Paritarie: tagli amari per i prof


Paritarie, tagli amari per i prof

ITALIA OGGI - 16-10-2018 - di Angela Iuliano

 

Persi 10 mila docenti di scuola cattolica negli ultimi dieci anni. Erano oltre 60 mila, sono quasi 53 mila secondo gli ultimi dati del Miur relativi all'anno scolastico passato. «Dieci mila posti di lavoro di cui nessuna mai parla», sottolinea Sergio Cicatelli, direttore del Centro studi scuola cattolica della Cei, presentando, sabato pomeriggio a Roma, il XX Rapporto annuale sulla scuola cattolica in Italia. Una realtà che rappresenta poco meno dei due terzi di tutte le 12.662 scuole paritarie italiane. Sono, infatti, 52.949 gli insegnati degli istituti cattolici nel 2016/17, dalla materna alle superiori, di cui più della metà (31.972) assunto con un contratto a tempo indeterminato. Con una perdita di circa 2.400 posti di lavoro rispetto ai 55.383 docenti dell'anno precedente, quando si persero 1.166 insegnati in un anno.

Una tendenza che in dieci anni arriva a segnare oltre 10 mila docenti in meno. C'è chi passa alla scuola statale. Ma a crollare sono gli studenti. Arrivati lo scorso anno nelle scuole cattoliche a 582.576 ragazzi, con una diminuzione di ben 53.291 unità in un solo anno rispetto ai 635.867 del 2015/16. Un declino che in nove anni ha portato alla perdita di ben 170mila iscritti. «È il segnale più pesante della crisi del sistema della parità e del pluralismo educativo», osserva Cicatelli. Si ritrova nel numero di istituti, «sceso per la prima volta sotto la soglia psicologica di 8 mila scuole». Arrivando a 7.933. Con 593 scuole che in un anno hanno chiuso i cancelli.

Chi resiste è costretto spesso a ridurre le classi o le sezioni: -2.446 lo scorso anno, passando da 29.934 unità a 27.488. Scende anche il rapporto alunni per scuola: da 74,6 a 73. Stabile quello studenti/classe (21,2) e classe/scuola (3,5). Gli insegnati volontari, cioè nella quasi totalità religiosi, sono 4.761. L'incidenza dei docenti laici è in costante crescita: venti anni fa, nel 1997/98, erano il 73,1%, ora sono 1'86,8%, con punte del 90,2% alle medie. Sono invece 3.725 i docenti di sostegno, la maggioranza nella scuola dell'infanzia (1.580) e nella primaria (1.406). Insegnati questi che aumentano: dal 5,4% del totale del corpo docente nel 2010/11 al 7% attuale.

Del resto, «gli studenti con disabilità crescono, nonostante le difficoltà e gli sforzi delle scuole per far fronte alla domanda educativa delle famiglie», precisa Cicatelli. Sono 1'1,3% del totale degli studenti, rispetto allo 0,5% del 2003/04. Passando alle medie dallo 0,4% del 1997/98 al 2,1% del 2016/17 e alle superiori dallo 0,2% all'l,5%.

Così come aumentano gli stranieri: erano il 4,4% della popolazione scolastica totale nel 2009/10, sono il 5,5% lo scorso anno. La maggior parte iscritta alla materna, dove si è passati dal 2,2% nel 1997/98 al 7,1% attuale.

 

 

Lo Stato tiene le scuole paritarie sotto scacco Ma così peggiora l’istruzione e limita la libertà

GIORNALE - 16-10-2018 - Giancristiano Desiderio

 

Dario Antiseri e Anna Monia Alfieri, un filosofo e una religiosa, danno l'anima per la scuola della quale hanno un concetto che se non arriva a Dio poco ci manca. Ma se il lavoro d'insegnamento è così alto, lo si dovrà concepire come dipendente dallo Stato o non, piuttosto, come una necessaria e libera attività umana? Il filosofo e la religiosa, naturalmente, propendono per questa seconda idea di scuola e giustamente mettono la libertà di insegnamento e di scelta educativa al centro della loro Lettera ai politici sulla libertà di scuola (Rubbettino). Ci vuole coraggio, visti i tempi, a scrivere una epistola ai politici sul tema della scuola. E più coraggio ancora ci vuole per scrivere ai politici - l'attuale ministro dell'Istruzione è Marco Bussetti - sulla scuola senza parlare di lavagne Lim e moduli, graduatorie e assunzioni ma nientedimeno che di libertà di scelta educativa e della parità esistente tra scuole statali e scuole non-statali dal momento che la scuola in sé, per definizione, è sempre pubblica.

Nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani sancì il principio che già gli antichi Ateniesi al tempo di Socrate e Protagora conoscevano e usavano: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». Si tratta di un principio sacrosanto che Antonio Rosmini nell'Ottocento nel saggio Sulla libertà d'insegnamento esprimeva al meglio dicendo che i padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge il diritto di scegliere i maestri e gli educatori dei loro figli e così di far studiare i loro figli in patria o fuori, in scuole ufficiali o non ufficia li, statali o private, come stimano meglio al bene dei loro cari. Le parole del sacerdote Rosmini sono tanto più importanti in quanto furono scritte nel secolo XIX quando in Italia c'era sì ancora il monopolio culturale ma faceva capo alla Chiesa.

Ma, appunto, la libertà d'insegnamento e di educazione non riguarda i cattolici e i non-cattolici ma i laici in quanto tali che ritengono, giustamente, che il pensiero sia libero, eppure quando si tratti della scuola non trovano di meglio da fare che appaltarlo allo Stato. Infatti, quel principio sacrosanto, che la stessa Unione europea recepì nel 1984 con la Risoluzione sulla libertà d'insegnamento, in Italia è disatteso. È, se si vuole, sulla carta ma non nella realtà.

Purtroppo in Italia - a differenza degli altri Paesi europei -, il principio-diritto della libertà di scelta della scuola è ignorato; la scuola libera, dice Anna Monia Alfieri, è solo libera di morire. Ma con grave danno della stessa scuola statale e per la semplice ragione che «la scuola pubblica non avrebbe molto da guadagnare dalla scomparsa della scuola privata», giacché questa «può rappresentare sempre un pungiglione ai fianchi della scuola pubblica, e obbligarla a perfezionarsi, senza tregua, se non vuole essere vinta e sopraffatta». Queste ultime parole sono di Gaetano Salvemini il quale non si stancava mai di sottolineare che l'Italia aveva bisogno di una libertà scolastica da cui sola può nascere una scuola della libertà. Ecco perché Dario Antiseri richiama la necessità della competizione tra le idee che, in fondo, come diceva Karl Popper, è insita nella stessa logica della scoperta scientifica: eliminare la gara dal sistema formativo significa illudersi di poter fare a meno di quella grande macchina di scoperta del nuovo da cui poi poter scegliere il meglio. Il monopolio statale dell'istruzione tiene le scuole paritarie in una sorta di ghetto e il prezzo che si paga per questa «minorità» non è solo economico ma civile e morale.

 

 

 
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