Riapertura scuole: a 12giorni dal ritorno degli studenti a scuola


Ritorno a scuola: cosa fare in caso di alunni sospetti Covid? In arrivo documento dell’ISS

Tuttoscuola - 18 agosto 2020

Alunni sospetti Covid: queste ore sta girando sul web una fake news che spiega in modo errato cosa succederà a scuola. Nella fake news si terrorizzano i genitori dicendo che i casi sospetti non potranno essere avvicinati dai genitori e che saranno allontanati dalla scuola in ambulanza dopo segnalazione. Tranquillizziamo prima di tutto le mamme e papà: è tutto falso. Cerchiamo quindi di capire cosa succederà a scuola qualora un alunno presenti febbre sopra ai 37,5 gradi e altri sintomi riconducibili al Coronavirus.

Partiamo con una precisazione: a oggi manca ancora una specifica disposizione del Ministero della Salute relativamente alla gestione di alunni sospetti Covid a scuola. Il Ministero dell’Istruzione, d’intesa con il Ministero del Lavoro e il Ministero per la Pubblica amministrazione e con il coinvolgimento dei sindacati fornirà comunque tempestivamente, entro l’inizio del prossimo anno scolastico, indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti “lavoratori fragili” nelle istituzioni scolastiche. È infatti in arrivo il documento “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-Cov-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’Infanzia”. Il documento è realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, il MI, la fondazione Kessler e le Regioni Veneto ed Emilia Romagna.

Secondo la bozza del documento, con un alunno positivo scatterà la quarantena anche per chi è stato a contatto con lui nelle ultime 48 ore. Inoltre, un singolo caso non dovrebbe determinare la chiusura della scuola se la trasmissione nella comunità non è elevata.

Sempre stando alla bozza del documento, con un sospetto caso positivo la scuola deve subito avvertire il referente scolastico che chiamerà i genitori dell’alunno. Il ragazzo verrà quindi accompagnato in un’aula dedicata che dovrà essere allestita in ogni scuola e, se ha più di 6 anni, dovrà indossare la mascherina. Resterà in compagnia di un adulto che rimarrà a distanza e con mascherina. Dopo che il genitore avrà preso il proprio figlio l’aula dovrà essere disinfettata. Compito delle famiglie sarà avvertire il proprio medico di famiglia e l’Asl per il tampone.

Nel protocollo di sicurezza siglato lo scorso 6 agosto, invece, si specifica che nel caso in cui una persona (alunni sospetti Covid, ma anche personale scolastico) presente nella scuola sviluppi febbre e/o sintomi di infezione respiratoria quali la tosse, si dovrà procedere al suo isolamento.  Si riporta di seguito la disposizione:

“Misure di controllo territoriale – In caso di comparsa a scuola in un operatore o in uno studente di sintomi suggestivi di una diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, il CTS sottolinea che la persona interessata dovrà essere immediatamente isolata e dotata di mascherina chirurgica, e si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio, per poi seguire il percorso già previsto dalla norma vigente per la gestione di qualsiasi caso sospetto.

Per i casi confermati le azioni successive saranno definite dal Dipartimento di prevenzione territoriale competente, sia per le misure
quarantenarie da adottare previste dalla norma, sia per la riammissione a scuola secondo l’iter procedurale altrettanto chiaramente normato. La presenza di un caso confermato necessiterà da parte della scuola di un monitoraggio attento da avviare in stretto raccordo con il Dipartimento di prevenzione locale al fine di identificare precocemente la comparsa di possibili altri casi che possano prefigurare l’insorgenza di un focolaio epidemico. In tale situazione, l’autorità sanitaria competente potrà valutare tutte le misure ritenute idonee.

Questa misura è di primaria importanza per garantire una risposta rapida in caso di peggioramento della situazione con ricerca attiva di contatti che possano interessare l’ambito scolastico. Sarebbe opportuno, a tal proposito, prevedere, nell’ambito dei Dipartimenti di prevenzione territoriali, un referente per l’ambito scolastico che possa raccordarsi con i dirigenti scolastici al fine di un efficace contact tracing e risposta immediata in caso di criticità”.

