Riapertura scuole: organico aggiuntivo e il suo finanziamento


Organico aggiuntivo: cosa accadrà se il finanziamento annunciato non farà fronte al fabbisogno delle scuole?

Tuttoscuola - 13 agosto 2020

Non è del tutto chiaro se il Ministero dell’Istruzione finanzierà tutte le situazioni critiche per le quali i dirigenti scolastici hanno segnalato il fabbisogno di docenti aggiuntivi per sdoppiamento delle classi oppure soltanto gli sdoppiamenti nel limite delle risorse disponibili. Per il momento, in occasione dell’applicazione della legge 41/2020 “Rilancio”, è stata finanziata una prima trance di fabbisogno pari a circa 25 mila docenti, corrispondenti a 15 mila classi con capienza non adeguata. È stato annunciato un nuovo cospicuo finanziamento che dovrebbe coprire interamente qualsiasi bisogno di organico aggiuntivo.

Ma se il nuovo finanziamento non farà fronte completamente al fabbisogno segnalato dalle scuole, cosa succederà? Si dimezzerà l’orario delle classi non potendo disporre di altri insegnanti? Oppure si sdoppieranno le classi in due gruppi di alunni che frequenteranno a settimane alterne?

Per il momento si sa che sono ancora in corso numerosi sopralluoghi per verificare l’idoneità di spazi esterni alternativi. In caso di esiti negativi, dovranno essere attivati sdoppiamenti di classi e conseguente finanziamento di organico aggiuntivo.

Con il miliardo di euro annunciato si potranno finanziare circa 50 mila docenti, corrispondenti a 30 mila classi ottenute dallo sdoppiamento.

Virtualmente quel miliardo dovrebbe bastare, ma è urgente verificarne la portata e dar corso alle assunzioni in vista del fatto che tra meno di un mese inizierà il nuovo anno scolastico.

 

Organici aggiuntivi, scuole del nord più parsimoniose nelle richieste. Protestano i sindacati

Tecnicadellascuola - 12/08/2020 – Reginaldo Palermo

Continuano le polemiche e le proteste delle organizzazioni sindacali sulle modalità di riparto degli organici aggiuntivi fra le diverse regioni.
Le proteste arrivano sia da regioni come la Sicilia che ricevuto fondi proporzionati al numero degli studenti sia da regioni che sono state fortemente penalizzate.

Alla Lombardia, per esempio, sono state assegnate risorse di poco superiori a quelle attribuite alla Calabria che però ha una popolazione scolastica pari ad un terzo.
In Emilia-Romagna i sindacati regionali del comparto scuola affermano: “Il Ministero ha assegnato alla nostra regione 60 milioni di euro, sufficienti a malapena a coprire un fabbisogno di circa 2.500/2.700 addetti tra personale docente e ATA, peraltro decurtati del 10% (l’equivalente di circa 250/270 posti) per coprire le sostituzioni del personale che si assenta fin dal primo giorno”.

Anche dalla Lombardia arrivano analoghe proteste:  “Per l’imminente anno scolastico 2020/2021 le risorse previste saranno pari a 97.901.736,10 euro. Sono risorse che ci sembrano nettamente insufficienti per garantire l’apertura in sicurezza delle nostre scuole e sproporzionato rispetto alle altre regioni. La Lombardia ha il numero più elevato di popolazione scolastica e di istituti, la nostra regione è quella che è stata più colpita dalla pandemia e dove tutt’ora sono presenti il numero maggiore di casi positivi. Con queste risorse le scuole saranno in grande difficoltà nella gestione organizzativa e didattica, nell’assicurare il tempo pieno, il tempo prolungato, le mense e probabilmente per le superiori difficilmente l’uso alla Dad (didattica a distanza) potrà essere solo uno strumento integrativo”.
Ma perché in altre regioni (come per esempio in Calabria, in Campania e in parte anche in Sicilia) le richieste delle scuole sono state accolte in modo diverso?

I sindacati lombardi danno una loro spiegazione: “Abbiamo il sospetto che da parte dell’USR e degli Uffici scolastici territoriali sia stata fatta una campagna di dissuasione nei confronti dei dirigenti delle istituzioni scolastiche D.S. per non far richiedere organici aggiuntivi”.
In altre parole: in Lombardia, in Veneto, in Emilia-Romagna, in Piemonte, regioni che pure sono state pesantemente colpite dall’epidemia, i dirigenti scolastici – “indirizzati” forse dagli uffici regionali – si sono moderati nelle richieste mentre in altre regioni si è “largheggiato” di più.

Questo, perlomeno, è quanto si evince dai comunicati delle stesse organizzazioni sindacali che, temendo cosa sarebbe potuto accadere, già una settimana fa nel corso dell’incontro con il Ministero si erano dichiarati totalmente contrari ai criteri stabiliti dalla Amministrazione che aveva deciso di assegnare il 50% delle risorse in modo proporzionale al numero degli alunni e il restante 50% in base alle richieste delle scuole.

 

 

 
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