Alternanza scuola lavoro: lavoro per i giovani


Intervista a Francesco Profumo - Il neo presidente Acri "Per le Fondazioni ora è tempo di fusioni"

STAMPA - 22-05-2019 - Giuseppe Bottero

 

Una spinta alle fusioni tra fondazioni e il lancio di un nuovo fondo nazionale contro la disoccupazione giovanile. E poi una sfida: «Dobbiamo trasformarci in una piattaforma innovativa, per tutto il Paese». Francesco Profumo, ex ministro dell'Istruzione e presidente della Compagnia di San Paolo, da ieri è il presidente dell'Acri, l'associazione delle fondazioni e delle casse di risparmio che, negli ultimi vent'anni, è stata guidata da Giuseppe Guzzetti.

Sul futuro c'è un rebus: il suo mandato è triennale, ma se tra 12 mesi non fosse rinnovato al vertice dell'ente torinese dalla sindaca Chiara Appendine, come probabile, decadrebbe.

«Sono stato eletto all'unanimità, per tré anni e mi sembra che questo sia un punto di partenza - taglia corto -. Iniziamo a lavorare e vedremo».

Presidente, da dove si parte?

 «Dai punti chiave della nostra associazione -autonomia, responsabilità, pluralismo, condivisione e rilevanza- e dal percorso di crescita e consolidamento avviato da Guzzetti. Nel corso degli anni le fondazioni sono state sottoposte a pressioni e interessi esterni, ma queste minacce sono sempre state contrastate con successo, e hanno aperto le porte a una collaborazione istituzionale che si è rafforzata fino a sfociare nell'iniziativa che rappresenta la formula più efficace di collaborazione tra pubblico e privato: il Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile. Ma cito anche il Protocollo Acri-Mef, che ha consentito di imbastire una relazione con l'Autorità di vigilanza su basi solide e certe, non condizionabili da interpretazioni e orientamenti personali».

In Piemonte, nel 2018, c'è stata la prima fusione tra fondazioni bancarie, che ha visto protagonisti gli enti di Cuneo e Bra. E' la strada da seguire?

«Sì. Le consulte e le associazioni territoriali sono fondamentali perché consentono il raccordo, ma anche la creazione di sinergie tra le fondazioni e quello è un luogo di grandissimo interesse. Un consolidamento delle fondazioni simile a quello piemontese è auspicabile ed è previsto che possa avvenire grazie al protocollo firmato con il Mef».

Qual è la strategia sulla Cassa depositi e prestiti, di cui l'Acri detiene il 15% delle quote?

«Siamo investitori di lungo corso. Siamo interessati che Cdp sia un attore importante nello sviluppo del Paese. L'intervento in Alitalia? Il presidente e l'ad hanno smentito».

Come interverrete sul Terzo Settore?

«L'impegno è di dare continuità alle iniziative in corso a partire dalla Fondazione Con il Sud e dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ma, dall'altra, di affrontare in maniera condivisa una problematica particolarmente grave e urgente che affligge il Paese, la disoccupazione giovanile».

Lancerete un fondo ad hoc?

«Sì, è un'idea nata prima del reddito di cittadinanza. In futuro si potrebbero individuare temi di interesse nazionali da riportare nell'ambito delle fondazioni, che faranno da apripista, naturalmente con un recupero di credito d'imposta. Dopo di che, quando verrà fatta una valutazione sull'impatto dei progetti, questi verranno trasferiti allo Stato».

La sindaca di Torino Chiara Appendino sembra orientata a non confermarla alla presidenza della Compagnia. C'è il rischio che il suo mandato duri solo un anno? «Ho fatto il ministro dell'Istruzione nel governo Monti, che non si sapeva se potesse dura- re un mese, tré mesi, un anno: come è nel mio carattere, ho incominciato a lavorare con l'obiettivo di fare del mio meglio. In questo caso farò altrettanto. Il futuro si vedrà».

Se dovesse decadere da presidente della Compagnia cosa succederebbe all'Acri?

«C'è una stretta connessione tra la presidenza dell'Acri e l'essere presidente, o consigliere, di una delle fondazioni. Nella vita ne ho fatte tante, non mi spavento: le cose nascono dall'autorevolezza delle persone e da quello che hanno fatto. In ogni caso, credo che l'alternanza tra Torino e Milano sia qualcosa che rientra nella normalità».

