Consulenza soci


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 Dirigere e organizzare
 vigilanza
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 vigilanza
Riprendo il filo di un dialogo nato con il prof. Mariani (che ringrazio una volta di più!) in occasione dell'incontro di formazione dei neodirigenti che disal ha organizzato il 22 u.s., e che potrebbe essere di interesse più vasto. Si tratta di vigilanza sugli alunni, tema da sempre controverso e origine di infiniti guai giudiziari. Il punto è il seguente: 1) ai sensi dell'art. 10 c. 3 lett a), del Testo Unico in materia di istruzione, il punto dovrebbe essere regolato dal Regolamento di Istituto, adottato dal CdI. E' ben possibile, se non probabile, che in tale documento non si possa regolare la materia con la minuziosità e la precisione che sarebbero auspicabili (magari anche per "resistenze" di varia natura, in più o meno palese conflitto di interessi...). 2) Non occorre che richiami qui i mutamenti normativi successivi al TU, che è del 94, che inter alia fanno del ds il "responsabile dei risultati del servizio", e al contempo gli pongono in capo anche "l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale". In materia (controversa) di prerogative in materia di gestione del personale è peraltro recentissima la sentenza di II grado (corte di appello di Bologna, dopo quella di Napoli), che sottrae alla contrattazione le materie di cui all'art. 6 lett h-i-m, tra le quali sono "modalità e criteri di organizzazione del lavoro del personale". Sono allora a chiedere se sia giuridicamente legittimo, da parte del ds, impartire, con proprio atto autonomo, le opportune direttive in materia di vigilanza sugli alunni, andando al di là di quanto previsto (o meno!) dal Regolamento di Istituto, anche tenendo conto dell'obbligo del ds di adottare gli opportuni provvedimenti in materia, in mancanza dei quali la Cassazione (3/2/99 n 916) ravvisa una responsabilità del ds (e non del Consiglio di istituto). Mi scuso per la lunghezza e saluto cordialmente Ivan Cervesato
 Nome: ivan 
 Cognome: cervesato 
 e-mail: ivan.cervesato@gmail.com 
 Data: giovedì 27 marzo 2014 
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 Risp:
Il problema posto da Cervesato nelle ultime righe del suo quesito va a toccare il nodo complesso delle relazioni, a livello di istituto, fra dirigenza e organi collegiali. L’art. 25 “Dirigenti delle istituzioni scolastiche” del D. Lgs. n. 165/2001 ne dà le coordinate generali quando, al c. 2, recita: “Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione (…)”. Ne consegue che, in materia di Regolamento d’Istituto,: 1) la potestà regolamentare è in capo al consiglio d’Istituto; 2) la responsabilità del datore del lavoro (D. Lgs. n. 81/2008) e, più in generale, aspetti determinanti delle responsabilità civilistiche di cui al Titolo IX cod. civ. (responsabilità extracontrattuale) e di cui all’art. 1218 (responsabilità contrattuale) fanno invece capo al D.S.. Sappiamo infatti che anche a carico del dirigente scolastico sussiste, ad esempio, la responsabilità ex art. 2043 nei casi in cui il danno risulti da carenze organizzative a lui imputabili (compresa la mancata attivazione delle competenze degli organi collegiali) e cioè: - quando non abbia eliminato le fonti di pericolo con l’applicazione delle norme di sua competenza per la sicurezza; - quando non abbia adeguatamente custodito le attrezzature della scuola così da prevenire danni (art. 2051 cod. civ.: danno cagionato da cose in custodia); - quando non abbia adeguatamente regolamentato i movimenti e la permanenza degli alunni nella scuola nelle varie attività curriculari ed extracurriculari; - quando non abbia disciplinato l’avvicendamento dei docenti nelle classi, l’accesso e la vigilanza degli alunni nei servizi igienici, nella palestra ecc.; - quando non abbia, al termine delle lezioni, provveduto a impartire disposizioni per la vigilanza sugli alunni per tutto il tempo in cui sono affidati alla scuola e quindi fino al subentro dei genitori o dei loro incaricati. A mio parere, nelle more dell’adozione o della revisione di un Regolamento d’Istituto adeguato ed aggiornato all’evoluzione giurisprudenziale (della Cassazione civile in particolare), bene fa il D.S. ad impartire disposizioni sulla vigilanza dei minori in grado di assicurare livelli adeguati di sicurezza per gli alunni e di autotutela per l’operato proprio personale e dell’Istituto: sempre che a tale azione provvisoriamente sostitutiva si affianchi una parallela azione di stimolo agli organi collegiali perché adempiano ai propri ineludibili compiti. Può anche avvenire, come suggerisce Cervesato, che il Regolamento d’Istituto si limiti a normare criteri ed aspetti più generali mentre il D.S. impartisce disposizioni concretamente rivolte a fattispecie particolari.
 Nome: Giuseppe 
 Cognome: Mariani 
 e-mail: gi.mariani@tiscalinet.it 
 Data: venerdì 28 marzo 2014 
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 Risp:
Ringrazio di cuore Giuseppe Mariani per la sua articolata risposta, che - mi sembra - nel momento in cui coglie il nocciolo del problema, lo risolve contemperando il dovuto rispetto per le competenze degli organi collegiali con la necessità di provvedere in prima persona a fronte delle precise e gravose responsabilità personali cui il capo di istituto è chiamato. Ancora grazie.
 Nome: ivan 
 Cognome: cervesato 
 e-mail: ivan.cervesato@gmail.com 
 Data: lunedì 31 marzo 2014 
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