Gli esercenti la potestà genitoriale, in caso di studenti adeguatamente e prontamente informati, si raccorderanno con il medico di medicina generale o pediatra di libera scelta per quanto di competenza. Nel contesto delle iniziative di informazione rivolte agli alunni, genitori e personale scolastico sulle misure di prevenzione e protezione adottate, si ravvisa l’opportunità di ribadire la responsabilità individuale e genitoriale.

 

 

I dubbi sul rientro a scuola in sicurezza: basta un positivo e la classe va in quarantena

OpenOnline - 18 Agosto 2020 – Felice Florio

Mancano ancora banchi e spazi adeguati, mentre cresce la protesta dei presidi sul mancato scudo penale

Manca meno di un mese alla riapertura delle scuole. Ma più del tempo, a mancare sono gli spazi, gli arredi, i docenti e in generale le indicazioni del governo per permettere ai dirigenti scolastici di progettare un anno scolastico in sicurezza, nonostante la pandemia del Coronavirus sia tutt’altro che passata. Mentre si susseguono le riunioni tra Istituto superiore di sanità, ministeri della Salute e dell’Istruzione, fondazione Kessler e Regioni Veneto ed Emilia-Romagna per l’elaborazione del testo finale con le “Indicazioni per la gestione di casi e focolai nelle scuole”, i presidi e le associazioni di categoria insorgono per i «troppo problemi irrisolti».

Lena Gissi della Cisl attacca il governo: «L’incertezza vola», mentre la Gilda domanda: «Chi fornirà le mascherine a docenti e studenti?». Già, i dispositivi di protezione individuale che si sono resi necessari perché lo stesso ministero ha ammesso che non sarà possibile garantire per tutti gli alunni il distanziamento fisico di un metro: per derogare all’obbligo, il Comitato tecnico scientifico ha introdotto il vincolo della mascherina per gli studenti con più di 6 anni e per il personale. «Una beffa – l’ha definita Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi -. Abbiamo trascorso l’estate a mappare i locali scolastici e poi, improvvisamente, ci siamo sentiti dire che il metro lineare bocca a bocca non si può garantire».

Allora l’impresa per ripartire in sicurezza si fa sempre più ardua, perché una cosa è fornire alle scuole i banchi monoposto – che non arriveranno prima dell’inizio delle lezioni -, un’altra è immaginare di controllare che gli alunni indossino correttamente la mascherina per tutta la durata delle lezioni. «Un conto è predisporre le classi in modo che gli alunni stiano seduti a un metro l’uno dall’altro, tutt’altra cosa è riuscire a garantire che gli studenti tengano la mascherina per tutto il tempo in cui restano a scuola – aggiunge Giannelli -. Già è gravoso per noi, figuriamoci per i più piccoli». E una sola leggerezza potrebbe esporre i dirigenti scolastici al rischio di contestazioni di caratura penale: il contagio da Covid è ritenuto a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro.

In caso di contagio

Cosa succede se, in aula, si riscontra un caso di positività al Sars-CoV-2? Nel documento tanto atteso dai presidi, si legge che se un alunno ha temperatura superiore ai 37,5°C o alcuni dei tanti sintomi riconducibili alla Covid-19 – tosse, mal di testa, dispnea, raffreddore, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali, olfatto e gusto compromessi – deve avvertire subito il referente scolastico scelto per l’emergenza Coronavirus.

Quest’ultimo avvisa i genitori dello studente, mentre il ragazzo viene portato nella stanza di isolamento di cui ogni scuola deve disporre. Se ha più di 6 anni, deve indossare la mascherina. I genitori, una volta preso in consegna il figlio, devono allertare il medico di famiglia che segnala all’Asl l’esigenza del tampone. Se l’esito è positivo, i compagni di classe e i docenti del paziente dovranno essere sottoposti a quarantena obbligatoria per 14 giorni. Nei casi numericamente più gravi, potrebbe essere persino disposta la chiusura dell’intero plesso scolastico.