 

 

Acri, Profumo presidente "Un fondo per aiutare il lavoro dei giovani "

REPUBBLICA - 22-05-2019 - Andrea Greco

 

L'assemblea Acri nomina unanime Francesco Profumo presidente fino al 2021. Il numero uno della Compagnia di San Paolo prende il posto di Giuseppe Guzzetti, leader uscente di Cariplo che da 19 anni guida con carisma l'associazione romana di 87 Fondazioni e 15 Casse di risparmio. Lui si presenta con l'idea di un Fondo nazionale contro la disoccupazione giovanile, sul calco di quello contro la povertà educativa minorile, creato dall'Acri nel 2016 in asse con il governo stanziando 360 milioni in tré anni. Profumo, ex rettore del politecnico torinese, 10 lauree e dottorati honoris causa e parentesi da ministro dell'Istruzione con Mario Monti, ha un curriculum che rende difficile definirlo "uomo di" altri. È stato voluto, con l'appoggio di Guzzetti, dai maggiorenti delle Fondazioni: un mondo troppo vario dove 10 attori hanno patrimoni oltre 1 miliardo, e pesano per oltre metà dei 40 miliardi totali, mentre 50 enti possiedono tra zero e 200 milioni. Se va bene li investono al 3-4% e con i frutti non coprono i costì di struttura, figurarsi le erogazioni. Due terzi degli enti andrebbe liquidato ordinatamente, con fusioni o consorzi, nel solco di impegni presi nel 2015 con il Tesoro. Ma ben poco è seguito, se non la fusione "pilota" di Bra in Cuneo. Profumo l'ingegnere sa bene che si devono mettere a leva risorse più scarse in un contesto di bisogni crescenti, e coniugare le istanze "solidali" sui territori - dove arretra lo Stato sociale - con quelle più sviluppiste basate su ricerca, formazione e ruolo nell'economia. Proprio il "partito dei rettori", e dei docenti che ha folta rappresentanza ai vertici degli enti a Torino, Verona, Firenze, Padova, Parma, pare il più affine alla forma mentis di Profumo. «Sono molto orgoglioso per l'incarico - ha detto -. Un ringraziamento speciale a Guzzetti che con la sua guida lungimirante e sapiente ha diretto l'Acri in questo percorso di crescita e consolidamento. Sono convinto che quell'architrave sia estremamente solido e di grande visione». Il neo presidente ha aperto subito l'agenda, con «tré fondamentali direttrici: il rapporto con le istituzioni locali e nazionali, il rafforzamento dei presìdi di partecipazione e condivisione interni all'Acri, la mozione approvata al XXIV Congresso». Quello che l'anno scorso a Parma ha dato tra le priorità i rapporti con il Terzo settore, con le banche, con la vigilanza (Tesoro) e le iniziative comuni. Dietro le quinte, dove Profumo è atteso al varco da associati e istituzioni (anche politiche), le sfide si declinano come governo dell'Acri, attività delle Fondazioni, rapporti con le banche. Acri sempre più "capogruppo" delle iniziative consortili di un plotone disomogeneo - anche tramite la Cdp, di cui 61 enti hanno il 16% delle azioni - o Acri come più agile lobby di sistema? Erogazioni omologate verso i "bisogni", nella solco del cattolicesimo liberale lombardo (di cui Guzzetti è interprete) o più libertà d'iniziativa ai singoli enti? E come completare il distacco dalle banche - concordato col Tesoro, e ribadito dal dirigente Stefano Cappiello venerdì - con armonia nei bilanci degli enti e negli assetti degli istituti? Su questi temi Profumo cercherà di attualizzare il protocollo col Tesoro: compito difficile. Su simili sfide Profumo si gioca il mandato, fin dal 2020 quando scadrà a Torino: conferma, tutta da costruire, nelle mani del sindaco M5s Chiara Appendino. «Il mio obiettivo è lavorare al meglio nei tempi a disposizione», dice. Primo bivio a giugno, con la nomina delle nove caselle che contano in Acri.




 
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