Sentenze/Derby pugliese sulla chiusura delle scuole


In Puglia la scuola al giro di valzer: tra didattica in presenza e quella a distanza su richiesta

Orizzontescuola – 7/11/2020 - Francesco Rutigliano

In Puglia non c’è pace per la scuola. Nel giro di pochi giorni essa infatti è stata oggetto di continue modifiche organizzative. I dirigenti scolastici, il personale docente, gli alunni e i genitori, si sono trovati ad affrontare un sistema scolastico volubile. Le scuole, chiamate a grossi sacrifici per poter far partire in presenza, si ritrovano al giro di valzer tra l’ordinanza 407 (sospesa dal TAR Puglia) e 413 del Governatore della Puglia Emiliano e il DPCM del 3 novembre, entrato in vigore il 6 novembre. Dopo appena un mese dall’inizio dell’anno scolastico, i contagi sono aumentati in maniera esponenziale.

I dirigenti scolastici non fanno in tempo ad organizzarsi per la didattica in presenza per poi cambiare rotta con la didattica a distanza per le scuole primarie e 1 grado. La scuola ha bisogno di linee guida certe.

La precedente ordinanza 407 del Governatore Emiliano, si è trovata di fronte a due diverse vedute dei giudici amministrativi pugliesi: Bari e Lecce.

Da una parte il TAR Puglia, Bari, ha sospeso l’ordinanza in parola, e dall’altra la sede di Lecce del medesimo Tribunale, ha confermato la sua legittimità.

La Sezione di Lecce, nella ponderazione dei due diritti (salute e istruzione) ha ritenuto far prevalere quello alla salute. Nello specifico, si legge nell’ordinanza “Ritenuto – impregiudicata la valutazione del ricorso nel merito – che il necessario contemperamento del diritto alla salute con il diritto allo studio nella attuale situazione epidemiologica vede prevalere il primo sul secondo (comunque parzialmente soddisfatto attraverso la didattica a distanza), attesa la necessità – in ragione del numero complessivo dei contagi, da apprezzare anche tenendo conto della capacità di risposta del sistema sanitario regionale – di contenere il rischio del diffondersi del virus”.

Mentre, analizzando le motivazioni rese dal Presidente della terza sezione del TAR Puglia (Sede di Bari), si evince che la sospensione non è derivata dalla illegittimità della stessa ordinanza bensì a causa della “carenza del sistema scolastico pugliese ad attivare subito la DAD” che “si traduce in una sostanziale interruzione delle attività didattiche e dei servizi all’utenza scolastica”.

Da tale motivazione si scorge un evidente fallimento del sistema scolastico pugliese nell’attivare la DaD. Quindi, per la sede di Bari del TAR Puglia ha prevalso il diritto all’istruzione su quello alla salute, non in quanto tale, ma per una carenza del sistema scolastico pugliese ad attivare la DaD. È del tutto evidente ed implicito che, laddove vi fosse stato un sistema scolastico efficiente, anche il TAR Puglia Bari avrebbe respinto il ricorso.

Ma questa inadeguatezza del sistema scolastico pugliese a chi sarebbe da attribuirsi?

In base alla nuova ordinanza 413 del 6 novembre emessa dal Presidente Emiliano, “Gli aspetti evidenziati dal TAR circa l’inadeguatezza del sistema scolastico pugliese costituiscono elementi obbiettivi mai resi noti dal Ministero dell’Istruzione, da ritenersi pertanto unico responsabile dell’omesso aggiornamento tecnologico delle scuole del ciclo primario, nonostante i lunghi mesi di preparazione e gli ingenti investimenti effettuati durante l’estate per affrontare una recrudescenza dell’epidemia”.

Quindi, per il Governatore Emiliano il mancato aggiornamento tecnologico delle scuole del ciclo primario è da attribuirsi al Ministero dell’Istruzione.

Ministero che ha non ha mancato di mettere in evidenza gli stanziamenti messi a disposizione  per la scuola pugliese.