Lo scudo penale

Attorno a questo punto si è consumata l’ultima battaglia dei presidi in vista dell’inizio dell’anno scolastico: i dirigenti chiedono al governo di modificare la norma sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. È nata persino l’associazione “Modifica 81” per invitare l’esecutivo alla modifica del decreto legislativo 81/08 che regolamenta questo aspetto. «Abbiamo chiesto di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici – dichiara Giannelli -. Se il dirigente scolastico applica il protocollo sanitario, allora non gli si deve imputare nulla».

Roberta Fanfarillo della Flc-Cgil rincara: «Non vogliamo che ci sia una ricaduta sui dirigenti di eventuali contagi che non dipendono dalle scuole che hanno applicato il protocollo». Appare improbabile che si arrivi a un vero “scudo penale”: la ministra Lucia Azzolina decide di non replicare alla richiesta dell’Associazione nazionale presidi, mentre il commissario Domenico Arcuri definisce le ipotesi di Giannelli «destituite di ogni fondamento».

I banchi monoposto

Dovrebbero arrivare 2,5 milioni postazioni individuale per gli studenti nelle scuole italiane, di cui 435 mila con le tanto derise rotelle. Ma la gara europea indetta da Arcuri, che si è chiusa lo scorso mercoledì, non riuscirà a rispondere all’esigenza di mantenere distanti gli studenti prima dell’inizio dell’anno scolastico. È il commissario stesso ad ammettere che le consegne dei banchi saranno scaglionate e dureranno fino alla fine di ottobre.

«La distribuzione avverrà secondo una tempistica che terrà contro delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori», spiega Arcuri. Saranno piani di lavoro profondi 50 centimetri e larghi tra i 60 e 70. Ed è proprio con la mancata consegna entro il primo giorno di scuola che insorgono gli attori del mondo scuola: come si fa a garantire il distanziamento fisico senza postazioni idonee?. La scuola Rudolf Steiner di Milano ha deciso di fabbricarsi da sola i propri banchi.

I dispositivi di protezione individuale

La promessa è quella di distribuire gratuitamente 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno. Parola di Azzolina e Arcuri. Ma i sindacati chiedono certezze sulla modalità di consegna dei dispositivi di protezione, per adesso non ancora chiarita. Sarà obbligatorio per gli studenti dai 6 anni in su nei luoghi dove non è possibile mantenere il distanziamento. Andrà tenuta su naso e bocca ogni volta che si alza dal banco, durante l’intervallo e nei corridoi. Stessa cosa per il personale scolastico.

Le mascherine, al momento, sembrano l’unica soluzione possibile per quegli istituti che non dispongono di spazi e arredi in grado di garantire il distanziamento fisico: il Comitato tecnico scientifico ha dato un parere positivo alla deroga del metro di distanza tra le “rime buccali”. Nei prossimi giorni, tuttavia, dovrebbe arrivare una specifica all’indicazione: la deroga varrebbe solo in casi di eccezionalità e per un periodo che non superi le due settimane.

I nuovi spazi

Le aule che restano da ricavare – non si sa ancora come – sono circa 10 mila. Le difficoltà maggiori si stanno riscontrando al Sud. È partita una vera e propria caccia agli spazi da parte dei presidi per recuperare gli ambienti per il 15% degli studenti che prima del Covid affollavano le classi pollaio. È stata la stessa ministra Azzolina a fornire la stima, rivista al ribasso dai presidi: secondo il conteggio dei dirigenti scolastici, 400 mila alunni, il 5% del totale, avrebbe dovuto fare lezione fuori dagli spazi canonici dell’istruzione.

Se per gli studenti delle superiori il problema può essere tamponato attraverso la didattica a distanza, scuole primarie e medie vivono le maggiori difficoltà. Tra i Comuni più attivi nel recupero degli spazi, Milano ha acquistato 50 prefabbricati per le lezioni. Bologna ha ripensato un padiglione della Fiera, adesso in grado di accogliere 1.600 studenti in 70 aule. Il teatro della Pergola di Firenze sarà l’aula temporanea di alcuni studenti di una scuola media cittadina.

