Docenti di sostegno: il continuo turnover


Quei 170 mila alunni disabili (il 59%) che non ritroveranno il proprio insegnante di sostegno

Tuttoscuola - 10/9/2020 - redazione


Rientro a scuola. Dopo il lockdown, la beffa.

Un esercito di 185 mila insegnanti di sostegno, quasi come militari dell’Esercito e agenti della Polizia di Stato messi insieme; un grande investimento (6 miliardi e 250 milioni di euro l’anno e 44 miliardi di euro spesi solo per gli stipendi nell’ultimo decennio) nel Paese che per primo oltre 40 anni fa ha creduto nell’integrazione scolastica degli studenti con disabilità, superando le ghettizzanti classi differenziate: tutto in buona parte vanificato dall’avvicendamento e dalla non riconferma degli insegnanti, che peraltro in molti casi non sono specializzati, tanto meno nella patologia specifica. Quest’anno sarà record negativo: 170 mila alunni con disabilità (il 59% del totale) all’apertura della scuola non avranno più il docente di sostegno che li seguiva l’anno scorso. In molti casi ne cambieranno nei prossimi mesi anche più di uno. Un’insensata girandola di cattedre che si ripete ogni anno, di Governo in Governo, che aumenta invece di diminuire. Con il nuovo dossier in uscita – di cui si pubblica qui un’anticipazione – Tuttoscuola compie un viaggio all’interno del mondo del sostegno.

Eppure i rimedi organizzativi non sarebbero così difficili da attuare…

Fece scalpore tre anni fa la denuncia di Tuttoscuola (“Lo tsunami che colpisce gli alunni disabili”): 100 mila alunni con disabilità (il 43%) avevano cambiato docente. In molti si stracciarono le vesti: politici di ogni colore, sindacalisti, esperti. Editoriali di fuoco. Risultato? Magari fossero solo 100 mila  nei prossimi giorni, alla riapertura delle scuole chiuse a marzo scorso, gli studenti che non potranno rivedere l’insegnante che li sosteneva l’anno scorso: saranno invece quasi il doppio, quasi due su tre.

Questa è la storia di un paradosso. Come si può essere all’avanguardia nel grado di civiltà verso i più sfortunati, investire decine di miliardi di euro per garantire il diritto all’istruzione e a costruirsi un futuro a tanti giovani “figli di un dio minore”, e non raggiungere l’obiettivo per mancanza di programmazione e coordinamento, per inefficienza e burocrazia.

“L’elevata civiltà dei principi legislativi non trova adeguata attuazione”. Parole, severissime, della Corte dei Conti.

Di pari passo con l’incremento del numero di alunni con disabilità è cresciuto – più che proporzionalmente – il numero di insegnanti di sostegno: +190% in poco più di vent’anni. I posti di sostegno sono passati dai 59 mila del 1997-98 ai 173 mila del 2019-20.

Ma 73 mila (il 42%) sono precari. Per questo anno scolastico si può stimare che i docenti precari saliranno a 83 mila (45%). Quasi tutti saranno nominati in una scuola diversa da quella dell’anno precedente, per le regole di reclutamento.

Che senso ha assumere a tempo, licenziare a fine anno scolastico e riassumere dopo tre mesi così tanti docenti, quando è chiaro che il fabbisogno non solo è stabile ma è in costante crescita? La motivazione è essenzialmente di natura economica: si risparmiano due mesi di stipendio. Criteri per così dire di prudenzialità economica nell’ambito della spesa pubblica, sui quali vigila severamente (e acriticamente) il Ministero dell’economia, ai quali il Ministero dell’istruzione deve conformarsi.

Si vanifica così l’efficacia di un investimento altissimo. Alla faccia della lungimiranza….




