Consulenza soci


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 Dirigere e organizzare
 passaggio di consegne
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   Libere riflessioni di inutilità e inopportunità
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 passaggio di consegne
Vorrei sollevare una questione che presumibilmente potrebbe interessare tutti i neoimmessi che il 30 giugno (salvo ulteriori colpi di scena romani...) dovrebbero prendere servizio negli istituti loro assegnati. Si tratta del "passaggio di consegne" tra ds, che - a differenza di quello tra dsga - non trova (a mia conoscenza) specifica disposizione che lo normi. In altri termini: quando un ds subentra nella gestione, vi sono particolari adempimenti formali (controlli, redazione di verbali, ecc.) da espletare, a tutela sia del ds cessante sia del ds subentrante? Se pure non vi sia obbligo normativo, è anche solo semplicemente opportuno predisporre un documento in materia? E, se sì, che tipo di documento? (en passant: un contributo si trova in un articolo del ds Salvatore Argenta in "Dirigere la scuola" del settembre 2009). Cordiali saluti,
 Nome: ivan 
 Cognome: cervesato 
 e-mail: ivan.cervesato@gmail.com 
 Data: domenica 30 marzo 2014 
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L’articolo di Salvatore Argenta citato da Cervesato (sarebbe opportuna la sua pubblicazione sul sito di Disal) affronta il problema del passaggio di consegne sotto il profilo della responsabilità amministrativo-contabile. Alcuni dei passaggi indicati sono obbligati: quali il cambio di firma sull’Istituto cassiere o la consegna del conto corrente postale. Altri impegnano responsabilità che in prima battuta sono del dsga. Nel complesso lo scritto di Argenta è ineccepibile: il modello di verbale che allega semplifica una procedura che, a prima vista, potrebbe apparire indigesta per il DS che lascia (se reggente, perché oberato da mille incombenze; se pensionato, perché desidera liberarsi da un gravame di lunga durata). Ovviamente il DS che entra ha il contrapposto interesse ad una ricognizione puntuale, pur sapendo che essa non è obbligata da specifica normativa se non dal criterio generale del buon andamento della pubblica amministrazione. Quindi la ricognizione si colloca nel campo della doverosa collaborazione, la quale però (com’è noto) non può essere unilateralmente imposta. Questo chiarito, mi sembra che limitarsi a formalizzare una ricognizione sullo stato di atti la cui gestione e conservazione si colloca prevalentemente sul versante del dsga sia riduttivo rispetto alle responsabilità specifiche del DS. Immedesimandomi in un dirigente di nuova nomina mi preoccuperei, nella sostanza, del passaggio di consegne relativo ad altre Carte, quelle che sono costitutive dell’identità e del funzionamento dell’istituto: POF, Regolamento, Contratto d’Istituto. Tali carte sono normalmente pubblicate sul sito della scuola e, quindi, il neo DS le può analizzare autonomamente. Il passaggio di consegne fra uscente e subentrante non può ignorare la comunicazione su temi di valore strategico per la direzione della scuola. Sul Contratto d’Istituto va verificata la relazione di compatibilità dei revisori dei conti (art. 40-bis – Controlli in materia di contrattazione integrativa- del D. Lgs. n. 165/2001). Infatti il pagamento delle funzioni e degli incarichi dell’anno in corso avviene al termine delle attività didattiche, quindi nel periodo estivo, e i relativi atti sono alla firma del nuovo DS. Ma le attività sono state svolte sotto la responsabilità del DS uscente … Altro settore da controllare è quello dell’organico delle classi, cioè la corrispondenza fra l’organico di diritto e quello di fatto, con le modifiche inevitabili in caso di discordanze a seguito degli esiti di scrutini, esami, trasferimenti di alunni ecc.. Tema sensibile è quello dell’assegnazione dei docenti alle classi. Se normalmente vale il criterio della continuità didattica, per i docenti giunti al termine del ciclo (ad es. nella scuola primaria) l’assegnazione fa capo esclusivamente alla competenza del DS (ricordiamo che l’ “organizzazione degli uffici” è materia dirigenziale sottratta alla contrattazione). La valutazione dell’assegnazione non può fondarsi esclusivamente sull’accoglimento delle richieste dei docenti: esse vanno inquadrate nel complesso sistema del soddisfacimento del primario diritto all’istruzione (e alla sua qualità) da parte degli studenti. Altro tema da verificare è quello della regolarità dell’orario settimanale delle lezioni. Le disposizioni in merito sono tassative, la flessibilità dell’orario o la sua riduzione sono ricondotte a fattispecie precise: la responsabilità erariale in questo campo grava sul DS in carica. Bene quindi controllare l’esistente prima di avallarne la continuità. Giuseppe Mariani