Con la nuova ordinanza 413, nell’ottica del bilanciamento tra diritto alla salute e diritto allo studio, alla stregua delle ultime informative e dell’ultimo rapporto di monitoraggio dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel territorio pugliese, aggiornato al 4 novembre, viene data la “prevalenza al diritto alla salute disponendo per il primo ciclo di istruzione la didattica digitale integrata, anche in forma mista, e anche per periodi di tempo limitati coincidenti con eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, per le famiglie che lo richiedano, garantendo il collegamento online in modalità sincrona per tutti gli alunni, in luogo dell’attività in presenza. Ove tale collegamento non possa essere garantito immediatamente, ogni singolo istituto deve ricercare ogni altra modalità utile che consenta comunque a didattica digitale integrata, anche in forma mista, e anche per periodi di tempo limitati coincidenti con eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, agli studenti le cui famiglie ne facciano richiesta senza alcun pregiudizio del diritto allo studio o del profitto dello studente”.

Contestualmente viene ribadita che “tale preminente esigenza debba essere contemperata con il diritto allo studio, come stabilito dalle disposizioni del sopravvenuto dpcm 3 novembre 2020 – che prevede la didattica in presenza per le scuole elementari e medie – adottando disposizioni che garantiscano la didattica digitale integrata, anche in forma mista, e anche per periodi di tempo limitati coincidenti con eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, alle famiglie che ne facciano richiesta per i propri figli, in applicazione del principio di precauzione, adeguatezza e proporzionalità; fermo restando il 100 per cento delle attività di didattica digitale integrata per le scuole secondarie di secondo grado nei modi e nei termini specificati dal medesimo dpcm 3 novembre 2020”.

A prescindere dal contenuto della nuova ordinanza 413 di Emiliano, è importante soffermarsi su quello che hanno detto i giudici amministrativi pugliesi.

La disamina della nuova ordinanza 413 pone in evidenza

“Nessuno potrà essere obbligato ad andare a scuola in presenza e le eventuali assenze saranno giustificate. Tutti avranno diritto a richiedere la didattica a distanza per tutelare la propria salute. Le scuole dovranno dotarsi immediatamente della possibilità di fare didattica a distanza… Per tale motivo ho disposto, con ordinanza, che le scuole pugliesi si attrezzino immediatamente per effettuare la Dad per motivi di salute pubblica e consentano a tutte le famiglie che la richiedano di ottenerla.”, così come ha scritto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sulla sua pagina facebook a commento della ordinanza num. 413 emanata.

Ci si chiede però riguardo ad es. alle assenze degli alunni, siano esse in presenza o a distanza, se ciò potrebbe essere considerata una ingerenza di competenze atteso che la materia dovrebbe essere di competenza del Collegio dei Docenti.

Inoltre, appare del tutto evidente che una DaD a richiesta delle famiglie, pone in evidenza una disparità di attuazione della didattica per la stessa classe. Difatti, ammettendo che in una classe elementare o di primo grado, alcuni genitori scelgono di far fare la DaD ed altri la didattica in presenza, quello che verrebbe meno in questo modo è una disparità degli ambienti di vita, di relazione e di apprendimento.

I servizi educativi e le scuole primarie e primo grado rappresentano per i bambini/ragazzi l’ambiente di vita pubblica. È uno spazio di relazioni multiple, da vivere ed esplorare, da conoscere e condividere con altri, in cui vigono regole e prassi diverse da quelle domestiche. La scuola primaria e inferiore di 1 grado rappresenta uno spazio che consente di incontrare l’altro, ma anche di sviluppare le proprie autonomie personali, di mettere in comune oggetti, materiali, esperienze, di riflettere per dare significato ai vissuti, di promuovere il senso di appartenenza ad una comunità.

Percependo le vite quotidiane di bambini, genitori e personale educativo in questo tempo, nonché la pluralità delle situazioni e dei luoghi, ci si rende conto che è necessario interpretare in una luce diversa il senso dell’esperienza dei bambini nelle scuole. Questa prospettiva va ricercata nella presa d’atto di un cambiamento profondo da cogliere e da vivere, cui richiede una rinegoziazione del rapporto educativo a causa dell’emergenza COVID-19, nella piena consapevolezza del bilanciamento tra il diritto alla salute e quello all’istruzione, in cui quest’ultimo per avere la sua prevalenza dev’essere supportato da concreta attuazione.

