Riapertura scuole: preoccupazione del Quirinale


Rientro a scuola: banchi in ritardo, la preoccupazione del Quirinale
Corriere della Sera - 7/9/2020 - di Gianna Fregonara e Monica Guerzoni

 

ROMA – Questa mattina sarà il primo giorno di scuola per gli studenti di Bolzano e provincia, tradizionalmente avamposto della riapertura. Tornano anche i bambini delle materne in Lombardia e nelle regioni del Nord.


Il caso della conferenza stampa

Ma la data a cui l’Italia intera guarda con speranza e preoccupazione, è il 14 settembre quando la maggior parte delle scuole riapriranno: in tante mancano ancora le aule, i docenti e i banchi. Protestano i presidi,incalza l’opposizione nei comizi, ma i problemi restano aperti. Per dissipare le ombre e diffondere ottimismo sulla riapertura, la presidenza del Consiglio aveva in programma per oggi una conferenza stampa con il premier Giuseppe Conte e i ministri Roberto Speranza, Lucia Azzolina, Francesco Boccia e Paola De Micheli. Tutti coloro che sono coinvolti nelle misure per la riapertura. Ma l’appuntamento è stato rinviato «ad una data più adatta, alcuni ministri avevano altri impegni», è la spiegazione di Palazzo Chigi, dove di certo sanno quanto alta sia l’attenzione (e forse l’apprensione) con cui anche il Quirinale segue le notizie sul ritorno in classe di otto milioni di bambini e ragazzi e di quasi due milioni tra docenti e personale scolastico.


Il nodo dei banchi

Per il presidente Sergio Mattarella la riapertura delle scuole è il primo scoglio da superare per il Paese che si rimette in moto: il 14 il presidente della Repubblica sarà con la ministra Lucia Azzolina a Vo’, dove le scuole riaprono oggi. E’ il traguardo più importante, che il governo e i partiti dovrebbero mettere prima di ogni competizione elettorale. E il passaggio al quale il presidente guarda con ansia crescente è il ritardo nella consegna dei nuovi banchi monoposto da parte del commissario Arcuri: sono diventati la condizione per mantenere la sicurezza nelle scuole ma la maggior parte verrà consegnata nel mese di ottobre e alcuni produttori cominciano a far sapere che si proseguirà anche nella prima parte di novembre.


La collaborazione mancata

Raccontano che sul delicatissimo dossier della prima campanella il capo dello Stato, che è stato ministro dell’Istruzione e conosce la complessità di quel dicastero, si aspettasse «maggiore collaborazione», tra maggioranza e opposizione e anche, forse, all’interno della coalizione che sostiene Conte. Contestata da ogni parte, giorni fa Lucia Azzolina ha alzato gli occhi al Colle in cerca di appoggio: «Il Quirinale sostiene quanto abbiamo fatto per far svolgere i concorsi della scuola», ha raccontato la ministra, esasperata per le critiche sulla mancanza di professori. Ieri è intervenuta di nuovo per difendere il lavoro fatto e fare un appello agli studenti: «La scuola non è un luogo fatato e il rischio zero non esiste. Abbiamo lavorato tanto per minimizzare i rischi. E a scuola chiederemo un sacrificio a tutti, studenti e personale, per seguire regole e comportamenti». Quello che preoccupa di più gli insegnanti e i presidi però, oltre che i virologi, è la possibilità che il virus venga portato a scuola a causa di comportamenti scorretti al di fuori: «Per avere sicurezza dentro le nostre scuole – continua la ministra – servirà la stessa responsabilità anche fuori». Per questo, come aveva già fatto il comitato tecnico scientifico – anche Azzolina invita i ragazzi a scaricare l’app Immuni.

 

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home