 Nome: Giuseppe 
 Cognome: Mariani 
 e-mail: gi.mariani@tiscalinet.it 
 Data: mercoledì 2 aprile 2014 
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 Risp:
Grazie una volta di più al prof. Mariani per la sua risposta, che propone più vasti ambiti di riflessione. Sarebbe comunque interessante giungere, anche e soprattutto sulla base della Vs. esperienza, ad un "modello" di verbale eventualmente utilizzabile alla bisogna... Grazie ancora,
 Nome: ivan 
 Cognome: cervesato 
 e-mail: ivan.cervesato@gmail.com 
 Data: mercoledì 2 aprile 2014 
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 Libere riflessioni di inutilità e inopportunità
Provo ad sintetizzare alcune valutazioni e riflessioni sul problema posto e che avevo confermato durante la sessione di gruppo del Laboratorio neodirigenti DiSAL a Milano. Ritengo che il cosiddetto “passaggio di consegne” tra dirigenti scolastici non solo non è dovuto, ma è anche inopportuno, stante il contesto normativo attuale. Infatti, fin dall'avvio della dirigenza scolastica, questo atto non è più fatto in quanto non più richiesto da alcuna disposizione. 1. Innanzitutto la norma non lo chiede più per il mutato contesto, dal 2001, della dirigenza scolastica e, successivamente, per la nuova figura del D.S.G.A. Lo stesso articolo citato dal collega non fa alcun riferimento normativo, ma cita solo giurisprudenza, che in tutte i casi fa riferimento alla gestione messa in atto dal dirigente (questa si va curata con attenzione) e mai ad un passaggio. 2. Dopo il mutamento e le nuove competenze delle figura del D.S.G.A. si deve accuratamente evitare il passaggio per tutto quanto appartiene al bilancio ed ai beni per i quali la norma è chiara nell'attribuire il passaggio solo alla nuova figura. Fare il passaggio tra dirigenti in questo tema significa tirarsi la zappa sui piedi, caricandosi di una responsabilità non dovuta. 3. Fare qualcosa che la norma non chiede non solo è inutile, ma può diventare controproducente. Perché, una volta fatto il passaggio e firmato, nessuno più può esimere il subentrante dal rispondere di tutto quanto eventualmente “combinato” del dimissionario, dato per certo che il subentrante, salvo che trascorra giornate a controllare ogni minimo particolare, non potrà mai avere la certezza asoluta che tutto quanto dichiarato dal dimissionario sia vero e completo. Ne ha avuto esperienza diretta chi è subentrato in un contesto di confusione di archivio. In questo caso non aver firmato nulla permette con più libertà di dimostrare responsabilità attribuibili al dimissionario. 4. Un atto non contemplato dalla norma deve poi avere il consenso di entrambi. Ma a questo punto la parte debole è il subentrante (sempre per l'esigenza del controllo) il quale, per propria sicurezza, dovrebbe, diversamente da tutti i modelli circolanti in passato, far firmare al dimissionario una frase del tipo: "in relazione a tutto quanto non indicato in questo atto, il subentrante declina ogni responsabilità sia dal controllo di quanto dichiarato, sia da eventuali omissioni dello stesso". Ma quale dimissionario firmerebbe mai una simile frase ? 5. Mi si permetta poi di scrivere “fuori dalle righe”. Queste ragioni hanno un presupposto di fondo: riviste, corsi di formazione, consulenti legali ecc. vivono sul "terrorismo normativo" senza il quale calerebbero abbonamenti, diminirebbero i clienti dei corsi (chi non ricorda l’epoca dell’ebrezza per i corsi sulla qualità, accentuazione ora sparita). Una cosa simile succederebbe a molte consulenze. Credo quindi che la vera autotutela del subentrante sta proprio nel non firmare nessun atto di passaggio giuridicamente non dovuto, proprio per non essere in seguito coinvolto in cause patrimoniali o amministrative dipendenti dal comportamento del dimissionario. Ma queste ultime sono pure riflessioni.
 Nome: Roberto 
 Cognome: Pellegatta 
 e-mail: pellegatta@disal.it 
 Data: giovedì 3 aprile 2014 
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 Risp:
Un ringraziamento giunga da parte mia anche al prof. Pellegatta, il cui intervento rispecchia un'interessante e, direi, radicale ed argomentata diversità di vedute: il che, mi pare, conferma l'interesse del tema proposto alla discussione. Allo scrivente, del tutto sprovvisto di esperienza in materia, non resta che dire che - forse - un chiarimento ministeriale in materia potrebbe orientare ed uniformare i comportamenti nella delicata questione, a maggior gloria della chiarezza e del principio di assunzione di responsabilità. L'osservazione - me ne rendo conto - è probabilmente ingenua. Cordialmente,
 Nome: ivan 
 Cognome: cervesato 
 e-mail: ivan.cervesato@gmail.com 
 Data: sabato 5 aprile 2014 
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