Dopo l’approvazione del 4 febbraio scorso in Consiglio dei Ministri dei tre regolamenti di riordino della secondaria superiore, su quei decreti è calato il silenzio totale. Pare che il ritardo sia dovuto a due ordini di fattori, dei quali abbiamo già accennato: la verifica del MEF per l'impatto finanziario della riforma, e il controllo tecnico dei testi da parte dell'Ufficio legislativo del MIUR.
Dai corridoi si viene a sapere che:
- il 24 p.v. si riunisce nuovamente, e dopo mesi, la Commissione per il Riordino dell’Istruzione Tecnica e Professionale per avviare l’esame di tutti i provvedimenti necessari per l’attuazione dei Regolamenti e per esaminare tutte le fasi di attuazione;
- il decreto sulla revisione delle classi di concorso che figura tra i provvedimenti attuativi, a causa dei tempi tecnici (scadenze mobilità, organico di diritto, ecc.) non avrà certamente avvio del settembre 2010. Si opererà quindi ancora con le classi di concorso vigenti.
Dai vari incontri in atto per l’Italia si viene poi a sapere che il MIUR propende per una interpretazione restrittiva della cosiddetta “flessibilità” introdotta a fianco dell’autonomia per quanto riguarda le possibilità di adattamento del Piano di studi nazionale all’Offerto formativa di istituto. Vale a dire che il calcolo del monte ore sul quale applicare la flessibilità sarà da farsi rigidamente limitato ai periodi temporali indicati nei Regolamenti: primo biennio; secondo biennio; ultimo anno. Cade, salvo ulteriori chiarimenti, la speranza di avere un margine più ampio di calcolo del monte ore, come sembrava di potersi dedurre dalla formulazione utilizzata nell’art. 10, comma 1c (formula assente invece nei rispettivi art. 5 comma 3b e 3c dei Regolamenti per i Professionali e per i Tecnici).
Ora comincia il difficile
Tuttoscuola – 22 febbraio 2010
Ci sono non pochi problemi relativi alla concreta attuazione delle riforma. Problemi che riguardano sia l'organizzazione dell'offerta formativa (se e quali opzioni e articolazioni saranno attivate dalle singole scuole), sia la programmazione sul territorio da parte delle Regioni e delle Province, soprattutto quando le articolazioni iniziano già dal primo anno, come nel caso dell'indirizzo per i servizi socio sanitari dell'istruzione professionale, che contiene le articolazioni "Odontotecnico" e "Ottico", eredi dei precedenti indirizzi.
Altri problemi di implementazione della riforma riguardano l'organizzazione degli insegnamenti e delle cattedre in assenza della revisione delle classi di concorso: per quanto riguarda il liceo artistico, articolato in sei indirizzi, si dovrà tener conto di quanti e quali istituti d'arte confluiranno nel liceo, e quanti e quali negli istituti professionali per l'industria e l'artigianato, con i relativi insegnanti; se e quanti insegnamenti aggiuntivi saranno attivati o attivabili nei licei; come gestire, anche sul versante della formazione dei docenti, nuove discipline come l'inedita accoppiata storia-geografia; come organizzare, negli istituti tecnici e professionali, gli insegnamenti che prevedono una forte presenza di laboratori e di compresenze dei docenti con gli insegnanti tecnico-pratici, come utilizzare gli ampi spazi di flessibilità distinti da quelli dell'autonomia per corrispondere a puntuali bisogni del territorio, in mancanza di indicazioni certe. L'autonomia delle scuole potrà in parte aiutare, ma un'accorta gestione anche amministrativa dei processi ai vari livelli di governo, cominciando da quello centrale, appare decisiva.
Resta la qualifica per i professionali
Tuttoscuola – 22 febbraio 2010
Una buona notizia per le famiglie orientate a iscrivere i figli agli istituti professionali, e che avevano espresso forti preoccupazioni per la soppressione della qualifica alla fine del terzo anno. Preoccupazioni legate al fatto che il nuovo ordinamento prevede che anche gli istituti professionali siano organizzati secondo il modulo 2+2+1: due bienni più l'anno finale che porta all'esame conclusivo, come i licei e gli istituti tecnici, che però non avevano mai avuto articolazioni intermedie.
Ma gli studenti che si iscriveranno alla prima classe degli istituti professionali avranno la possibilità di chiedere contestualmente anche di poter conseguire una qualifica professionale a conclusione del terzo anno. Lo specifica chiaramente la Circolare Ministeriale n. 17 del 18 febbraio 2010: "gli istituti professionali propongono agli studenti e alle loro famiglie i diplomi di qualifica relativi ai percorsi realizzati sino al corrente anno scolastico", cioè fino al corrente 2009-2010.
Le richieste saranno accolte dagli istituti con riserva perché occorrerà attendere le intese con gli Assessorati regionali, competenti per l'attuazione dei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale di cui al decreto legislativo n. 226/05, che ne disciplina la fase transitoria.
Inoltre, prosegue la Circolare, limitatamente all'anno scolastico 2010-2011 "in attesa della compiuta attuazione delle norme che disciplinano i percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo n. 226/05, gli studenti, in possesso del titolo conclusivo del primo ciclo, possono iscriversi a percorsi triennali per il conseguimento di qualifiche professionali, ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di istruzione e del diritto dovere all'istruzione e alla formazione".
In pratica, in particolare nelle Regioni dove i percorsi triennali sono pochi o carenti, i genitori potranno iscrivere i loro figli agli istituti professionali, che assorbiranno anche una parte degli istituti d'arte, anch'essi articolati in passato con il modulo 3+2. Per chi vorrà conseguire anche la qualifica triennale il modulo diventerà di fatto un 2+1+1+1.
Stato-Regioni, la questione delle confluenze
Tuttoscuola – 22 febbraio 2010
La circolare ministeriale relativa alle iscrizioni ha anticipato, tra l'altro, la notizia dell'avvio di una campagna d'informazione sulle nuove confluenze, definite a quanto pare istituto per istituto, degli indirizzi di studio attualmente funzionanti (comprese le sperimentazioni) in quelli previsti dalla riforma degli ordinamenti, sulla base delle tabelle allegate ai regolamenti.
I tempi strettissimi, le giuste esigenze di scuole, presidi, docenti e famiglie sono certamente alla base della decisione del MIUR che presenta, comunque, una rilevanza politica che nessuno può sottovalutare o minimizzare: la possibile invasione di campo di una competenza delle Regioni.
La decisione, autonoma ed imperativa, di definire da Roma l'offerta formativa di tutte le scuole superiori del Paese per il prossimo anno scolastico non è piaciuta agli assessori regionali all'istruzione.
Anche per questo motivo la questione sarà sul tavolo dell'incontro tecnico dei vertici amministrativi del Miur con i rappresentanti delle Regioni programmato per mercoledì 24 febbraio. È chiaro che in quella sede si conosceranno dati e dettagli dell'operazione utili a "smussare" gli "angoli", ed a collocare nella giusta dimensione normativa il provvedimento relativo alle confluenze automatiche predisposto dal ministero.
È da augurarsi che ciò avvenga perché non giova a nessuno, e tanto meno al sistema scuola, passare in continuazione da un contrasto istituzionale tra Stato e Regioni all'altro. Il sistema educativo ha bisogno di una gestione amministrativa statale e regionale che faccia perno su una reale leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali che a vario titolo, e con l' obbiettivo di migliorarne la qualità, operano ed agiscono per la scuola.