Emergenza sanitaria: scuola il pomeriggio si o no?


Scuola, 7.000 mila positivi, quasi uno su mille. Azzolina: no ai doppi turni

da Corriere della sera - 15/10/2020 


Aumentano i contagi a scuola, come ovunque, anche se complessivamente siamo sempre attorno allo zero virgola. Gli ultimi dati disponibili diffusi questa mattina dal Miur (e aggiornati fino al 10 ottobre) dicono che gli studenti risultati positivi al Covid sono lo 0,080% (5.793 casi di positività), i docenti lo 0,133% del totale (1.020 casi), i collaboratori scolastici lo 0,139% (283 casi). La curva è in netto rialzo: i dati riferiti alle prime due settimane di apertura parlavano di uno 0,02 per cento per gli studenti, dello 0,047 per cento per gli insegnanti e 0,59 per gli assistenti. Ma nonostante la crescita esponenziale, le aule scolastiche sembrano confermarsi almeno per il momento un luogo relativamente sicuro. Come rivendicato a più riprese dalla ministra Lucia Azzolina secondo la quale, anzi, la scuola in questo momento è di gran lunga il luogo meno a rischio frequentato da alunni e docenti che in genere si infettano fuori e non dentro i locali scolastici (non per nulla i focolai nei singoli istituti restano per il momento un fenomeno assolutamente residuale). Si conferma anche la tendenza del contagio a coinvolgere più il personale, e dunque gli adulti, che gli alunni.

Orari scaglionati sì, chiusure no

Anche alla luce degli ultimi dati, di chiudere le scuole superiori per alleggerire i mezzi pubblici i mezzi pubblici – come aveva minacciato il governatore del Veneto Zaia appena due giorni fa – non se ne parla proprio. Semmai -visto che il governo, nonostante le pressioni del Cts, ha deciso di mantenere inalterata la capienza di treni e bus fino all’80 per cento -, la ministra Lucia Azzolina si è detta più che disponibile ad aprire una serie di tavoli a livello regionale e provinciale per cercare di risolvere la questione dei mezzi sovraffollati nelle ore di punta. Una delle ipotesi caldeggiate ieri sera al termine della riunione del governo sui trasporti sia dai sindacati che dai rappresentanti degli enti locali, a partire dal presidente dell’Anci Antonio De Caro, è quella di cercare di spalmare gli ingressi e le uscite degli studenti in modo da non concentrarli tutti alla stessa ora. Sull’ipotesi di una rimodulazione oraria è intervenuto questa mattina anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana: «Abbiamo parlato con il ministro Azzolina della didattica a distanza e ha dichiarato di essere contraria – ha detto questa mattina a Sky TG24 – ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni, per fare in modo che non ci siano dei picchi».

Ipotesi doppi turni

Il punto però è che cosa si intenda per differenziazione degli orari. Molte scuole già dalla riapertura hanno previsto turni di ingresso e uscita differenziati per gli alunni, spalmati in genere fra le 8 e le 9 del mattino con punte fino alle 10. Lo ha rivendicato anche la ministra Azzolina ricordando che se di chiudere le scuole superiori non se ne parla nemmeno, sarebbe meglio comprare più bus per trasportare i ragazzi. L’alternanza della didattica a distanza con quella in presenza – proposta da Zaia in seconda battuta – è già una realtà in moltissime scuole superiori soprattutto delle grandi aree metropolitane come Milano e Roma. Idem per gli ingressi scaglionati. Lo stesso provveditorato di Milano ieri ha diffuso dei dati sui flussi del traffico nei mezzi pubblici da cui si vede chiaramente che gli studenti delle superiori hanno ingressi e uscite già spalmate su più ore: 30 mila entrano fra le 8 e le 9, 25 mila tra le 9 e le 10, 15 mila anche dopo: tra le dieci e le 11. Altro però sarebbe il discorso di istituire doppi turni, uno al mattino e l’altro al pomeriggio, ipotesi che la ministra Azzolina continua a respingere. Se si andasse a scuola al pomeriggio, come immaginato per esempio dal governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini se i contagi dovessero aumentare ancora, salterebbero le attività sportive e ludico ricreative dei ragazzi – dagli sport allo studio delle lingue o di uno strumento musicale -, mettendo a rischio la sopravvivenza di questi settori che il governo invece ha cercato di tutelare anche nell’ultimo Dpcm. Non solo, a scuola già iniziata troverebbe la contrarietà delle famiglie ma anche dei docenti. Per garantire l’apertura delle scuole dalle 8 alle 20 poi servirebbe aumentare il numero del personale ausiliario e amministrativo, cosa che non è stata presa in considerazione: tra l’altro, già per garantire la normale attività delle scuole quest’anno è stato necessario assumere 70 mila tra insegnanti e personale aggiuntivi.