I controlli e la mancanza di personale

Altro capitolo è la corsa per eseguire i test sierologici sul personale scolastico: saranno circa 2 milioni, tra personale Ata e docenti, a essere sottoposti allo screening di massa. Il 7 settembre è stabilita come data limite per terminare la mappatura: alle Regioni, attraverso i medici di base, i compito di effettuare il cosiddetto “pungi dito”. In caso di positività, l’Asl competente dovrà disporre il tampone entro 48 ore.

Il rischio, a prescindere dall’eventuale quarantena alla quale potrebbero essere soggetti gli insegnanti, è che nelle scuole manchi il personale. Il ministero dell’Economia ha autorizzato l’istituzione di 84.808 nuove cattedre, ma le graduatorie dei concorsi già in vigore andranno a coprire meno della metà dei posti – solo il 20% secondo la Gilda -. Ci sarà, stando alle stime dei sindacati, un esercito di 200 mila supplenti quest’anno, nell’attesa che con i 2 miliardi del decreto Rilancio e del decreto agosto si riesca a procedere quanto prima a un nuovo piano assunzioni.

 

 

Scuola, cosa succede se c’è contagio/ Bozza protocollo Cts: classe in quarantena e…

Il Sussidiario-  18.08.2020 – Nicolò Magnani

Scuola, la bozza del protocollo Cts sulla riapertura in caso di contagio/sintomo in classe: quarantena parziale, DAD, chiusura scuola, tutti gli scenari

La scuola deve riaprire ma non è che detto che riaprirà, quantomeno subito il 14 settembre: in queste ore la tensione al Miur e nel Governo è palpabile con l’aumento dei contagi in agosto che mette in discussione il piano della Ministra Lucia Azzolina per la riapertura a metà di settembre. Ieri la titolare dell’Istruzione ha ribadito che ad ogni costo la scuola riaprirà il 14, ma i tecnici del Cts e lo stesso Ministro Speranza si dicono non certissimi dei prossimi step che dovranno portare gli alunni al rientro in classe dopo 6 mesi di assenza forzata per lockdown ed estate. Domani sarà una giornata fondamentale con la riunione del Comitato Tecnico Scientifico che partorirà il nuovo protocollo definitivo da adottare per Miur, scuole e Asl per la riapertura delle scuole con tutte le dovute specifiche regole: oggi su Repubblica viene anticipata la bozza del protocollo con nel dettaglio tutti gli step da seguire in caso di contagio in classe e non solo. “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” si dovrebbe chiamare il protocollo in fase di produzione al Cts che domani verrà presentato al Ministero dell’Istruzione in attesa, parallelamente, ai dati sui contagi che nei prossimi giorni diranno se gli alunni potranno tornare in classe. Oggi, ad esempio, il consulente del Ministro Speranza ed ex Oms Walter Ricciardi – in una intervista al Messaggero – ha lanciato l’allarme, «Se nei prossimi giorni il numero dei contagi continuerà a crescere, c’è un problema serio da affrontare. Non è ipotizzabile solo la chiusura di aree con focolai, ma anche che non riaprano le scuole a settembre».

