le scuole. Un obiettivo con ogni evidenza di interesse dei bambini e dei ragazzi nella duplice ottica di contenere la dispersione scolastica e garantire l’indispensabile socialità assicurata nelle prime classi”, ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. “La nostra massima e unitaria disponibilità a collaborare, però, non può prescindere da alcuni nodi sui quali siamo tornati a sollecitare la ministra e, per suo tramite, l’intero governo”.

Gli enti locali, insomma, pur concordando sulla necessità di far rientrare a scuola i ragazzi il prima possibile, non vogliono che i problemi che si sono presentati a settembre e che hanno di fatto comportato la chiusura delle scuole, si ripresentino a dicembre senza che nulla sia stato risolto.

Orari di ingresso e uscita “davvero scaglionati”, garanzie sull’incremento di mezzi di trasporto in modo da evitare affollamenti sugli autobus e alle fermate e la necessità di protocolli sanitari “univoci e chiari” per fissare le modalità di tracciamento, di quarantena e utilizzo dei test rapidi sono tra le richieste dei sindaci.

Per Azzolina, da giorni in pressing sul governo per riaprire le scuole, l’incontro è un primo risultato positivo: “Ho molto apprezzato lo spirito di collaborazione emerso dalla riunione con i sindaci delle aree metropolitane – ha dichiarato al termine dell’incontro -. Siamo tutti d’accordo che la scuola sia una priorità, lavoriamo insieme per riportare gradualmente gli studenti in classe”.

Nel dibattito è intervenuto anche il presidente dell’Upi (Unione delle province italiane), Michele De Pascale, che ha sostenuto come le province, che si occupano di gestire gli istituti superiori dove studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, siano “favorevoli al ritorno in classe dei ragazzi”, ma per le scuole superiori il rientro “deve avvenire con gradualità ed equilibrio, in modo da evitare di dovere intervenire con frenate brusche”.

Il confronto proseguirà nei prossimi giorni. Tra le ipotesi al vaglio (anche del governo), c’è quella di far rientrare in presenza gli studenti di prima e quinta superiore, oppure quella di far tornare prima i ragazzi della secondaria di secondo grado delle regioni con minor rischio sanitario.

“La scuola va riaperta appena possibile. Noi non dobbiamo procurare disagi in particolare ai nostri giovani”, ha intanto ribadito ancora una volta il premier Giuseppe Conte nel corso del vertice a Palazzo Chigi  con i ministri e i capidelegazione della maggioranza che si è svolto lo scorso 25 novembre.


Trasporti, ingressi sfalsati, contagi: tutte le incognite del ritorno a scuola il 9 dicembre

da la Repubblica – 26/11/2020 - Corrado Zunino

 

 “Da quando le scuole superiori sono state chiuse per decreto“, dice l’assessora all’Istruzione della Regione Emilia Romagna, Paola Salomoni, “i problemi non sono stati risolti”. Trasporti, flussi degli spostamenti, tracciamento dei contagi. “Sono ancora tutti lì”. L’idea di provare a ripartire il 9 dicembre “è un segnale per il Paese, ma le difficoltà sono davvero tante. Credo che ne usciremo ascoltando le scuole, i dirigenti scolastici e chiedendo loro soluzioni creative”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo ha detto in tv: “Lavoriamo per riaprire le scuole a dicembre”. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, questa mattina sta provando a convincere i sindaci delle quattordici città metropolitane, visto che da alcuni Regioni – Campania, Puglia e Calabria – attende un’opposizione. Vincenzo De Luca, presidente campano, dovrebbe rendere esplicita in giornata la sua contrarietà all’accelerazione scolastica. Il sindaco di Bari, e presidente dell’Associazione nazionali comuni italiani, Antonio Decaro, entra scettico all’incontro di questa mattina: “A Bari eravamo nelle condizioni di non chiudere il 4 novembre, ma devo dire che i contagi in città restano alti e il problema dei trasporti, in provincia, è serio”.