 

 

Bari-Lecce, il derby dei Tar sulla chiusura delle scuole

da Il Sole 24 Ore – 7/11/2020 - Eugenio Bruno

Alla rivalità calcistica tra Bari e Lecce c’eravamo abituati, A quella dei Tar un po’ meno. Fino a ieri, quando due sezioni dello stesso tribunale, a distanza di poche ore, si sono pronunciate sulla medesima materia: l’ordinanza di chiusura delle scuole dalla primaria in su. Arrivando peraltro a conclusioni opposte. Con il giudice barese che ha “bocciato” le scelte del governatore Michele Emiliano. Mentre la sua collega leccese lo ha promosso. Aggiungendo un altro paradosso alla lunga querelle su didattica a presenza o a distanza che contrappone da mesi la ministra Lucia Azzolina e alcune regioni.

Se si tratta di una prima volta in assoluto è difficile dirlo. Sicuramente quanto accaduto ieri in Puglia rappresenta un unicum nel panorama recente della giustizia amministrativa italiana in materia di scuola. Con due Tar della stessa regione che decidono nella stessa giornata e sulla stessa ordinanza, prendendo però provvedimenti opposti.

Da un lato c’è il Tar Bari che ha accolto il ricorso del Codacons e di un gruppo di genitori e ha sospeso l’ordinanza del 28 ottobre scorso con il cui presidente regionale, Michele Emiliano aveva chiuso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado (tranne gli asili) fino al 24 novembre. Per il giudice della terza sezione, Orazio Ciliberti, il provvedimento voluto dal governatore «interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal Dpcm del 3 novembre». Decreto che, nelle zone rosse, dispone il passaggio alla didattica a distanza dalla seconda media in su e, in quelle gialle e arancioni, lo prevede solo per le superiori.

Dall’altro lato, c’è il Tar Lecce (sezione distaccata dello stesso Tribunale amministrativo) che ha respinto l’istanza di sospensiva avanzata da un altro gruppo di famiglie, ritenendo legittima l’ordinanza regionale. Per il magistrato Eleonora Di Santo, infatti, nell’attuale situazione epidemiologica, il diritto alla salute prevale sul diritto allo studio, «attesa la necessità di contenere il rischio di diffondersi del virus».

In attesa che la decisione venga discussa nel merito – a Lecce l’udienza è stata fissata per il 25 novembre, a Bari il 3 dicembre – nell’immediato si pone un problema di ottemperanza che potrebbe essere però superato da una nuova ordinanza di Emiliano. Un provvedimento che venerdì sera era dato per imminente e che dovrebbe essere meno restrittivo del precedente, lasciando alle famiglie la possibilità di scegliere se optare per le lezioni in classe o da remoto almeno alle elementari e in prima media.

Il caso pugliese ha riacceso le polemiche che sulla didattica a distanza (la cosiddetta Dad, che ora però si chiama Ddi) sono quasi all’ordine del giorno. Con l’opposizione e i sindacati della scuola che hanno chiesto a Emiliano di tornare sui suoi passi e la ministra Lucia Azzolina che dopo gli scontri verbali del passato proprio con il governatore ha scelto la strada del silenzio. Anche perché sul tavolo c’è anche la questione Campania. Dove appena giovedì scorso il presidente Vincenzo De Luca ha confermato la sospensione di tutte le attività didattiche in presenza – dall’infanzia alle superiori – fino al 14 novembre. Tra le proteste del comitato Priorità alla scuola che oggi e domani terrà una nuova mobilitazione per chiedere il ritorno in classe degli studenti di asili, elementari e medie.

Sempre in tema di Dad degna di nota è infine la firma apposta dalla Flc Cgil al contratto integrativo sulla didattica digitale già siglato da Anief e Cisl. Un passo avanti nella trattativa, che rende più vicina anche l’emanazione di una nuova (e si spera definitiva) circolare sulle lezioni online.

 

 

 

 
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