SCUOLA, LA BOZZA DEL PROTOCOLLO CTS

Tornando alla bozza del documento in preparazione del Cts, saranno normati tutti i casi specifici per i quali i modelli di comportamento in classe e nelle scuole dovranno essere seguiti alla lettera onde evitare il ritorno alla didattica a distanza: in primis, si intendi fornire «un supporto operativo per la preparazione, il monitoraggio e la risposta a potenziali focolai da Covid-19 collegati all’ambito scolastico adottando modalità razionali, condivise e coerenti sul territorio nazionale ed evitando frammentazione e disomogeneità», riporta la bozza del Cts citata su Repubblica. Se ci sarà un contagio di un alunno scatterà immediatamente la quarantena per tutta la classe ma non per la scuola intera: verranno messi in isolamento tutti quelli entrati in contatto nelle 48 ore precedenti all’alunno contagiato, per cui sia i compagni che i docenti che hanno fatto lezione. «Un singolo caso in una scuola non dovrebbe determinarne la chiusura soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata», specifica il Cts anche se viene utilizzato il verbo condizionale, dunque non una garanzia al 100% della effettiva quarantena solo per la classe. Le scuole dovranno dotarsi di un registro speciale nel quale verrà monitorato il lavoro dei supplenti e gli spostamenti degli alunni in altre classi per svolgere determinate attività, mentre le famiglie dovranno comunicare ogni assenza per motivi sanitari in modo da avviare le eventuali indagini epidemiologiche.

COSA SUCCEDE IN CASO DI SINTOMI

Non solo, ai primi sintomi di uno studente in classe, il docente avvertirà il referente scolastico che provvederà subito ad avvisare i genitori: a quel punto però, l’alunno dovrà essere portato nella stanza di isolamento che dovrà essere predisposta in ogni scuola. Sempre in caso di sospetto contagio, lo studente dovrà indossare la mascherina, ma solo oltre i sei anni: dovrà essere assistito da un adulto (con mascherina e rispettando il distanziamento). I genitori a quel punto dovranno avvisare il medico di famiglia e questi avvertiranno la Asl di competenza, chiedendo il tampone. In caso di test positivo, scrive ancora il Cts, «si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni per la sanificazione straordinaria della struttura scolastica. Il referente dovrà comunicare al dipartimento di prevenzione l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi». Da ultimo, i contagiati saranno posti in quarantena per 14 giorni e scatterà la didattica a distanza per la classe – o parte di essa – soggetta in quarantena: nota bene della bozza, la DAD sarà attivata anche se la quarantena coinvolgerà uno e più docenti. Stesso iter avverrà se il docente risulterà positivo, mentre per arrivare a chiudere la scuola – prevede il Cts dopo l’allarme lanciato ieri dai presidi (oltre a tutti i dubbi sull’arrivo dei banchi “monoposto”) – «dovrà essere valutata dal dipartimento in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus nella comunità».

 

 

Riapertura scuole, tantissime le questioni aperte. Il 19 agosto riunione chiave del CTS

da OrizzonteScuola – 18/8/2020 – redazione

Se l’aumento del numero dei contagi non si arresterà la riapertura delle scuole italiane a settembre potrebbe essere compromessa.

Il 19 agosto la riunione del Cts si occuperà proprio della riapertura delle scuole. Il Comitato Tecnico Scientifico Ribadirà che non si deroga all’obbligo del distanziamento fisico di un metro tra gli alunni in classe.

Nel caso in cui i vari istituti non potessero garantire agli studenti la distanza di sicurezza di un metro potranno comunque ridurre la distanza di sicurezza. Si potrà derogare al metro di distanza a condizione che si porti sempre la mascherina.

La misura, benché motivata da problematiche oggettive, non ha mancato di far arrabbiare i presidi di tutta Italia.

Le questioni aperte sono però tantissime. Nei prossimi giorni prenderanno il via i test sierologici sul personale. Contemporaneamente verranno divulgate anche le regole per i cosiddetti “lavoratori fragili”, gli insegnanti che per motivi di salute dovranno essere sostituiti perché troppo rischioso che tornino a scuola. Il decreto Agosto ha affrontato anche il tema delle assenze degli insegnanti. Quest’anno saranno sostituiti dal primo giorno di malattia. Nei prossimi giorni prenderanno il via le immissioni in ruolo per la copertura delle quasi 85 mila cattedre vuote. Per riuscire ad ottenere l’assunzione con contratto a tempo indeterminato si dovrà tuttavia esser pronti a cambiare regione.

A meno di un mese dal ritorno sui banchi, previsto per il 14 settembre, dunque, sono ancora tanti gli scenari possibili.

 

 

 
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