L’assessora alla Scuola “In Emilia Romagna non abbiamo altri bus”

Il potere delle riaperture scolastiche è nelle mani delle Regioni, ma per ora la ministra ha scelto il passaggio intermedio delle città metropolitane. Cristina Grieco, assessora all’Istruzione in Toscana, dice: “Il problema continuano ad essere i trasporti”. Ed è ancora la pari ruolo in Emilia Romagna, Paola Salomoni appunto, a spiegare: “Con la capienza dei bus al cinquanta per cento la situazione è di difficile soluzione. I mezzi pubblici cittadini e provinciali sono già utilizzati al massimo, gli acquisti dei mezzi si possono progettare adesso per avere le macchine disponibili dodici mesi dopo. Per trovare soluzioni bisogna affidarsi agli ingressi sfalsati, ma il territorio dell’Emilia Romagna ha una larga diffusione di scuole nei territori interni, anche in montagna, e oggi non è semplice prolungare gli orari di ragazzi che già fanno un’ora all’andata e una al ritorno per raggiungere il loro istituto e ripartire”.

L’auspicio “ripartiamo mercoledì 9 dicembre”, corroborato dall’attività di sostegno del Comitato tecnico scientifico (“la scuola contribuisce in modo assolutamente marginale al contagio”, ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità facendo seguito a interventi simili del coordinatore Agostino Miozzo e di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istiuto superiore di Sanità), deve contemplare per forza la gradualità. Il Paese non è pronto. In Calabria il Tar ha fatto rientrare in queste ore la didattica a distanza per l’infanzia e le elementari. E così in Campania, dove sono terminati gli effetti dell’ordinanza, ma i sindaci di Caserta, Avellino e Salerno hanno subito firmato proroghe.  Sulla questione, calda, Cinque Stelle e Italia Viva spingono per la riapertura, mentre il Pd appare spaccato. Una lettera – “Aprite prima di Natale” – indirizzata al presidente del Consiglio dai senatori della Commissione cultura di maggioranza, è stata bloccata alla Camera da Enrico Franceschini. Il ministro della Salute Roberto Speranza – stretto tra i due fuochi del calo dell’indice di contagio e del numero elevato di morti – dice: “Lavoriamo per aprire a dicembre, ma per valutare una riapertura delle superiori aspettiamo i dati del venerdì”. Numeri e indicazioni arriveranno dall’Istituto superiore di Sanità venerdì prossimo. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che è anche presidente della Regione Lazio, non è favorevole alle accelerazioni azzoliniane e dice: “Sul ritorno alla scuola in presenza decide il governo sulla base dei dati scientifici e insieme alla scuola. La scuola è aperta, ricordiamolo, anche se a distanza”. Zingaretti ricorda che didattica a distanza non significa “scuola chiusa”.

La scienza non è univoca nel considerare la marginalità della scuola nello sviluppo della pandemia. Massimo Galli, primario dell’Ospedale Sacco di Milano e professore di Malattie infettive all’Università Statale, ha detto al Gazzettino: “Abbiamo clamorosamente toppato il contenimento dell’infezione dopo il lockdown di marzo. Mi rendo conto che ci sono esigenze diverse come quella della scuola, importantissima, ma il riaprire troppo presto per richiudere sarebbe uno smacco ancora peggiore perché sarebbe costato qualcosa nel mezzo. Al di là della buona volontà messa in campo da tutti coloro che ci hanno lavorato, ora non possiamo dire che ci siano garanzie sufficienti. Non ha senso riaprire fino a quando non si è nelle condizioni di sicurezza. Sono scettico sulla garanzia assoluta paventata da alcuni all’interno della scuola, ho la consapevolezza che le barriere architettoniche, come le aule troppo piccole, sono quelle che sono e la pretesa di tenere un’intera classe con la mascherina mi pare eccessiva”.

Il fisico Battiston: “L’istruzione muove trenta milioni di persone”

Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale all’Università di Trento, dice: “Dal ministero dell’Istruzione non abbiamo i dati, forniti sì all’Iss, ma mai discussi pubblicamente, su quel che sta accadendo nelle scuole a livello di contagi. Dal 14 al 24 settembre si sono messe in moto trenta milioni di persone, tra studenti, famiglie, insegnanti: ecco la causa scatenante. Peccato che a quello che è intorno alla scuola non ci abbia pensato nessuno. O meglio, ci hanno pensato a parole, dicendo quel che occorreva fare – ingressi scaglionati, potenziamento dei trasporti –, ma nessuno ha poi provveduto nei fatti a cambiare gli orari o i trasporti pubblici. Ci servono strumenti per capire questi macro-sistemi, non possiamo sempre arrivare impreparati con tre, quattro settimane di ritardo quando gli stessi indicatori, già ai primi di ottobre, raccontavano bene quel che sarebbe successo. Al virus è bastato che si siano messe in moto trenta milioni di persone, studenti, insegnanti, famiglie, per fare il salto e scatenare un’ondata esponenziale”.Al ministero dell’Istruzione si lavora su due ipotesi, appunto, graduali. Un ritorno in presenza nelle superiori e in seconda e terza media, questo dal 9 dicembre, al 50 per cento nelle regioni che hanno ottenuto il colore giallo, ovvero dove il contagio è meno diffuso. In alternativa, un ritorno per le classi prime e le quinte degli istituti superiori.

