Didattica a distanza: non può essere condizionata dal problema dei trasporti


I presidi: non si può pensare alla Dad per risolvere i problemi del trasporto

da Il Sole 24 Ore - 13/10/2020 - Redazione Scuola


«Non è pensabile sostituire la didattica in presenza con la didattica digitale integrata a causa dei problemi del trasporto pubblico. Questo equivarrebbe a negare il diritto allo studio e alla socialità soprattutto a quei ragazzi con disabilità o con altre difficoltà o anche semplicemente il diritto alle attività laboratoriali ove previste dal ciclo di studi». Ad affermarlo è il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli: «La didattica digitale integrata è e rimane un valido strumento, dimostratosi indispensabile nei mesi del lockdown, da utilizzare però in modo ragionato e circoscritto. Non possiamo pensare che diventi la soluzione per problemi per i quali si sarebbe potuto e dovuto cercare una soluzione nei mesi scorsi. Non si possono scaricare sul mondo della scuola problemi che vanno affrontati e risolti in altri contesti», conclude.



Conte: non ci sono i presupposti per la didattica a distanza

da Il Sole 24 Ore - 13/10/2020 -  Eu.B.


Il copione è lo stesso degli ultimi sette mesi. Da quando cioè l’emergenza coronavirus ha costretto a chiudere le scuole in tutta Italia il 5 marzo e a riaprirle solo a settembre. Ogni volta che si tratta di prendere una decisione saliente per le scuole, sentiti gli esperti del Comitato tecnico scientifico, in prima battuta interviene la ministra Lucia Azzolina. E poi la linea viene ribadita dal premier Giuseppe Conte. Così è accaduto quando si è deciso di svolgere l’esame di maturità in presenza o di assicurare che il 14 settembre gran parte deei ragazzi italiani sarebbero rientrati in classe. Così accade adesso per la didattica a distanza. Alla richiesta dei governatori di tornare alle lezioni da remoto almeno per gli studenti delle superiori, così da evitare il sovraffollamento mattutino sui mezzi pubblici, risponde anche il presidente del Consiglio dopo la titolare dell’Istruzione. Nello stesso modo: «Non ci sono i presupposti».

L’intervento di Conte

«Non c’erano e non ci sono ora presupposti per la didattica a distanza», queste le parole del premier in un punto stampa a Palazzo Chigi. «Per la scuola abbiamo fatto tanti sacrifici in termini di investimento di risorse e impegno per consentire ai ragazzi di tornare a scuola in condizioni di sicurezza perché in una situazione di difficoltà abbiamo pensato che la scuola deve essere un asset privilegiato da tutelare. Continueremo a farlo».

Il bilancio nelle scuole

«Dalle verifiche nell’ambito della scuola – ha detto ancora Conte – le condizioni di sicurezza si stanno rivelando efficaci anche per la responsabilità dei docenti, del personale e dei nostri ragazzi. Non si creano generalmente focolai di diffusione del contagio. Ma dobbiamo stare attenti a tutto quello che ruota attorno alla scuola. Faremo di tutto per proseguire in questa direzione». Concetti ribaditi poco dopo: «Nell’ambito della scuola le cose vanno abbastanza bene, lo diciamo incrociando le dita mentre l’evoluzione peggiore è nell’ambito delle relazioni amicali e familiari. Vogliamo scongiurare un lookdown generalizzato, dobbiamo rispettare le regole e muoverci in modo fiducioso».



Covid, trasporti affollati? Azzolina: studenti non sacrificabili, con pochi contagi a scuola niente dad

Tecnicadellascuola - 14/10/2020 - Alessandro Giuliani 

 

 

È secco il no della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ai tentativi regionali di introdurre la didattica a distanza nelle scuole superiori, al fine di ridurre gli affollamenti sui mezzi di trasporto: “Spiace – ha detto Azzolina a Di Martedì – che qualcuno pensi che studenti e studentesse possano essere sacrificabili. La scuola ha dato tanto, abbiamo lavorato tutta l’estate per riportare gli studenti in presenza”.

Pochi contagiati, perchè gli studenti a casa?

Azzolina è tornata a dire, dopo i numeri presentati nei giorni scorsi, che i contagi a scuola sono ridottissimi: “Stiamo ultimando il monitoraggio sui contagi a scuola sulla quarta settimana, c’è poca crescita il tendenziale è lo stesso delle settimane precedenti. Con questi dati dovrei lasciare gli studenti a casa?”.

La titolare del MI ha detto che tutti “dovremmo prendere esempio dalle scuole. A scuola ci sono regole, distanziamento, gel mascherine. Nella giornata di uno studente è il momento più sicuro. Ho chiesto i test rapidi per le scuole, non possiamo bloccare una classe per un raffreddore”.

Il ministro Boccia: studenti a scuola

Le rassicurazioni della ministra dell’Istruzione fanno il paio con quelle del ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, che a Radio Anch’io aveva detto: “Quella della didattica a distanza era solo una proposta di alcune regioni legata all’eventuale appesantimento dei trasporti. Io sono per lasciare gli studenti a scuola, senza discussione”.

La richiesta dei governatori

Il problema dei trasporti era stato sollevato da alcuni governatori, nel corso del confronto con il premier Giuseppe Conte sul Dpcm poi pubblicato: dei presidenti di regione, con in testa Luca Zaia a capo del Veneto, hanno posto il problema sostenendo che i rischi contagio da Covid-19 per la collettività in questo modo si sarebbero ridotti.

Studenti in protesta a Cagliari

Anche gli studenti hanno presentato il problema: nel corso del primo sciopero studentesco a Cagliari per il Covid-19, dopo alcuni casi di alunni e docenti positivi e diverse classi in quarantena, gli studenti hanno chiesto perché in classe devono rimanere distanziati mentre nei bus per la scuola si ritrovano puntualmente accalcati uno accanto all’altro.



 
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