Sentenze/Ricostruzione carriera senza prescrizione


Ricostruzione carriera, non c’è prescrizione: per la Cassazione la domanda si può presentare anche dopo 10 anni dal ruolo

da La Tecnica della Scuola – 10/2/2020 _ Alessandro Giuliani

 

Buone notizie per chi non ha mai presentato domanda di ricostruzione di carriera: secondo la Corte di Cassazione non ci sono vincoli temporali per farlo. Quindi, non sussiste il termine dei 10 anni di prescrizione previsto dall’ex articolo 2946 del Codice Civile, con decorrenza dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, quindi dalla data della conferma in ruolo del lavoratore assunto.

L’Ordinanza della Corte Suprema

La Suprema Corte lo ha detto, con l’Ordinanza 2232/2020 del 30 gennaio scorso, sostenendo che ad essere prevalente è la logica dell’interesse ad agire da parte del lavoratore ricorrente, “in ordine all’azionabilità dei singoli diritti di cui l’anzianità di servizio costituisce il presupposto di fatto”.

La decisione della Cassazione potrebbe ora avere dei riflessi sugli stipendi, perché andando a rivedere l’anzianità di servizio, comprendente gli anni di supplenze precedenti all’immissione in ruolo, ne consegue che il dipendente scolastico potrebbe ritrovarsi in uno “scaglione” superiore.

Dal 1° settembre 2011, le fasce stipendiali sono le seguenti: 0-8 anni, 9-14, 15-20, 21-27, 28-34, 35 e oltre.

Permane, invece, il limite dei cinque anni di prescrizione quinquennale relativa al diritto alla retribuzione, ovvero il quantum della somma dovuta al dipendente: si tratta degli arretrati derivanti dai mancati compensi assegnati.

Il paio con altre sentenze

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, d’ora in poi, “con l’ordinanza della Cassazione, tutti coloro che possono vantare periodi di pre-ruolo anche oltre il primo quadriennio previsto sempre dal Testo unico della scuola, hanno ora facoltà di presentare la domanda in qualsiasi momento”, anche “diversi anni dopo il primo quinquennio”.

“Se a questo si aggiunge la recente decisione, sempre della Cassazione, di disapplicare il decreto legislativo 297/94, insieme alle norme contrattuali, poiché in contrasto con la clausola 4 della direttiva UE n. 70/99, la stessa che ha riconosciuto la parità di trattamento economica tra il personale di ruolo e precario, possiamo senza dubbio dire – conclude il sindacalista – che siamo dinanzi ad svolta storica, che può andare ad innalzare lo stipendio di almeno 400 mila docenti e Ata”.

Niente discriminazione tra docenti di ruolo e precari

Il riferimento del sindacalista autonomo è alla sentenza 28 novembre 2019, n. 31149, con cui la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha preso posizione sulla questione riguardante l’applicazione del principio di non discriminazione tra docenti di ruolo e precari in merito alle disposizioni del d.lvo n. 297/94.

La Cassazione ha confermato che il lavoro svolto a tempo determinato deve essere parificato, in sede di ricostruzione di carriera, a quello a tempo indeterminato in quanto la disparità di trattamento, tra docenti ab origine a tempo indeterminato e docenti immessi in ruolo dopo un servizio di precariato, non può essere giustificata dalla precedente natura non di ruolo del rapporto di impiego, né dalla pretesa novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente o dalle modalità di reclutamento del personale nel settore scolastico.

Ricostruzione carriera, per Cassazione sì a gradone 3-8 anche ad assunti dopo il 2011, con un anno di precariato precedente

Orizzontescuola – 12/2/2020 -  redazione

 

Ricostruzione di carriera: la Corte di Cassazione conferma che il Contratto Collettivo Nazionale della scuola siglato il 4 agosto 2011 è illegittimo e va disapplicato nella parte in cui riconosce il diritto al “gradone” 3-8 anni ai soli docenti in servizio prima del 1° settembre 2011 solo se avevano un contratto a a tempo indeterminato.

A chi spetta oggi il gradone 3 – 8

Il CCNL del Comparto Scuola del 4.8.2011, all’art. 2, nel rimodulare le fasce stipendiali sino a quel momento vigenti attraverso l’accorpamento della prima (0-2) alla seconda (3-8) e la loro sostituzione con un’unica fascia iniziale 0-8, ha previsto che solo il personale già in servizio a tempo indeterminato alla data del 1° settembre 2010, potesse conservare “ad personam” il maggior valore stipendiale in godimento, o il diritto al precedente livello 3-8 a seconda dei casi.

La decisione della Cassazione

La Cassazione, invece, ha riconosciuto anche al personale immesso in ruolo dopo il 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto negli anni precedenti al 1° settembre 2011, all’applicazione della “clausola di salvaguardia” che riconosce il mantenimento economico del gradone stipendiale “3-8 anni” molto più favorevole.

“Il giudice, una volta accertata la violazione della richiamata clausola 4 – si legge nella sentenza – è tenuto a disapplicare la norma di diritto interno in contrasto con la direttiva ed a riconoscere ad ogni effetto al lavoratore a termine, poi immesso nei ruoli dell’amministrazione, l’intero servizio effettivo prestato” evidenziando che “viola la richiamata clausola anche l’art. 2 del c.c.n.l. 4.8.2011 nella parte in cui limita il mantenimento del maggior valore stipendiale in godimento ‘ad personam’, fino al conseguimento della nuova successiva fascia retributiva ai soli assunti a tempo indeterminato”.

Una tale disposizione, infatti, “per essere conforme alla clausola 4 dell’Accordo Quadro CES, UNICE e CEEP allegato alla direttiva 1999/70/CE non può che essere considerata applicabile (disapplicata la limitazione in essa contenuta) a tutto il personale”.

 


 
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