Antonello Giannelli, responsabile dell’Associazione nazionale presidi, dice: “Si può ripartire nei centri piccoli, più difficile nelle aree metropolitane”. Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl scuola: “Riiniziamo in sicurezza. Che senso avrebbe aprire le classi se poi dobbiamo richiuderle per le quarantene?”. La Rete degli studenti medi, atraverso il suo coordinatore Federico Allegretti: “Non c’è un piano, rischiamo di tornare in presenza in condizioni peggiori di settembre”. La maggioranza dei docenti resta contraria a un rientro a dicembre.

 

Riapertura, tutti i buchi neri

da ItaliaOggi – 25/11/2020 - Alessandra Ricciardi


Le scuole superiori chiuse con dpcm il 6 novembre scorso probabilmente riapriranno con le lezioni in presenza dall’11 gennaio. Sempre che le condizioni epidemilogiche confermino una abbassamento dell’indice Rt che, insieme agli altri parametri, consenta una declassificazione di tutte le aree a maggior rischio. Una data, quella che è ipotizzata in queste ore a Palazzo Chigi, che dovrebbe consentire di superare con scuole chiuse il periodo più pericoloso per la ripresa della trasmissione del virus, quello delle festività, e sulla quale però in consiglio dei ministri gli animi sono assai combattuti e contrapposti. Da un lato la ministra 5stelle dell’istruzione, Lucia Azzolina, che davanti agli allentamenti delle misure a decorrere già dal 4 dicembre per alcuni settori ha chiesto allora di aprire anche la scuola; dall’altro il ministro (Leu) della salute, Roberto Speranza, appoggiato dal capodelegazione del Pd, il ministro della cultura Dario Franceschini, che invece propende per rinviare il più in là possibile le lezioni in presenza.

Nel frattempo non vi sono però notizie sul come riaprire: i nodi che hanno pesato sull’avvio dell’anno scolastico a settembre restano tutti, dai trasporti negli orari di punta -per i quali non c’è stata la definizione di piani di nuova mobilità con orari diversificati, come il potenziamento dei mezzi o la purificazione dell’aria a bordo- ai tamponi rapidi da somministrare direttamente a scuola in caso di un contagio in classe tra i ragazzi. Per non parlare del tracciamento: le Asl hanno denunciato di essere in affanno e di non avere personale; l’Istituto superiore della sanità, che dovrebbe elaborare i dati, denuncia nell’ultimo report notifiche tardive e lacunose. Il ministero dell’istruzione ha sospeso anche i monitoraggi presso le scuole sui dati settimanali dei contagi: non si possono portare avanti efficacemente. E così, come stia messa la scuola in quanto a focolai e contagi è un rebus, sia per quanto riguarda i numeri che i fattori e luoghi di trasmissione.

E intanto i dipartimenti di prevenzione continuano ad adottare protocolli diversi nella gestione dei casi Covid a scuola, così come sono diversi i tempi per la somministrazione dei tamponi e le modalità di certificazione per il rientro in classe di docenti e studenti.

Della circolare del ministero della Salute che avrebbe dovuto, a fronte della frammentazione territoriale, uniformare le procedure (si veda ItaliaOggi di martedì scorso) e dare spinta ai tamponi rapidi a scuola si è persa traccia. Insomma, le scuole prima o poi riapriranno ma in condizioni che ad oggi non sono diverse da quelle che avevano portato alla chiusura.

Nel dossier scuola, a rendere ulteriormente frammentato il quadro ci sono i ricorsi alla magistratura. Da ultimo, si è pronunciato il Tar di Catanzaro che ha sospeso l’ordinanza della chiusura degli istituti della regione Calabria «ritenuto sussistente il requisito del ‘periculum’ avuto riguardo in particolare al grave pregiudizio educativo, formativo ricadente sui destinatari ultimi del servizio scolastico». Lo ha fatto in via cautelare solo per i ricorrenti, una decina di famiglie.

 

 

 

 
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