Lezioni anche il pomeriggio: il governo apre alle Regioni

da Il Sole 24 Ore - 15/10/2020 - Redazione Scuola


A scuola in orari diversi, con l’ipotesi di lezioni “serali”. Nel confronto tra Governo e Regioni spunta l’unica alternativa alla didattica a distanza, per diminuire la presenza sui mezzi di trasporto e far fronte all’avanzare dei contagi nel Paese. Su tutte, la proposta degli Enti locali di definire nelle grandi città un calendario delle lezioni “a blocchi” e differenziato, di mattina o di pomeriggio, a seconda degli istituti garantendo le stesse ore di lavoro per il personale docente e non.

Entra nel vivo la trattativa tra l’Esecutivo e i governatori per arginare il problema dell’affollamento del trasporto pubblico locale (Tpl). Sul tavolo c’è anche l’idea di aumentare in tutto il Paese la percentuale di lavoratori in smart-working, in particolare nell’ambito della Pubblica amministrazione. Una proposta a cui «si può lavorare ancora di più» secondo il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che apre anche sugli orari scaglionati e aggiunge: «Lo avevamo già fatto. Ma da Roma ci dicano dove sono la maggiori criticità e se c’è da fare ulteriori rilfessioni si facciano».

Quella di dilatare «gli orari» scolastici «su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio» è una proposta che arriva dalla maggior parte dei territori. Primo fra tutti il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: «Se la curva aumenta – spiega – piuttosto che lasciare a casa i ragazzi, penso che se si dilatassero gli orari su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio. Questa potrebbe esser la soluzione per far circolare i mezzi», ma una eventuale «decisione spetta al Governo: provi a condividerla con le Regioni. Noi di autobus qui non ne abbiamo praticamente più».

Dello stesso avviso il governatore lombardo Attilio Fontana, che precisa: «Il ministro Azzolina è contraria alla didattica a distanza, ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni».

A seguire invece la linea della Campania (che ha chiuso le scuole fino al 30 ottobre) potrebbe essere presto il presidente veneto Luca Zaia: «La mia idea è di prepararsi, dato che le linee guida prevedono la didattica mista, affinchè nei momenti di maggiore difficoltà per sovraffollamento nei plessi scolastici o nei mezzi di trasporto, ci sia un piano che preveda la didattica a distanza». Ma su quest’ultima ipotesi al momento il governo frena compatto: «È molto prematuro parlarne perché la scuola è un luogo molto sicuro», sottolinea il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, supportato dai dati dell’Iss, secondo cui «i dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità».

Anche per l’assessore in pectore alla Sanità della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, quella della didattica distanza deve essere «l’ultima ratio. Dovremmo anche dimostrare che la scuola si stia comportando da amplificatore del virus. E questa evidenza non l’abbiamo».

E a Cagliari cresce l’onda di scioperi tra gli studenti «contro il sovraffollamento dei mezzi pubblici»: una protesta alla quale aderiscono semprep più ragazzi dei vari istituti del capoluogo sardo.

Negli ambienti scolastici, l’ennesima volontà di risolvere il problema arriva anche dall’Associazione nazionale presidi: «Se vogliamo decongestionare il sistema di trasporto pubblico, abbiamo almeno due ipotesi concrete su cui lavorare: un maggior ricorso al lavoro agile e l’utilizzo dei trasporti privati. La teledidattica generalizzata inciderebbe negativamente sul diritto allo studio, già duramente provato dal lockdown di qualche mese fa». Un primo passo concreto nelle ultime ore è arrivato: il governo ha stanziato 150 milioni di euro per i Comuni sul fronte del trasporto scolastico.




 
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