E alla prima campanella per 6 disabili su dieci lo choc di aver cambiato insegnante di sostegno

Corriere della Sera - 10/9/2020 - di Gian Antonio Stella


Sei studenti disabili su dieci, alla riapertura delle scuole, subiranno una pugnalata. Perché questo è quanto prova un alunno, bimbo o ragazzino che sia, nel ritrovarsi senza il «suo» insegnante di sostegno: è «lui» tutta la sua «continuità didattica» invocata da anni da chi si occupa di scuola. Chiacchiere. Dopo aver sofferto più di ogni altro l’isolamento per il Covid-19, accusa un dossier di Tuttoscuola, i più fragili vanno incontro a nuovi shock: il 59% resterà spaesato davanti a un nuovo docente mai visto prima. E magari disinteressato o addirittura infastidito dall’impegno avuto in carico. A dispetto della crescita spropositata degli insegnanti di sostegno saliti, coi precari, a 185 mila. Pari all’intera popolazione di città come Reggio Calabria. O alla somma di quasi tutti i «militari dell’Esercito e agenti della Polizia di Stato messi insieme».


Il nodo

Il nodo è quello già denunciato dalla rivista di Giovanni Vinciguerra, sempre puntuale su questi temi, nel 2017: davanti alla scelta tra i diritti degli studenti portatori di handicap e quelli dei docenti va a finire sempre allo stesso modo. Prima vengono i secondi. Tant’è che dopo il rifiuto della svolta prevista dalla legge 107/2015 (Buona Scuola) che puntava a garantire agli alunni disabili di «fruire dello stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine o grado di istruzione», la traumatizzante girandola di maestri e professori di sostegno si è fatta addirittura più vorticosa. Schizzando in tre anni da 43% al 59%. Una follia, spiega il report sulle difficoltà dei disabili a scuola al quale «Buone Notizie» dedicherà uno speciale e la copertina del numero di martedì prossimo: «Il principio della continuità didattica ha una valenza ben diversa per gli alunni di una intera classe o per il singolo alunno con disabilità. Infatti, mentre per un’intera classe la perdita della continuità si verifica nel caso piuttosto raro del ricambio totale di tutti gli insegnanti da un anno all’altro, per un alunno disabile la non conferma del docente di sostegno rappresenta, di questa continuità, la perdita totale». Un problema vitale. Ignorato.


Il torto

Un torto fatto a 170 mila studenti, uno spreco enorme («L’elevata civiltà dei principi legislativi non trova adeguata attuazione», ha scritto la Corte dei Conti) rispetto alla «macchina». Basti dire che, spiega l’autore del dossier Sergio Govi calcolando costi per 6 miliardi e 250 milioni di euro l’anno (44 miliardi spesi per i soli stipendi nell’ultimo decennio), «i posti di sostegno sono passati dai 59 mila del 1997-98 ai 173 mila del 2019-20» (fino ai 185 mila oggi previsti: il triplo dell’ondata iniziale) senza fissare appunto la centralità di quanti dovrebbero avere la precedenza: i disabili. Certo è che, anche nella ripartizione di queste figure così importanti per garantire un aiuto ai più fragili, qualcosa non va: «Impressionante l’incremento nella scuola secondaria superiore. Nel 1997/98 alle superiori c’era un alunno disabile ogni 180 (praticamente uno ogni 7-8 classi). Nel 2019-20 ce ne è stato uno ogni 35 alunni. Non distribuiti omogeneamente: al liceo scientifico è iscritto un alunno disabile ogni 126 studenti (uno ogni 111 al Classico), mentre negli istituti professionali uno ogni 14». Per non dire dell’Abruzzo: uno ogni 9 (nove!) studenti!


Le scelte

Siamo proprio sicuri che la scelta sacrosanta dello Stato di togliere di mezzo certe scelte offensive del passato (come le «classi differenziali» abolite nel ‘77) per garantire a ciascun cittadino, dall’infanzia alla maturità, un’assistenza scolastica il più possibile attenta, mirata, personalizzata, non sia stato scambiato da alcuni per qualcosa di diverso? E cioè una distribuzione di posti senza curarsi fino in fondo del destinatario, cioè il disabile? Dubbi fastidiosi. Che un giorno o l’altro però, davanti alle deroghe concesse per tappare i buchi negli organici anche a chi spesso non ha né la preparazione, né la dedizione, né l’amore necessari per «capire» questo e quell’allievo, dovranno pure esser presi di petto.



 
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